venezia particolare

26 città hanno firmato la Dichiarazione per l’adattamento climatico delle Green City

Far fronte al clima che cambia, a partire dalle città. Per avere centri urbani capaci di fronteggiare le emergenze, contribuire a ridurre le emissioni di gas serra attraverso il ricorso alle rinnovabili, al risparmio energetico, alla mobilità sostenibile. Con questo obiettivo 26 città italiane hanno sottoscritto la Dichiarazione per l’adattamento climatico delle Green City.

È un decalogo che offre alle città una cassetta degli attrezzi con una serie di indicazioni per affrontare il cambiamento climatico e rendere i centri urbani meno fragili. L’alleanza climatica è stata presentata ieri nel corso della Seconda Conferenza Nazionale delle Green City, organizzata dal Green City Network, la rete promossa dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile per rendere più verdi le città.

A sottoscrivere la dichiarazione sono state città grandi e piccole. A oggi le prime 26 città ad aver aderito alla Dichiarazione per l’adattamento climatico delle Green City sono Assisi, Belluno, Bergamo, Casalecchio di Reno, Chieti, Cisterna di Latina, Cosenza, Firenze, Genova, Imola, Livorno, Mantova, Milano, Monterotondo, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pordenone, Roma, Siracusa, Sorradile, Tivoli, Torino, Venezia.

 

riscaldamento globale
Gli scienziati chiedono di limitare il riscaldamento del Pianeta

 

Clima e impatto economico

Il riscaldamento globale nel Mediterraneo si fa sentire in modo particolarmente intenso. Ci si aspetta che superi i tasso globali del 25% con un riscaldamento estivo superiore del 40% alla media mondiale. Un’area che brucia, dunque. E l’Italia è particolarmente vulnerabile.

«L’Italia è più esposta di altri Paesi agli impatti del cambiamento climatico – dice la Fondazione per lo sviluppo sostenibile – ed è al 2° posto in Europa per le perdite economiche generate dai cambiamenti climatici con oltre 63 miliardi di euro (Commissione UE, 2018)».

La Commissione europea ha stimato che nel periodo 1980-2016 le perdite economiche registrate in Europa da fenomeni meteo ed eventi estremi legati al clima hanno superato i 436 miliardi di euro. Le città sono ancora impreparate: a livello europeo, solo il 26% ha realizzato un piano di adattamento climatico, il 17% un piano congiunto per mitigazione e l’adattamento mentre il 33% non ha nessun piano locale per il clima.

«L’iniziativa del Green City Network punta a promuovere un maggiore e più qualificato impegno delle città italiane per l’adattamento climatico – ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – le 10 proposte della Dichiarazione forniscono indirizzi aggiornati per città più resilienti e meno vulnerabili, più capaci di affrontare i cambiamenti climatici con gli interventi, necessari e possibili, per prevenire e limitare rischi e danni».

 

suolo arido e terra verde
Bisogna fermare il consumo di suolo

 

La Dichiarazione per l’adattamento climatico

Sono dieci i punti della Dichiarazione per l’adattamento climatico. Al primo posto, la necessità di definire e aggiornare piani per l’adattamento climatico delle città. «L’Europa meridionale e, in particolare, i Paesi dell’area mediterranea come l’Italia sono pesantemente colpiti dagli impatti di fenomeni atmosferici estremi generati dai cambiamenti climatici – si legge al punto uno – Le città devono essere protagoniste di politiche e misure di adattamento per le quali è indispensabile l’azione locale. Serve maggiore impegno: le misure che le città hanno iniziato ad attuare vanno migliorate, rafforzate e rese più estese e incisive».

La Dichiarazione sollecita le città a integrare le politiche di adattamento con quelle di mitigazione del cambiamento climatico. Prevenzione significa prima di tutto contribuire a evitare che la crisi climatica peggiori, contenere l’aumento medio delle temperature sotto i 2 gradi, arrivare a emissioni di gas serra vicine allo zero entro il 2050. Bisogna dunque «aumentare la produzione e l’impiego di fonti rinnovabili di energia, per l’elettricità, gli usi termici e i carburanti, il risparmio energetico negli edifici, pubblici e privati, la mobilità sostenibile e l’economia circolare».

 

Piani di emergenza e Natura

Le città devono poi aggiornare le valutazioni dei rischi e le misure di emergenza e avere piani di allerta preventiva e piani di emergenza per ridurre i rischi e l’esposizione della popolazione agli eventi estremi e al cambiamento climatico, specialmente per le persone più vulnerabili.

La Dichiarazione chiede inoltre di puntare sulle soluzioni basate sulla natura. Quindi su alberature stradali, giardini pubblici e privati, tetti e orti urbani, che contribuiscono tutti all’adattamento climatico, a ridurre le ondate di calore e a migliorare l’assorbimento delle acque.

Altra necessità che viene ribadita è quella di fermare il consumo di suolo e di intervenire con piazze, aree verdi, zone umide che possono accogliere il deflusso di acqua piovana. Oltre ad affrontare le ondate di calore con adeguati strumenti di analisi e interventi tecnici (come la riqualificazione degli edifici), la Dichiarazione sottolinea poi che «le politiche e le misure per l’adattamento urbano richiedono maggiori investimenti pubblici e privati». Serve infine l’impegno delle amministrazioni locali, il coordinamento dei livelli di governo locale, regionale e nazionale. E serve la partecipazione attiva dei cittadini.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

Parliamone ;-)