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Dati personali, Corte Ue: un’associazione di consumatori può agire in giudizio contro Facebook (fonte foto: pixabay)

Dati personali, Corte Ue: un’associazione di consumatori può agire in giudizio contro Facebook

Le associazioni di tutela dei consumatori possono esercitare azioni rappresentative contro atti pregiudizievoli per la protezione dei dati personali. Un’associazione di consumatori può insomma agire in giudizio contro Facebook, dice la Corte di Giustizia della Ue

Un’associazione di consumatori può agire in giudizio contro Facebook per violazione dei dati personali. È quanto ha stabilito oggi la Corte di Giustizia dell’Unione europea, per la quale le associazioni di tutela dei consumatori possono esercitare azioni rappresentative contro atti pregiudizievoli per la protezione dei dati personali. Un’azione di questo tipo, prosegue la Corte, può essere instaurata indipendentemente dalla violazione concreta del diritto alla protezione dei dati di una persona interessata e in assenza di un mandato conferito a questo scopo.

Dati personali e azione contro Facebook

Cosa è accaduto? Meta Platforms Ireland, già Facebook Ireland, è la titolare del trattamento di dati personali degli utenti di Facebook nella Ue.

L’Unione federale delle centrali e delle associazioni di consumatori (Germania) ha proposto un’azione inibitoria contro Meta (Facebook) contestandole di aver violato norme relative alla protezione dei dati personali, alla lotta contro la concorrenza sleale e alla tutela dei consumatori nella messa a disposizione di giochi gratuiti forniti da terzi. L’uso di questi giochi permetteva infatti alla società fornitrice di ottenere un certo numero di dati personali e in pratica di usarli a nome dell’utente.

La Corte Ue: sì ad azioni rappresentative contro violazione dei dati personali

Può un’associazione di consumatori agire in giudizio dopo l’entrata in vigore del regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD 2016/679) di fronte a violazioni del regolamento e in assenza di un mandato? Questa la domanda sul tavolo.

Sì, può farlo, risponde oggi la Corte di giustizia.

La Corte dice che il Regolamento sulla protezione dei dati della Ue «non osta ad una normativa nazionale, la quale permetta ad un’associazione di tutela degli interessi dei consumatori di agire in giudizio, in assenza di un mandato che le sia stato conferito a questo scopo e indipendentemente dalla violazione di specifici diritti degli interessati, contro il presunto autore di un atto pregiudizievole per la protezione dei dati personali, facendo valere la violazione del divieto delle pratiche commerciali sleali, la violazione di una legge in materia di tutela dei consumatori o la violazione del divieto di utilizzazione di condizioni generali di contratto nulle, qualora il trattamento di dati in questione sia idoneo a pregiudicare i diritti che delle persone fisiche identificate o identificabili si vedono riconosciuti dal regolamento summenzionato».

Consumatori e Facebook, la pronuncia della Corte

Il regolamento, spiega la Corte, ha armonizzato le norme nazionali sulla protezione dei dati.  Alcune disposizioni danno però agli Stati la possibilità di prevedere norme nazionali con un margine di discrezionalità su come attuare le disposizioni del regolamento. Gli Stati hanno la possibilità di prevedere un meccanismo di azione rappresentativa contro il presunto autore di un atto pregiudizievole per la protezione dei dati personali, enunciando al contempo un certo numero di requisiti che devono essere rispettati.

La Corte sottolinea anzitutto che «un’associazione per la tutela degli interessi dei consumatori, come l’Unione federale, rientra nella nozione di «organismo legittimato ad agire» ai sensi dell’RGPD in quanto essa persegue un obiettivo di interesse pubblico consistente nell’assicurare i diritti dei consumatori. Infatti, la violazione di norme relative alla tutela dei consumatori o alle pratiche commerciali sleali può essere correlata alla violazione di una norma relativa alla protezione dei dati personali».

L’instaurazione di un’azione rappresentativa presuppone che questa associazione, indipendentemente da un mandato, «ritenga» che i diritti di un interessato previsti dal regolamento siano stati violati a motivo del trattamento dei suoi dati personali, senza che sia necessario identificare, individualmente e preliminarmente, la persona specificamente interessata da questo trattamento di dati ed allegare l’esistenza di una specifica violazione dei diritti riconosciuti dalle norme in materia di protezione dei dati.

Questa interpretazione, dice ancora la Corte, è conforme all’obiettivo del Regolamento europeo che consiste nell’assicurare un elevato livello di protezione dei dati personali.


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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