Acqua, vittoria di UNC su bollette prescritte. ARERA chiede indennizzo per i consumatori

Bonus acqua potabile, le regole

L’acqua in città conta troppe perdite di rete. In cinque anni solo quattro città metropolitane hanno tenuto le perdite idriche sotto la media nazionale del 37%. L’Italia è indietro sui depuratori e per circa 30 milioni di italiani ci sono impianti inadeguati e non conformi alle direttive europee.

A questo si aggiunge il fatto che lo stato chimico ed ecologico di acque sotterranee, fiumi e laghi italiani conta troppi “non classificato”. È sconosciuto lo stato chimico del 18% dei fiumi e del 42% dei laghi, al Sud più delle metà dei corpi idrici è in stato sconosciuto. Dati nuovi, quelli del periodo 2015-2020, non sono ancora disponibili. Si spera in un miglioramento.

Acqua in città, perdite di rete e stress idrico

I numeri dell’acqua in città e della rete idrica in Italia sono critici. Lo evidenzia il dossier di Legambiente “Acque in rete”, pubblicato oggi in occasione della Giornata mondiale dell’acqua.

L’Italia è in una condizione di stress idrico. Usa tanta acqua, anche a livello individuale. Le perdite di rete sono troppo alte.

Ci sono problemi di lungo corso nella gestione dell’acqua, insomma. L’Italia è prima in Europa per il prelievo di acqua a uso potabile, pari a oltre 9 miliardi di metri cubi all’anno e 419 litri per abitante al giorno.

Nel complesso l’Italia è un Paese «a stress idrico medio-alto secondo l’OMS, poiché utilizza il 30-35% delle sue risorse idriche rinnovabili, con un incremento del 6% ogni 10 anni. Una tendenza che, unita a urbanizzazione, inquinamento ed effetti dei cambiamenti climatici, come le sempre più frequenti e persistenti siccità, mette a dura prova l’approvvigionamento idrico della Penisola».

Nella Giornata mondiale dell’acqua istituita dall’Onu, Legambiente richiama dunque l’attenzione sull’importanza di «una gestione equa, razionale e sostenibile» dell’acqua.

Sull’acqua potabile quest’anno c’è poi una novità normativa: l’entrata in vigore, il 12 gennaio scorso, della Direttiva Europea 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano che gli Stati membri dovranno recepire entro il 2023.

 

 

Spreco e consumo di acqua

L’acqua viene spesso dispersa e sprecata. Legambiente analizza le perdite di rete. E sottolinea che c’è «un gap tra acqua immessa nelle reti di distribuzione e acqua effettivamente erogata che va da una media del 26% nei capoluoghi del Nord al 34% in quelli del Centro Italia, fino al 46% nei capoluoghi del Mezzogiorno. Nel complesso – prosegue l’associazione –  fino al 78% dell’acqua distribuita nelle città italiane può andare “sprecata” tramite le perdite nella rete di distribuzione, come nel caso di Frosinone».

Fra le città metropolitane, dal 2014 al 2019 soltanto Bologna, Firenze, Milano e Torino si sono mantenute sotto il dato medio nazionale del 37%. Sono sopra la media per perdite di rete Bari, Cagliari e Roma.

Gli italiani consumano molta acqua

«Nel 2019, i consumi medi pro-capite di acqua nelle città capoluogo italiane non sono scesi sotto i 100 litri per abitante al giorno: tra quelle meno virtuose troviamo Milano e Reggio Calabria (entrambe oltre i 170 litri), mentre i consumi più contenuti si registrano a Palermo e Napoli (rispettivamente 111 e 114 litri)».

Ci sono alcune città e regioni in cui la disponibilità di acqua è molto critica. Anche perché si somma carenze gestionali, strutturali ed effetti del cambiamento climatico. Secondo l’Istat, ricorda Legambiente, «le misure di razionamento dell’acqua per l’uso domestico messe in atto nel 2019 hanno interessato nove città italiane, principalmente in Calabria, Campania, Abruzzo, Sardegna e Sicilia, dove in alcuni centri urbani la loro attuazione si rende ormai necessaria tutti gli anni da oltre un decennio».

Bisogna dunque intervenire sulle perdite di rete. Completare la rete fognaria, riqualificare impianti di depurazione inefficienti, costruirli dove mancano.

 

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Consumo d’acqua, italiani poco consapevoli di quanta ne usano

 

L’acqua e il Piano di ripresa

Per Legambiente la gestione dell’acqua deve trovare spazio nella programmazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Per Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, il Piano deve «mettere al centro l’attuazione delle opere necessarie per adeguare il sistema fognario e di depurazione e ripristinare efficienti sistemi di distribuzione dell’acqua che ne garantiscano la potabilità e minimizzino il problema delle perdite di rete, favorendo una minore concorrenza tra i differenti usi idrici (civile, industriale, agricolo). Quanto agli sprechi, è necessario un cambio di passo anche nella pianificazione urbanistica delle città, soprattutto nel settore edilizio: se è vero che le maggiori perdite di rete avvengono nell’ultimo miglio appena prima di entrare negli edifici, è anche vero che nelle case e negli edifici pubblici l’acqua potabile è utilizzata per attività che potrebbero essere svolte utilizzando acque grigie e/o meteoriche».

L’acqua e la nuova direttiva europea

La nuova direttiva europea in tema di acqua che gli Stati devono recepire è la 2020/2184. Di fatto, spiega Legambiente, «è la prima legislazione adottata in risposta a un’iniziativa dei cittadini europei, Right2water, che con 1,8 milioni di firme hanno chiesto alla Commissione di aggiornare la normativa (nella sua prima versione del 1998) per garantire il diritto di accesso all’acqua potabile e un’adeguata fornitura di servizi igienico-sanitari».

Spiega il responsabile scientifico di Legambiente Andrea Minutolo: «L’Italia deve recepire la nuova normativa europea in maniera rapida e virtuosa: la direttiva introduce limiti più stringenti per alcuni contaminanti, nuove sostanze da monitorare come i PFAS, che in Italia hanno inquinato le acque di falda nelle province di Vicenza, Verona e Padova, e una lista di controllo degli inquinanti da tenere sotto osservazione, tra cui le microplastiche, prevedendo inoltre la promozione dell’acqua di rubinetto per limitare il consumo di quella imbottigliata, un primato anch’esso tutto italiano in Europa».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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