Inquinamento indoor, tutti gli inquinanti della nostra abitazione (Foto Pixabay)
Inquinamento indoor, in casa tira una brutta aria
L’Istituto Superiore di Sanità punta i riflettori sull’aria di casa e sull’inquinamento indoor. E stile un decalogo per migliorare la qualità dell’aria domestica
A volte in casa tira una “brutta aria” – letteralmente – e questo incide sulla nostra salute. Il 90% della vita scorre al chiuso: in ufficio, a scuola, nelle strutture sanitarie e in automobile, autobus o metro, e soprattutto in casa. La casa è il primo habitat degli esseri umani ma spesso vi si respira una cattiva aria, legata alla presenza di numerose sorgenti di inquinamento come vernici, solventi, colle, arredi, profumi, candele, prodotti per detersione, stampanti e stufe. E di conseguenza molti inquinanti: dai composti organici volatili alle polveri fini e ultrafini, dalla CO2 ai prodotti della combustione. E poi insetticidi, pesticidi, muffe.
Aria indoor, fattore di salute
L’aria indoor è un importante determinante di salute, ricorda l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in occasione del World Habitat Day.
“È indoor che avviene la gran parte dell’esposizione della popolazione all’inquinamento atmosferico ed è negli ambienti indoor che si costruisce e si protegge la salute della popolazione – dice Gaetano Settimo, coordinatore del GdS, il Gruppo di Studio nazionale inquinamento indoor dell’Istituto superiore di sanità – Ma in genere l’aria di casa, come quella degli altri ambienti chiusi che frequentiamo, è tutt’altro che pulita. Gli inquinanti atmosferici indoor sono molti e sono capaci di influenzare e peggiorare la salute delle persone, con effetti acuti a breve termine o cronici. Specialmente la salute di chi soffre di patologie cardiache, di ipertensione, ictus, di patologie respiratorie come BPCO e asma, di allergie. Di patologie del sistema immunitario, riproduttivo, di malattie neurologiche, e di tumori. Ma anche di emicrania, di riniti, irritazioni della gola, occhi e di altro ancora, giacché l’elenco delle malattie e dei disturbi che è possibile associare o che peggiorano a causa dell’esposizione all’aria delle nostre abitazioni, può essere più lungo”.
Gli inquinanti dentro casa
Quali inquinanti troviamo in casa? Fra gli inquinanti indoor particolarmente rilevanti, spiega l’ISS, ci sono i composti organici volatili (COV), le particelle sospese (PM10, PM2,5, UFP o particelle ultrafini), gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), le policlorodibenzodiossine e i policlorodibenzofurani (PCDD/F), i policlorobifenili (PCB), i perfluoro e polifluoro alchilici (PFAS), i prodotti delle combustioni in impianti scarsamente manutenuti o collegati male o non collegati all’esterno che possono emettere monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx). Le fibre di amianto, le fibre artificiali, insetticidi e pesticidi, i nanomateriali ingegnerizzati e le microplastiche.
“Tutti questi inquinanti – spiega Settimo – vengono emessi in modo costante o intermittente negli ambienti chiusi da numerose e differenti sorgenti e per questo è fondamentale conoscere le caratteristiche, e la qualità delle emissioni delle fonti presenti. Non chiediamo quasi mai informazioni specifiche sulle caratteristiche emissive, per esempio quando ristrutturiamo, o acquistiamo nuovi elettrodomestici o apparecchiature. Dovremmo invece”.
Inquinanti dalle attività quotidiane
I composti organici volatili (COV) vengono dai prodotti presenti in casa ma anche dalle attività svolte, come cucinare, scaldare, fumare. I COV (per esempio la formaldeide che il COV più semplice, l’acetaldeide, il benzene, il toluene, il limonene, il tricloroetilene, il tetracloroetilene) possono derivare da materiali da costruzione, vernici, collanti, sigillanti, resine, solventi, mobili, arredi, apparecchiature elettroniche (stampanti, fotocopiatrici, computer); da prodotti per la pulizia, da profumi e deodoranti per ambienti, da disinfettanti; dalle attività umane. Sono quelle legate alla cottura dei cibi (e dipendono dal tipo di cottura perché frittura, vapore, grigliatura emettono molecole differenti), degli ingredienti e del combustibile utilizzato. Gli inquinanti cambiano se ci sono stufe, camini a legna, a biomasse. Noi stessi siamo fonte di composti organici volatili quando fumiamo – le sigarette sia classiche che elettroniche sono sorgenti di COV – o utilizziamo diffusori di fragranze per ambiente.
Le particelle quali PM10, PM2,5, e ultrafini o UFP possono provenire da fonti esterne, come l’aria ambiente, e dalle attività quotidiane: cucinare e riscaldare, detergere, pulire, ma anche deodorare gli ambienti con candele, incensi diffusori, fare bricolage, curare le piante, utilizzare stampanti.
L’umidità, spiega ancora l’ISS in questa lunga rassegna, non è un inquinante ma è un fattore che influenza la qualità dell’aria indoor e può favorire l’inquinamento soprattutto da agenti biologici. L’umidità rilasciata dalle attività umane come cucinare, fare la doccia, asciugare la biancheria, favorisce infatti lo sviluppo di muffe che possono colonizzare materiali di vario tipo (tessuti, legno, carta da parati), rilasciare nell’aria spore e sostanze odorigene (odore di muffa), o anche la proliferazione degli acari della polvere.
Inquinamento indoor, aprire le finestre (e non solo)
Dall’ISS arriva dunque un decalogo per migliorare l’aria in casa. Il primo punto è semplice: aprire le finestre. Ma certo non basta. Riportiamo di seguito le indicazioni per una migliore aria indoor.
Cambiare frequentemente l’aria in casa aprendo le finestre. Preferibilmente quelle più distanti dalle strade più trafficate. Tenere aperte le finestre mentre si cucina, pulisce, si lavare, si stira eccetera. Quando si cucina utilizzare anche la cappa. Ricordare che in assenza di un frequente ricambio di aria gli inquinanti si accumulano in casa, comportando possibili rischi per la salute nostra e per quella dei nostri bambini.
Ricordare che il pulito non ha odore. Non eccedere con l’uso di prodotti per la pulizia come detergenti e detersivi, meglio non utilizzare deodoranti e diffusori di profumi, incensi e candele profumate.
Non miscelare i prodotti di pulizia, in particolare quelli contenenti candeggina o ammoniaca, con sostanze acide come gli anticalcari. Prima di utilizzare i prodotti è necessario leggere le etichette, rispettare i consigli e le indicazioni presenti sulle confezioni, impiegare le quantità di prodotto raccomandate dai produttori e utilizzare i tappi dosatori per non eccedere con le quantità.
Non fumare in casa né sigarette classiche né e-cig. Gli inquinanti chimici rilasciati dal fumo costituiscono un rischio per la salute, soprattutto dei bambini. Questi inquinanti rimangono su pareti, arredi, tende e tappezzerie per lunghi periodi.
Far prendere aria agli abiti ritirati dalla lavanderia prima di riporli negli armadi.
In presenza di mobili nuovi, cambiare con più frequenza l’aria.
Limitare e non abusare di insetticidi, leggere attentamente le etichette e le avvertenze, e non soggiornare negli ambienti dopo l’utilizzo.
Le piante non aiutano a ridurre l’inquinamento in casa.
In caso di ristrutturazione o anche di semplice imbiancatura di pareti prediligere prodotti con livelli emissivi più bassi per gli inquinanti chimici e in ogni caso dopo la ristrutturazione arieggiare il più possibile.
Se si hanno animali domestici rimuovere gli allergeni contenuti nelle polveri sui mobili abiti e biancheria. Passare regolarmente aspirapolvere e straccio umido sulle superfici, cambiare con maggiore frequenza l’aria negli ambienti.

