Benessere animale, Essere Animali: aziende di salumi devono ancora fare molto (Foto Pixabay)
Benessere animale, Essere Animali: aziende di salumi devono fare ancora molto
Essere Animali lancia il nuovo dossier “Aziende sotto osservazione” che analizza gli impegni sul benessere animale di otto aziende produttrici di salumi: c’è ancora molto da fare
Le aziende italiane si impegnano ancora poco in tema di benessere animale dei suini usati per confezionare i loro prodotti. Promossa a pieni voti solo Fumagalli, che rimane “l’unica azienda ad avere un impegno su tutta la filiera che copre tutti gli elementi di benessere di scrofe e suini analizzati”. È quanto afferma Essere Animali che ha diffuso il nuovo report “Aziende sotto osservazione“, in cui analizza le comunicazioni pubbliche di alcuni grandi produttori di salumi per vedere se e quali passi avanti hanno fatto per migliorare le condizioni di allevamento di scrofe e suini per la produzione di carne, partendo dall’eliminazione delle cause di maggior sofferenza.
Nella valutazione, l’associazione ha preso in considerazione gli impegni per l’eliminazione delle gabbie per le scrofe, durante la gravidanza e nell’allattamento; l’impegno su arricchimenti ambientali e comfort; l’impegno a eliminare taglio e limatura dei denti e taglio della coda; gli impegni all’uso responsabile e controllato degli antibiotici e la certificazione che comprenda gli standard migliorativi.
Aziende sotto osservazione, i punti cruciali: gabbie e taglio della coda
Gabbie per le scrofe, taglio della coda, arricchimenti ambientali e lettiera sono dunque alcuni dei principali aspetti valutati nella seconda edizione del progetto Aziende sotto osservazione. L’associazione ha analizzato per il secondo anno le comunicazioni pubbliche di otto aziende italiane produttrici di salumi, tra cui anche prodotti DOP come il Prosciutto di Parma, per giudicare gli impegni in tema di benessere di scrofe e suini allevati per la produzione di carne.
I marchi analizzati sono Casa Modena, Citterio, Fiorani, Fratelli Beretta, Fumagalli, Levoni, Negroni, Rovagnati.
“Rispetto allo scorso anno, gli unici a migliorare di un punto nella valutazione sono Beretta e Citterio – spiega Essere Animali – Purtroppo continua a essere ignorato il problema delle gabbie per le scrofe: Fumagalli continua a rimanere l’unico a essersi impegnato a eliminarle, nonostante quasi tutti i marchi citino nelle loro comunicazioni l’importanza del benessere animale”.
Il progetto Aziende sotto osservazione è parte della campagna di Essere Animali SOS Pig e, spiega Essere Animali, “è pensato per fornire ai consumatori e alle consumatrici informazioni sull’impegno di ciascuna azienda a eliminare le principali problematiche di benessere animale dalle proprie filiere: dall’utilizzo di gabbie per le scrofe durante gravidanza e allattamento al ricorso a mutilazioni dolorose come il taglio della coda, dalla riduzione del consumo di antibiotici all’utilizzo di certificazioni significative e trasparenti”.
Si tratta di punti crociali. L’allevamento in gabbia delle scrofe è attualmente legale nella maggior parte dei paesi europei, ma viene considerato anche dall’EFSA un metodo di allevamento non compatibile con il rispetto del benessere animale. Per questo motivo, dopo la campagna End the Cage Age, la Commissione europea si è impegnata a vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti per tutti gli animali. Le gabbie sono permesse ma non piacciono neanche ai consumatori: un sondaggio condotto da YouGov per Essere Animali evidenzia che oltre 3 italiani su 4 si dichiarano contrari a questa pratica, in tutti i prodotti o almeno in quelli DOP, dopo aver visto immagini di scrofe in gabbia. Un altro aspetto che Essere Animali denuncia è il taglio della coda e la mancanza di impegni al riguardo da parte di alcune aziende.
Commenta Elisa Bianco, responsabile di corporate engagement di Essere Animali: «Levoni è tra le aziende italiane a fare peggio secondo la nostra analisi e le immagini provenienti da ben 11 allevamenti che riforniscono il loro macello che ci sono state inviate non lasciano dubbi: serve un impegno immediato da parte di una delle aziende leader nella produzione di salumi per mettere fine alle sofferenze di scrofe e suini nella loro filiera, in linea con le disposizioni di legge come nel caso del taglio della coda ma anche rispettose della sensibilità di italiane e italiani. È molto deludente inoltre vedere che la maggior parte delle aziende del settore hanno fatto nessuno o pochissimi progressi e stanno sistematicamente ignorando queste gravi problematiche, senza alcuna cura per la filiera e per le condizioni degli animali coinvolti nella produzione suinicola».

