Verso la Cop26, sfide e opportunità. Si chiudono gli Stati Generali della Green Economy

Verso la Cop26, sfide e opportunità. Si chiudono gli Stati Generali della Green Economy

Si sono conclusi oggi gli Stati Generali della Green Economy 2021, occasione di confronto sulla transizione ecologica, sulle criticità legate ai cambiamenti climatici e sulle sfide della Cop26.

I tassi di estinzione delle specie corrono: solo le popolazioni di animali selvatici hanno registrato una diminuzione del 68% a partire dagli anni ’70; c’è la più alta concentrazione atmosferica di gas serra degli ultimi 3 milioni di anni, i disastri legati al clima aumentano in modo esponenziale. Questa è la fotografia del pianeta ad oggi.

E proprio l’imminente Conferenza Onu sul Clima ha costituito il filo conduttore della seconda giornata degli Stati Generali, che ha fatto il punto sulle problematiche ancora aperte.

“Gli Stati Generali della Green Economy – ha sottolineato Edo Ronchi, del Consiglio Nazionale della Green Economy – hanno sperimentato una partecipazione superiore alle aspettative. Durante la due giorni si è registrato un clima nuovo e positivo. Questo vento a favore di un cambiamento in senso green è un’occasione da non perdere per mettere l’Italia su una strada virtuosa e per recuperare i suoi ritardi”.

Green Economy, a che punto siamo?

Da una carrellata fatta durante la sessione, emerge che l’Unione Europea ha presentato il 21 aprile scorso gli obiettivi climatici, con una riduzione del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e la neutralità climatica al 2050.

 

Stati Generali della Green Economy

 

Gli Stati Uniti hanno annunciato una riduzione del 50-52% rispetto ai livelli del 2005 per il 2030 e zero netto per il 2050, ma – come ha spiegato nel suo intervento Jeffrey Sachs, Direttore del center for Sustainable Development della Columbia University – “mentre c’è desiderio di azione da parte degli americani, nel governo centrale, nonostante l’ impegno di Biden, resta insoluto il problema storico dello scetticismo climatico ancora consistente nel Congresso americano, fortemente condizionato dalle lobby dell’energia fossile”.

Il Regno Unito ha fissato un Ndc (national determided contribution) che prevede almeno il 68% di riduzione per il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e, recentemente, un nuovo obiettivo del 78% per il 2035 con la neutralità climatica al 2050; la Russia ha preso l’impegno di raggiungere il traguardo di zero emissioni nel 2060, l’ Australia ha appena annunciato l’ impegno a zero emissioni al 2050.

“L’ importante – ha detto Edo Ronchi – è che i Paesi che hanno preso gli impegni di decarbonizzazione proseguano su questa strada, dimostrando che un’economia decarbonizzata e circolare migliora lo sviluppo, la competitività, l‘occupazione e costringendo così i Paesi ritardatari, in primis la Cina, ad inseguire”.

Secondo quanto emerso durante i lavori, infatti, la Cina – negli ultimi sei mesi – ha pianificato un aumento della produzione di energia elettrica da carbone, non ha assunto un impegno di riduzione delle emissioni di gas serra, definito e significativo, entro il 2030 e prevede di raggiungere quota zero emissioni entro il 2060, senza spiegare con quali modalità.

Numerosi, infine, in questa seconda giornata degli Stati generali della Green Economy, i contributi delle aziende, che hanno tutte illustrato il loro impegno per contribuire in maniera costruttiva al processo della transizione ecologica.

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