In Italia si continua a morire di amianto: la denuncia di Legambiente

In Italia si continua a morire di amianto: la denuncia di Legambiente

A trent’anni dall’approvazione della legge che ha messo al bando l’estrazione, l’importazione, la produzione e commercializzazione di amianto e di prodotti che lo contengono, e in occasione della Giornata mondiale delle vittime del lavoro e dell’amianto, Legambiente torna a ribadire la necessità di agire nella lotta contro questa pericolosa fibra, che ancora oggi provoca gravi effetti sulla salute dei cittadini.

Emergenza amianto, alcuni numeri

All’emergenza amianto è dedicata l’inchiesta del mensile di Legambiente La Nuova ecologia (numero di aprile), che raccoglie i dati aggiornati del Rapporto del registro nazionale dei mesoteliomi (Renam).

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, degli oltre 31 mila casi di mesotelioma pleurico registrati dal 1993 al 2018, l’80% è dovuto proprio all’esposizione alle fibre d’amianto. Ma oggi appena il 25% della fibra killer è stato rimosso e – osserva l’indagine – “seguitando a questi ritmi, per liberarsene serviranno altri 75 anni, cui sommare ulteriori 40 anni di latenza del mesotelioma”.

Nonostante i primi segnali di riduzione del ritmo di crescita della neoplasia, ossia la crescita incontrollata di cellule anomale nei soggetti interessati, la media annua dei casi diagnosticati resta alta, fra i 1.500 e i 1.800 – si legge su La Nuova Ecologia -. Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna sono le regioni più colpite, concentrando da sole oltre il 56% dei casi.

Da Nord a Sud, inoltre, le bonifiche vanno a rilento sia per quanto riguarda i grandi siti industriali dell’amianto che per gli edifici pubblici e privati, che espongono spesso inconsapevolmente le persone a questa pericolosa fibra.

“A 30 anni dalla legge 257/1992, in Italia si continua a morire di amianto.— ha commentato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente — La situazione è sempre più drammatica e conferma la necessità di cambiare rotta, con provvedimenti incisivi, e non più prorogabili, nella direzione della messa in sicurezza e la bonifica degli edifici e dei territori contaminati e della promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione ad hoc rivolte ai cittadini”.

 

amianto

 

L’edilizia è il settore più coinvolto

Degli oltre 30.000 casi indagati – si legge nell’inchiesta – il rapporto ha ricostruito le modalità di esposizione per 24.864. Di questi, circa il 70% è collegato direttamente alle condizioni nei luoghi lavoro. Il settore più coinvolto è l’edilizia (16,2% del totale), seguono metalmeccanica (8,8%) e cantieri navali (7,4%).

In altri settori permangono latenti tracce di amianto: non solo impianti di raffinazione e petrolchimici, ma anche zuccherifici. Ci sono poi casi documentati di esposizione ad amianto tra i lavoratori dello spettacolo, in agricoltura per la presenza di manufatti in cemento-amianto, fra i meccanici di automobili per via di parti in amianto negli impianti frenanti di vecchia generazione.

Inoltre, come segnalato dall’Osservatorio nazionale amianto, la situazione è critica anche nelle scuole, con 121 casi di mesotelioma riscontrati nel personale docente e non docente (dati Renam), 2.292 istituti interessati (dati 2021) e 356.900 studenti potenzialmente esposti. A questi vanno aggiunte altre 50.000 persone che lavorano negli edifici scolastici.

“Nonostante la sua forza distruttiva – ha concluso Minutolo – l’argomento amianto non sembra essere una priorità per il governo, che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) trova accenno solo in riferimento agli investimenti nel parco agrisolare, bruciando ogni chance di destinare preziose risorse nella sua lotta e sancire così il primato della salute dei cittadini e della difesa dell’ambiente.”

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