Un Paese sempre più vecchio – in cinque anni sono arrivate in Italia 64mila ‘cicogne’ in meno – e povero – 3 milioni di famiglie che potrebbero essere in difficoltà, dove nessuno lavora. Sono questi alcuni dei dati contenuti nel Rapporto Annuale presentato questa mattina dall’Istat. E’ la mancanza di lavoro a preoccupare maggiormente: nel 2013 sono 2 milioni le famiglie con almeno un 15-64enne, senza occupati e pensionati da lavoro, a cui si aggiunge un’altra area di disagio fatta da famiglie, composte da più persone ma rette solo da una pensione da lavoro. La conseguenza è che nel 2012 hanno lasciato il Paese oltre 26mila giovani tra i 15 e i 34 anni, 10mila in più rispetto al 2008. Istat spiega che negli ultimi cinque anni, si è trattato di quasi 100 mila giovani (94mila).
Ma non solo. La crisi frena anche gli immigrati: nel 2012 gli ingressi sono stati 321mila, -27,7% rispetto al 2007. Aumenta invece il numero di stranieri che se ne vanno (+17,9%) ed è un vero e proprio boom di italiani che cercano fortuna all’estero. Nel 2012 – fa sapere l’Istat – gli emigrati erano 68mila, il 36% in più del 2011, “il numero più alto in 10 anni”.
Tra disoccupati e persone che vorrebbero lavorare in Italia si contano 6,3 milioni di senza posto. Nel 2013 ai 3 milioni 113mila di disoccupati si aggiungono 3 milioni 205mila forze lavoro potenziali, ovvero gli inattivi più vicini al mercato del lavoro. Si arriva così a oltre 6 milioni di individui che l’Istat nel Rapporto annuale definisce ”potenzialmente impiegabili”. L’Istat fa anche sapere che aumentano gli scoraggiati (1 milione 427 mila). Guardando ai giovani, nel 2013 tra i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che né lavorano né studiano, i cosiddetti Neet, sono 2 milioni 435 mila, in aumento di 576mila rispetto al 2008. Alzando l’asticella agli under35, l’Istat fa notare come nei 5 anni di crisi gli occupati in questa fascia d’età siano scesi di 1 milione 803 mila. E se ”crescono gli occupati di 50 anni e più”, soprattutto per effetto dell’inasprimento dei requisiti di pensionabilità, tuttavia ”crescono anche coloro che vorrebbero lavorare e non trovano lavoro”. Se infatti, spiega l’Istat, ”si considera l’insieme di disoccupati e forze lavoro potenziali, sono oltre un milione le persone di 50 e più che vorrebbero lavorare ma non trovano una collocazione”.
Tra il 2008 e il 2013 le famiglie in cui l’unico occupato è donna sono aumentate di 591mila unità (+34,5%), superando i 2,3 milioni. Ecco che le famiglie sostenute dal solo reddito femminile, con la donna ‘breadwinner’, sono il 12,2% delle famiglie con almeno un 15-64enne.
“Si tratta di dati che non ci sorprendono” spiega Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum che propone la creazione di Fondi mutualistici di intervento per i milioni di poveri da realizzare con soldi non pubblici”. Adiconsum, infine, chiede al Governo di agire in fretta per recuperare le risorse da immettere nel sistema Paese e far così ripartire l’economia eliminando gli innumerevoli ed enormi sprechi operati finora dalla Pubblica Amministrazione e di varare al più presto misure che creino le condizioni per la ripresa dell’occupazione e quindi del reddito disponibile e della conseguente ripresa dei consumi. Più che di misure sostegno, Federconsumatori e Adusbef ritengono che gli italiani hanno bisogno di risposte concrete, sul lavoro prima di tutto: “Si impone un serio piano di investimenti per il lavoro, di carattere straordinario, che metta in campo tutte le risorse possibili per il rilancio dell’occupazione, specialmente quella giovanile. Creare occupazione non significa unicamente restituire speranza e prospettive ai cittadini, ma vuol dire rianimare i consumi dando nuovo impulso alla domanda interna ormai in crisi da anni”.

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