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Riapertura delle scuole, garantire la scuola in presenza

Quali sono i costi delle università italiane? Quest’anno l’estensione della no tax area livella i costi nelle prime tre fasce di reddito (dall’Isee più basso alla terza fascia, fino a 20 mila euro) a circa 150 euro, mentre in quarta fascia (fino a 30 mila euro) si paga poco più di 826 euro. Nella fascia massima si paga una media di circa 2500 euro l’anno. Federconsumatori segnala rincari solo per le rette più elevate.

I costi delle università sono quest’anno difficilmente paragonabili con l’andamento degli anni passati, evidenzia l’associazione che col suo Osservatorio nazionale ha fatto un’indagine sulla tassazione universitaria, perchè ha un impatto considerevole l’estensione della no tax area.

Costi delle università e no tax area

«In seguito all’emergenza COVID – spiega Federconsumatori – un decreto del Ministero dell’Istruzione ha esteso la c.d. “no tax area” – introdotta nel 2017 dalla Legge di Bilancio e destinata agli studenti con reddito ISEE inferiore a 13mila euro – alle famiglie con reddito ISEE fino a 20mila euro. Coloro i quali rientrino nei parametri previsti – che per gli iscritti agli anni successivi al primo includono anche il conseguimento di un numero minimo di crediti formativi – devono quindi corrispondere unicamente la tassa regionale e l’imposta di bollo e non sono pertanto tenuti a pagare i contributi universitari a cui sono invece soggetti tutti gli altri studenti. Inoltre, sempre in seguito al protrarsi dell’emergenza sanitaria, alcuni atenei hanno esteso ulteriormente la “no tax area” o comunque hanno previsto sconti anche per gli studenti con redditi superiori alla soglia indicata».

I costi delle università, anno accademico 2020/2021

Le agevolazioni in corso fanno sì che per le prime fasce di reddito ci siano differenze impercettibili. Emerge però, aggiunge Federconsumatori, una differenza fra gli atenei settentrionali e quelli del Sud in conseguenza della diversità dell’imposta regionale applicata in alcune zone: in Campania e in Puglia la tassa per il diritto universitario ammonta a 120 euro annui, mentre nelle altre regioni esaminate nell’indagine la cifra sale a 140 euro.

Il calo dei costi universitario supera il 76% per la fascia di Isee di 20 mila euro nel confronto con le tasse in vigore due anni fa. Se invece si considera la tassazione più alta, emerge un aumento degli importi di circa il 3,46%.

«Relativamente agli importi massimi – dice Federconsumatori – gli atenei settentrionali si confermano i più cari: i pagamenti richiesti superano del +47,2% quelli delle università del Sud e del +19,7% quelli degli atenei del Centro».

 

studenti universitari

 

Gli atenei più cari

L’analisi dei costi universitari (sono state esaminate le due principali università di Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto, Emilia Romagna) evidenzia che in questo confronto l’ateneo più caro è l’Università di Pavia, che prevede imposte massime medie di 4.223 euro annui (3.963 euro per le facoltà umanistiche e 4.483 euro per i corsi di laurea dell’area scientifica). Seguono l’Università di Milano (3.206 euro per le facoltà umanistiche e 4.060 euro per quelle scientifiche) e La Sapienza di Roma (2.977 euro e 3.082 euro rispettivamente per le facoltà umanistiche e scientifiche).

Matematica costa più di Filosofia

«Alcuni atenei, ma non tutti, prevedono una tassazione differente in base alla facoltà scelta dallo studente, diversificando quindi gli importi per le facoltà scientifiche e per i corsi di studio ad indirizzo umanistico – spiega ancora Federconsumatori – Nelle Università in cui viene adottata questa distinzione la scelta di una facoltà scientifica risulta economicamente meno conveniente: uno studente della Facoltà di Matematica, ad esempio, paga mediamente tra il 3,16% e il 5,58% in più rispetto ad un collega di Lettere e Filosofia, a seconda della fascia di reddito di appartenenza».

L’estensione della no tax area e delle agevolazioni sono novità positive per le famiglie, sottolinea l’associazione, che però punta i riflettori su alcune criticità del sistema universitario. Nel dettaglio, sul contrasto all’evasione fiscale.

Considerato che «l’ammontare delle tasse e l’applicazione delle agevolazioni si calcolano in base al reddito, il fenomeno dell’evasione – spiega Federconsumatori – si traduce in questo contesto nell’erogazione di bonus anche a chi non ne avrebbe diritto, magari a scapito di coloro i quali invece sarebbero realmente in possesso dei requisiti previsti per beneficiarne».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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