Il futuro dell’Italia passa dalle sue aree interne. Purché le politiche pubbliche sappiano dare risposte a quello spazio grande di innovazione e possibilità che sono i piccoli comuni e andare incontro ai tanti innovatori che li abitano. È quanto emerge dal dossier presentato questa mattina a Roma da Legambiente e Uncem in occasione dell’incontro Da piccoli comuni a smart land organizzato con ANCI, Unpli e Fondazione Symbola, nell’ambito della festa dei piccoli comuni Voler Bene all’Italia 2019 che si celebra il 2 giugno. 

Il quadro restituito è variegato e disomogeneo. Per un verso, una realtà vivace, articolata e in movimento, che si misura con forti processi di cambiamento e con tendenze globali in larga misura inedite. Per l’altro, con divari ancora molto ampi rispetto al resto del Paese.

Negli ultimi quattro anni i piccoli comuni hanno attratto in media 1,7 persone per ogni mille residenti, quando la media italiana era di 1,2. L’Italia dei piccoli comuni può mostrare, dunque, anche condizioni di reale attrattività, rivolgendosi con successo alle scelte insediative della popolazione italiana come delle correnti migratorie della popolazione straniera, a patto che siano presenti condizioni di tenuta identitaria forte e che i fattori di sviluppo socio economico tengano.

Un’attrattività confermata anche dai dati sulla densità imprenditoriale, che nei piccoli comuni è di 10,4 imprese per 100 residenti contro una media del Paese di 8,5. E un interessante segnale di vitalità proveniente dal segmento delle piccole città storiche è anche la concentrazione dei giovani in ingresso nel mercato del lavoro: 17,3% rispetto a una media nazionale di 16,9.

Sul fronte delle politiche di sistema, invece, si registrano ancora notevoli ritardi. Nel 70% della superficie nazionale, i redditi della popolazione sono più bassi del 13,1% rispetto ai centri più grandi; e in 2.600 piccoli comuni, il gap del reddito medio pro capite è circa del 35%. Evidenti, inoltre, alcune carenze strutturali dei servizi. In particolare, la penalizzazione dei piccoli comuni nella diffusione della Banda Ultra Larga si presenta in proporzioni davvero gravi al 2018: con il 17,4% delle utenze servite contro una media nazionale del 66,9. Sul fronte dei livelli di istruzione, nei piccoli comuni si contano appena 7,1 laureati per 100 abitanti contro una media nazionale del 10,8 peraltro assolutamente insoddisfacente rispetto ai livelli dei paesi OCSE.

I piccoli comuni sanno porsi sulla frontiera dell’innovazione”, dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, “ma hanno ancora bisogno di politiche di sistema che permettano loro di proiettare nel futuro l’alta qualità della vita di cui sono custodi, potenziando la presenza di servizi e di offerta formativa, le opportunità di lavoro e investimento, gli strumenti di valorizzazione e di manutenzione del territorio”.

L’Italia dei borghi – che rappresenta il 69,7% delle municipalità italiane (5552 comuni al 2018) e governa oltre il 50% dell’intero territorio nazionale – offre, insomma, numerose esperienze di innovazione che disegnano i contorni di un possibile cambio di passo verso un futuro di benessere e sostenibilità, capace di disegnare un argine allo storico abbandono, invecchiamento e spopolamento dei piccoli centri.

Per ragionare di futuro, la capacità di innovazione sociale, digitale e insediativa di questi territori è fondamentale e va accompagnata con serie politiche di sistema. Per questo oltre 150 comuni hanno aderito alla Giornata di Voler bene all’Italia per chiedere anche agevolazioni all’impresa locale di prossimità, all’impresa digitale e alla residenzialità.

“Celebrare queste realtà – dichiara il presidente UNCEM Marco Bussone – vuol dire celebrare l’Italia intera, tanto più nella stessa domenica della Festa della Repubblica italiana di cui sono la spina dorsale e la radice identitaria. Mettere questi territori, che spesso garantiscono la manutenzione di territori montani e ne prevengono il dissesto idrogeologico, in grado di competere con le loro enormi potenzialità, in maniera diffusa, è la vera occasione per fare ripartire il Paese”.

 

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

Parliamone ;-)