Confine tra Sudan e Sud Sudan (foto: Azione Contro la Fame)

Confine tra Sudan e Sud Sudan (foto: Azione Contro la Fame)

In occasione della Giornata Internazionale della DonnaAzione Contro la Fame accende i riflettori sulla drammatica realtà vissuta dalle donne nelle zone di conflitto: la fame e le disuguaglianze di genere – denuncia l’organizzazione – si alimentano a vicenda, con le donne che risultano tra le più colpite dalle crisi alimentari, aggravate da guerre, shock economici e cambiamenti climatici.

Secondo i dati riportati da Azione contro la fame, oggi, una persona su undici soffre di fame nel mondo (dati UNICEF) e la malnutrizione colpisce in modo sproporzionato donne, adolescenti e bambine. Sono 47,8 milioni le donne che vivono in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave, un numero superiore rispetto agli uomini (dati UN Women). Ruoli di genere tradizionali e disuguaglianze nell’accesso a risorse, istruzione e finanziamenti contribuiscono ad ampliare questo divario, con gravi ripercussioni sulla nutrizione femminile.

Il legame tra fame, conflitti e disuguaglianze di genere

I conflitti – denuncia ancora l’organizzazione – rappresentano la principale causa della fame a livello globale: “già nel 2018, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha riconosciuto il legame tra guerre e insicurezza alimentare, condannando l’uso della carestia come arma di guerra. Eppure, oggi, il 60% delle persone che soffrono la fame vive in paesi devastati dai conflitti”.

“Le guerre – spiega Azione contro la fame – spingono le popolazioni nella povertà, interrompono la produzione agricola, distruggono beni e scorte alimentari e fanno lievitare i prezzi del cibo. Le donne, spesso responsabili della gestione domestica e dell’approvvigionamento di acqua e cibo, si trovano a dover sostenere da sole il peso della sopravvivenza familiare mentre gli uomini sono coinvolti nei combattimenti”.

Inoltre “in molte aree di conflitto la fame viene usata come arma: gli aiuti umanitari vengono bloccati, le infrastrutture per l’acqua distrutte e le risorse alimentari saccheggiate. Queste tattiche non solo esasperano la crisi, ma mettono a rischio la vita delle donne, costrette a percorrere lunghe distanze in contesti pericolosi per sfamare le proprie famiglie”.

La violenza di genere

Azione contro la fame richiama l’attenzione anche sulla violenza di genere, radicata nelle disuguaglianze strutturali e nelle norme sociali discriminatorie, che si intensifica nelle emergenze umanitarie, dove la vulnerabilità cresce e le reti di protezione familiare e comunitaria si sfaldano.

Anche la violenza di genere, inclusa la violenza sessuale, spesso viene usata come arma di guerra per terrorizzare le popolazioni. Nel 2023 – secondo i dati riportati da Azione contro la fame – l’ONU ha registrato un aumento del 50% dei casi di violenza sessuale nei conflitti, con donne e bambine che rappresentano il 95% delle vittime verificate.

Inoltre la violenza di genere ha un impatto diretto sulla malnutrizione – spiega l’organizzazione -: “lo stress e la precarietà economica aumentano il rischio di violenza domestica; l’insicurezza alimentare spinge molte donne a scambi sessuali per il cibo; le conseguenze fisiche e psicologiche della violenza compromettono l’accesso a un’alimentazione adeguata”.

Azione contro la fame lancia, quindi, un appello alla comunità internazionale, chiedendo di “intervenire per porre fine all’uso della fame come arma di guerra e proteggere i diritti delle donne, promuovendo l’accesso equo a risorse e opportunità di sviluppo. Solo così sarà possibile costruire un futuro libero dalla fame e dalla discriminazione”.

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