Ormai sono diventati di pubblico dominio ed hanno invaso le caselle di posta elettronica di tanti consumatori: i gruppi d’acquisto online stanno crescendo a tassi impressionanti. Propongono offerte "imperdibili" in tutti i settori, dai viaggi alle cene di pesce o prodotti tipici, dai prodotti elettronici alle visite mediche.

Ebbene sì, ci sono offerte super scontate anche nel settore della salute: ad esempio si può prenotare una visita specialistica podologica o posturale a prezzi bassissimi, una seduta odontoiatrica scontata dell’80% e così via. E c’è chi solleva qualche obiezione: non si può applicare un modello di business del genere al campo della salute. E’ quanto denuncia l’ANMVI- Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani che ha scritto al Ministro della Salute Ferruccio Fazio chiedendo un intervento legislativo mirato che escluda "le prestazioni medico-sanitarie dalla gamma di beni e servizi proponibili dai gruppi di vendita e di acquisto online quanto meno per regolamentarne la proposta, secondo il rigoroso rispetto delle norme di pubblicità sanitaria e del Codice del Consumo".

"Prima che degeneri in esperienze dannose per la salute dei pazienti – esorta l’Associazione che spiega – L’indurre una domanda di salute il subordinare l’erogazione della prestazione sanitaria al raggiungimento di un numero minimo di acquirenti, nonché il profitto realizzato dal gestore del gruppo sulle offerte andate a buon fine rappresentano elementi bastanti a rendere tale approccio commerciale incompatibile con il diritto alla salute e con l’etica medico-veterinaria".

L’ANMVI entra nel merito delle offerte speciali: "Si nota una scarsa aderenza alle norme pubblicitarie del Codice del Consumo, non essendo presenti molte informazioni necessarie al cliente/paziente per una piena e consapevole valutazione dell’acquisito. E’ il caso ad esempio dei valori di prezzo pieno e prezzo scontato che nel caso delle tariffe veterinarie – a maggior ragione con l’abolizione dei minimi inderogabili – non consentono al cliente di conoscere l’effettivo valore della prestazione e l’effettiva convenienza ricavata. Andrebbe ripristinato il valore legale di riferimento delle tariffe per ridare ai clienti un parametro di valutazione".


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