ragazzino con smartphone

Bambini iperconnessi e rischio di adescamento online

«Il vero problema di oggi, e soprattutto di domani, non è la dipendenza dalla tecnologia ma l’adescamento online (grooming) che è già in notevole crescita». È la denuncia che arriva dall’Osservatorio nazionale adolescenza.

L’Osservatorio punta i riflettori sull’uso sempre più precoce della tecnologia da parte dei bambini e soprattutto sui rischi che corrono nell’ambiente digitale. Non per la tecnologia in sé ma per l’amicizia che i piccoli utenti danno online agli sconosciuti. Il fatto che siano “smanettoni” sin da piccoli, che sappiano usare smartphone e tablet, non significa che siano in grado di difendersi da rischi quali l’adescamento online.

I bambini usano la tecnologia sempre prima

Il punto di partenza dell’analisi è la frequenza con cui i bambini sono presenti online e usano la tecnologia.

«I bambini sono sempre più iperconnessi e interconnessi. C’è un’eccessiva precocizzazione dell’utilizzo quotidiano della tecnologia fin dalla prima infanzia».

L’età in cui bambini e ragazzini iniziano a usare smartphone e tablet, con la presenza anche sui social, si è abbassata, così come l’apertura del primo profilo social.

La pandemia, dice l’Osservatorio, ha aumentato le ore di uso della tecnologia per via della didattica a distanza e perché solo via smartphone, tablet e pc è stato, ed è tuttora possibile, mantenere le relazioni sociali e i rapporti fra amici. Secondo l’Osservatorio questa condizione fa aumentare i rischi di adescamento online soprattutto ai danni dei bambini molto piccoli, che sono i più indifesi di fronte al pericolo.

Quando i bambini danno l’amicizia agli sconosciuti

«Più di 2 bambini su 10 danno l’amicizia nelle piattaforme online che frequentano a persone che non conoscono e quasi il 20% di loro interagisce con utenti sconosciuti, risponde ai loro commenti e ai loro messaggi», dice l’Osservatorio.

Questo si inserisce in un contesto in cui il binomio fra bambini e tecnologia è sempre più precoce e comunque diffuso.

Quasi 3 bambini su 10 tra i 9 e i 10 anni hanno un profilo su Tik Tok, dice l’Osservatorio, 1 su 10 della stessa età su Instagram e 1 su 10 ha un suo canale YouTube.

Il 96% dei bambini guarda video su YouTube e il 43% su Tik Tok.

Il 74% dei bambini usa le chat di WhatsApp per interagire con i familiari ma anche con gli amici, il 22% usa anche le chat di Instagram e di Tik Tok e il 40% quelle dei videogiochi.

 

bambino con smartphone

 

Bambini con lo smartphone in mano

L’accesso allo smartphone è praticamente universale, se si considera i bambini che ne hanno uno personale e quelli che usano il telefono dei genitori.

«Oltre 6 bambini su 10 hanno già uno smartphone personale a partire dai 9 anni e il restante 40% utilizza sistematicamente quello del genitore, anche senza un controllo appropriato. Il fatto che usino il telefono di un genitore non significa che siano protetti».

Da tutti questi dati arriva il monito dell’Osservatorio, preoccupato di numeri troppo alti per l’età dei bambini. E per il fatto che la fiducia dei più piccoli si scontra con possibili rischi portati dagli adulti, nel caso dell’adescamento online.

esa anche, si può aggiungere, la scarsa educazione digitale che spesso accompagna i genitori stessi.

Rischio adescamento online

«Purtroppo tanti genitori e insegnanti si fanno ingannare dalla dimestichezza con la quale i bambini utilizzano gli strumenti tecnologici – dice Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza – Il fatto che sappiano usare uno smartphone e tutte le sue applicazioni, non significa che abbiano la consapevolezza di ciò che fanno e che siano pronti per un corretto utilizzo. Non sono in grado di riconoscere i pericoli della rete e di identificare quando qualcuno sta cercando di entrare nella loro cerchia di fiducia per adescarli. Il vero problema di oggi, e soprattutto di domani, non è la dipendenza dalla tecnologia ma l’adescamento online (grooming) che è già in notevole crescita».

Per difendersi dai pericoli bisogna pensare in maniera critica. Bambini  e ragazzini devono essere abituati a farlo – prosegue Manca – «attraverso una costante e continua educazione digitale efficace. Per contrastare il grooming si deve insegnare ai bambini a non interagire mai con utenti sconosciuti, a non dare informazioni personali a nessuno, anche all’utente che sembra più amichevole e più in sintonia con loro».

Grooming o adescamento di minori in rete

Il grooming è l’adescamento di minori in rete. Gli adescatori si nascondono dietro profili che non suscitano sospetti. Spesso sembrano coetanei in grado di interagire coi ragazzini con lo stesso tenore di linguaggio, di giocare bene ai videogiochi. Usano tutti i canali possibili, sfruttano social e blog per catturare l’attenzione e poi spostarla nelle chat private.

L’amicizia online la risposta a commenti e messaggi sono comportamenti rischiosi perché espongono i bambini al rischio dell’adescamento online. E i più piccoli non sono in grado di capire quando sono vittima di grooming.

I rischi vanno dall’abuso sessuale in un contatto diretto dal vivo alle molestie online. L’adescamento online può indurre i ragazzi a spedire foto private, a farsi riprendere in webcam, a diventare vittime della raccolta di materiale pedopornografico che potrebbe essere commercializzato oppure usato come materiale di ricatto.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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