Inquinamento atmosferico, in città è sempre Mal’Aria (Foto Pixabay)
Inquinamento atmosferico, in città è sempre Mal’Aria
Nelle città italiane l’inquinamento atmosferico è problema strutturale, l’aria rimane irrespirabile e molte città sarebbero fuorilegge con i limiti più bassi per PM10 e biossido di azoto previsti per il 2030. Legambiente diffonde il dossier Mal’Aria di città 2025
Nelle città italiane l’aria rimane irrespirabile e lo smog è ormai ovunque. Una Mal’Aria, come l’ha ribattezzata Legambiente, che torna a monitorare la qualità dell’aria e diffonde il nuovo report di Legambiente “Mal’Aria di città 2025” nel giorno di avvio della sua campagna itinerante Città2030, come cambia la mobilità.
È sempre emergenza smog e inquinamento atmosferico nei capoluoghi di provincia. E rispetto ai nuovi target europei previsti al 2030 – con limiti più bassi per l’inquinamento da PM10 e da biossido di azoto – sarebbero fuorilegge addirittura il 70% delle città per il PM10 e il 45% per l’NO2.
“Solo cinque anni ci separano dai nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria, ma le città italiane sono drammaticamente impreparate: l’aria resta irrespirabile e i livelli di inquinamento attuali sono ancora troppo distanti dai parametri che entreranno in vigore nel 2030”, denuncia Legambiente.
Mal’Aria e l’inquinamento da PM10 e NO2
Il report Mal’Aria ha analizzato nei capoluoghi di provincia i dati relativi alle polveri sottili (PM10) e al biossido di azoto (NO2).
Nel 2024, su 98 città con disponibilità di dati, 25 città hanno superato i limiti di legge per il PM10 (35 giorni all’anno con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo), con 50 stazioni di rilevamento – dislocate in diverse zone dello stesso centro urbano.
In cima alla classifica si trovano Frosinone (Frosinone scalo) per il secondo anno di fila con 70 giorni oltre i limiti consentiti, seguita da Milano (centralina di via Marche) con 68.
Al terzo posto Verona, con una centralina a quota 66 sforamenti, seguita da Vicenza (64), Padova e Venezia (61). Non si sono salvate neanche le città di Cremona, Napoli, Rovigo, Brescia, Torino, Monza, Modena, Mantova, Lodi, Pavia, Catania, Bergamo, Piacenza, Rimini, Terni, Ferrara, Asti e Ravenna. Lo sforamento del limite giornaliero di PM10, spiega Legambiente, in molti casi ha riguardato molte centraline della stessa città e questo rivela che l’inquinamento atmosferico è un problema diffuso e strutturale.
«I dati del 2024 confermano che la riduzione dell’inquinamento atmosferico procede a rilento – spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – con troppe città ancora lontane dagli obiettivi target. Le conseguenze non si limitano all’ambiente, ma coinvolgono anche la salute pubblica e l’economia. Alla luce degli standard dell’OMS, che suggeriscono valori limite molto più stringenti rispetto a quelli di legge attuali e che rappresentano il vero obiettivo per salvaguardare la salute delle persone, la situazione diventa è ancora più critica: il 97% delle città monitorate supera i limiti dell’OMS per il PM10 e il 95% quelli per l’NO2. L’inquinamento atmosferico, infatti, è la prima causa ambientale di morte prematura in Europa, con circa 50.000 morti premature solo in Italia».
Al 2030 le città diventano “fuorilegge”
Se per le medie annuali di PM10 e NO2 nessuna città supera i limiti previsti dalla normativa vigente, spiega l’associazione, lo scenario cambierà con l’entrata in vigore della nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, a partire dal 1° gennaio 2030. Per quella data sarebbero fuorilegge il 70% delle città per il PM10 e il 45% per il biossido di azoto.
Per il PM10, afferma Legambiente, sarebbero infatti solo 28 su 98 le città a non superare la soglia di 20 µg/mc, che è il nuovo limite previsto. Tra le città più indietro, che devono ridurre le concentrazioni attuali tra il 28% e il 39%, si segnalano Verona, Cremona, Padova e Catania, Milano, Vicenza, Rovigo e Palermo.
Il quadro non migliora con il biossido di azoto (NO2): oggi, il 45% dei capoluoghi (44 città su 98) non rispetta i nuovi valori di 20 µg/m³. Le situazioni più critiche si registrano a Napoli, Palermo, Milano e Como, dove è necessaria una riduzione compresa tra il 40% e il 50%.
«Con soli cinque anni davanti a noi per adeguarci ai nuovi limiti europei al 2030, dobbiamo accelerare drasticamente il passo – ha detto Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – È una corsa contro il tempo che deve partire dalle città ma richiede il coinvolgimento di regioni e governo. Servono azioni strutturali non più rimandabili: dalla mobilità, con un trasporto pubblico locale efficiente e che punti drasticamente sull’elettrico e più spazio per pedoni e ciclisti, alla riqualificazione energetica degli edifici, fino alla riduzione delle emissioni del settore agricolo e zootecnico, particolarmente critico nel bacino padano. Le misure da adottare sono chiare e le tecnologie pronte: quello che manca è il coraggio di fare scelte incisive per la salute dei cittadini e la vivibilità delle nostre città».

