Oggi la Giornata della Privacy, i giovani sono interessati ma poco consapevoli

Oggi la Giornata della Privacy, i giovani sono interessati ma poco consapevoli

Oggi la Giornata della Privacy, giovani interessati ma poco consapevoli

Secondo un sondaggio realizzato da Skuola.net per il Garante Privacy, 9 intervistati su 10 sono favorevoli ad organizzare in classe incontri sui temi legati alla Privacy. Risulta poco diffusa la conoscenza degli strumenti di protezione, come nel caso della normativa contro il cyberbullismo

Ricorre oggi la Giornata europea della Privacy, un tema caro anche ai giovani, sempre più interessati alle questioni che riguardano la tutela dei dati personali. Infatti, tra gli studenti e le studentesse intervistati/e da Skuola.net per il Garante Privacy, 9 su 10 sono favorevoli ad organizzare in classe incontri dedicati a questi temi: quasi tutti la giudicano un’attività fondamentale da sviluppare (54%) o come minimo molto utile (34%).

“Internet, l’ecosistema digitale aumentato nel quale ormai viviamo immersi, rappresenta per tutti noi uno straordinario volano di opportunità, ma al tempo stesso ci espone tutti – i più giovani in testa – a rischi e pericoli egualmente inimmaginabili”, ha dichiarato Guido Scorza, Componente del Garante per la protezione dei dati personali.

Social e privacy, i giovani sono consapevoli?

Secondo quanto emerso dal sondaggio risulta decisamente migliorabile la conoscenza dei diritti e l’osservanza delle regole che gravitano attorno ai servizi digitali, soprattutto per quanto riguarda i minori. Ad esempio, la maggior parte dei partecipanti all’indagine (circa 2 su 3) si è iscritta a un social network prima dell’età consentita da quella piattaforma, sebbene fosse consapevole che in teoria non avrebbe potuto.

E, mediamente, la stessa quota (attorno al 66%) quando si iscrive a un nuovo servizio online o accede a una nuova app ne accetta le condizioni d’utilizzo – che potrebbero nascondere delle insidie o semplicemente degli usi non desiderati del dato personale – senza leggere mai il documento sulla privacy. Il 16%, invece, consulta saltuariamente la privacy policy dei servizi che usa, mentre solo il 18% cerca sempre di capirne di più.

Tra i maggiorenni la consapevolezza in questo ambito è maggiore, per cui quelli che ignorano sistematicamente le informative sulla privacy scendono al 50%.

Sullo sfondo c’è però l’approdo anche in Italia di un fenomeno già noto all’estero: la tendenza a disiscriversi dai social network o a non aderirvi affatto, che riguarda circa 1 su 10 tra i giovani intervistati, i quali dichiarano di non essere attivi su alcuna piattaforma.

Preoccupazioni ed abitudini digitali

Il sondaggio mostra come solo per il 18% la preoccupazione maggiore alla loro presenza online risieda nella possibilità di un furto di dati e informazioni. Mentre oltre 1 su 3 teme soprattutto che qualcuno usi i contenuti pubblicati per prenderlo/a in giro o dare fastidio. Un timore diffuso soprattutto tra i minorenni.

Infine, circa 1 su 4 ha paura che i social possano rivelare ai propri genitori preziose informazioni personali. Timore che, tra i più grandi (19-24 anni), coinvolge quasi 4 su 10. Complessivamente, solo un quarto degli intervistati (23%) non nutre nessuna di queste preoccupazioni quando utilizza i social.

 

Giovani, social e privacy

 

In linea con questi numeri anche le abitudini social: il 28% (che nella fascia 11-14 anni aumenta fino al 40%, mentre in quella 19-25 scende al 14%) preferisce essere spettatore, pubblicando praticamente nulla; appena 1 su 10 pubblica spesso contenuti; la restante parte (59%) pubblica solo ogni tanto.

Sono pochi, invece, coloro che tendono ad emulare le modalità d’uso dei social secondo il modello influencer: in media solo l’8% pubblica sempre contenuti inerenti la vita privata; un dato che però sale al 14% quando si tratta di 11-14enni.

Più spesso (35%) si fa una valutazione del tipo di contenuti da pubblicare a seconda della piattaforma che si sta utilizzando. La maggioranza, comunque, si limita a postare contenuti di interesse generale: così per il 57%, una percentuale che sale al 69% tra i 19-24enni.

Social e privacy, solo il 43% dei minori conosce gli strumenti di protezione

Da violazioni della privacy spesso nascono fenomeni temuti, come quello del cyberbullismo. Rispetto al quale, però, meno della metà dei minori partecipanti al sondaggio afferma di conoscere i diritti che gli vengono attribuiti dalla normativa di riferimento (legge 71/2017).

Si ricorda, infatti, che una vittima di cyberbullismo può richiedere la rimozione dei contenuti che lo riguardano al gestore della piattaforma e, se questo non risponde, può rivolgersi al Garante Privacy, che ha tempo fino a 48 ore per attivarsi. Ma, in media, solamente il 43% dice di esserne al corrente. Gli over 18 sembrano, invece, più preparati.

È maggiore, invece, la diffidenza verso i contatti con gli sconosciuti. In media il 45% degli intervistati non risponde a questo tipo di contatti sempre e comunque e il 48% perlomeno valuta prima di chi si tratta per decidere se rispondere o meno.

Nella fascia 11-14 anni chi adotta queste due premure sale, rispettivamente, al 63% (che non risponde mai) e al 31% (che fa una forte selezione). Mentre i più grandi (19-24 anni) danno maggiori chance, ma non troppe, agli sconosciuti: solamente il 30% scarta a prescindere l’approccio.

Anche la conoscenza dei meccanismi di difesa da altri fenomeni – su cui il GPDP è in prima linea – è apprezzabile, ma si apre comunque a margini di miglioramento. Ad esempio, nel caso di diffusione online non autorizzata di propri video o foto intimi, 2 su 3 hanno segnalato (o sarebbero pronti a farlo) il contenuto alla piattaforma dove è circolato oppure hanno avvisato (o avviserebbero) le autorità competenti. Mentre 1 su 4 ha privilegiato (o tenderebbe a farlo) un confronto preliminare con genitori o altri adulti vicini. Purtroppo 1 su 10, per vergogna, ha tenuto o terrebbe la cosa per sé.

Stesso discorso nel caso in cui i contenuti riguardino altre persone, amici o conoscenti. I giovani non hanno avuto o non avrebbero dubbi sul da farsi: in media, ben 7 su 10 sanno che la cosa giusta da fare è cancellare il contenuto e avvertire la persona esposta; 1 su 5 di solito si è limitato (o si limiterebbe qualora si verificasse) a interrompere la catena di diffusione. Tuttavia 1 su 10 tende, invece, ad alimentarla (o, ragionando in astratto, la alimenterebbe) condividendo a sua volta con altre persone i materiali. Tra i 19-24enni, circa 1 su 4 ammette di aver continuato a far circolare il contenuto tra la propria cerchia di amici o che, qualora accadesse, sarebbe tentato di farlo.


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