Con l’emanazione del decreto presidenziale n. 37 del marzo 2009 sono stati individuati i soggetti destinatari del riconoscimento e dell’indennizzo di "particolari infermità" contratte per esposizione ed utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e alla dispersione nell’ambiente di nano particelle di metalli pesanti, prodotte dalle esplosioni di materiale bellico.

Dunque al personale militare e civile viene riconosciuto il diritto all’indennizzo, ma l’Inca Cgil denuncia il fatto che non è stata impostata nessuna campagna di comunicazione per far conoscere le procedure per inoltrare le domande.

Per l’Inca "si tratta di un provvedimento importante che contribuisce anche a far emergere il nesso tra lavoro e malattie, fortemente sottostimato, superando quelle divisioni ideologiche tra mondo militare e civile, che hanno impedito finora di indagare con rigore sugli effetti di queste sostanze nocive sulla salute e sull’ambiente".

L’Inca spiega che "questo provvedimento ha esteso il diritto all’indennizzo anche al personale civile operante all’estero e in Italia, nonché a tutti i cittadini che risiedono vicino ai poligoni di tiro presenti in Italia." Per il triennio 2008-2010 sono stati stanziati 30 milioni di euro "che saranno ripartiti fino a un massimo di duecentomila euro per ciascun richiedente".

"Per coloro che già sono affetti da malattia – ribadisce l’Inca in una nota – c’è tempo 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto (6 maggio) per inoltrare la domanda. Non si conosce la reale portata del numero delle vittime coinvolte, ma già la Commissione parlamentare riferiva di 312 casi di tumore maligno, di cui 77 con esito mortali, insorti durante le missioni nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan e in Libano". L’Inca mette a disposizione le sue strutture per garantire l’inoltro delle domande e il rispetto dei diritti delle persone coinvolte.

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