Riders, procuratore di Milano: 60mila lavoratori dovranno essere assunti

Riders, procuratore di Milano: 60mila lavoratori dovranno essere assunti

Arriva ad una svolta l’indagine della Procura di Milano sulle condizioni di lavoro dei riders. Alle società di Food Delivery sono state “contestate ammende” per “oltre 733 milioni di euro” – si apprende dall’Ansa per la mancata applicazione della legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro. In attività di verifiche sono stati controllati “oltre 60mila fattorini“, lavoratori “esposti a rischi“.

La Procura di Milano ha aperto anche un’indagine “fiscale” su Uber Eats (filiale italiana) – su cui si erano già concluse le indagini per caporalato sui rider – “per verificare se sia configurabile una stabile organizzazione occulta” dal punto di vista fiscale.

Le indagini hanno portato, inoltre, a un’ulteriore vittoria per i lavoratori del settore delivery. Le società Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, sulla base di verbali notificati dalla Procura di Milano, dovranno assumere oltre “60mila lavoratori” come “lavoratori coordinati e continuativi“, passando da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati.

“Questa indagine finalmente riporta la legge e la giustizia in un settore fondato sullo sfruttamento del lavoro ed è, per i tanti riders che hanno lottato con determinazione a fianco del sindacato, un risultato decisivo che auspichiamo possa affermare definitivamente pieni diritti e tutele”, ha commentato Nidil Cgil Firenze in una nota.

La Procura milanese, all’interno dell’indagine sui rider estesa a livello nazionale, ha indagato 6 persone delle società Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, tra amministratori delegati, legali rappresentanti o delegati per la sicurezza.

Riders, una lunga lotta per i diritti

Non è più il tempo di dire sono schiavi ma è il tempo di dire che sono cittadini“, ha affermato il procuratore di Milano Francesco Greco, nella conferenza stampa indetta per fare il punto della “prima fase” delle indagini milanesi sui riders. (Fonte Ansa)

 

Just Eat riders

 

Risultati che arrivano dopo un lungo periodo di lotta, tra iniziative e mobilitazioni. Il 30 ottobre i riders erano scesi in piazza per dire no al contratto firmato da Assodelivery e UGL. “Vogliamo veri diritti, non falsi contratti”, questo il loro appello, contro un accordo che “peggiorava le condizioni dei fattorini in tutto il settore”.

La piattaforma Just Eat aveva poi già annunciato, lo scorso mese di novembre, l’arrivo in Italia nel 2021 del modello “Scoober”, che – informava l’azienda – “inquadra i rider come lavoratori dipendenti” e che prevede una “flessibilità legata al tipo di attività in base alla tipologia di contratto, full time o part-time” e “una paga oraria, corrispondente all’intero turno coperto dal rider e non in relazione alle singole consegne, sulle quali invece si valuterà un ulteriore bonus”.

I riders – ha ricordato Greco – svolgono in questo momento “una funzione fondamentale” e hanno permesso a “molte imprese di non chiudere”.

Secondo l’analisi Coldiretti/Censis sul food delivery, infatti, la consegna di pasti a domicilio grazie ai rider, in Italia, interessa quasi quattro cittadini su dieci (37%), i quali hanno ordinato tramite telefono, oppure online, pizza, piatti etnici o cibi gourmet durante l’anno.

La reazione di Assodelivery

Assodelivery – si apprende dall’Ansa – ha affermato di essere “sorpresa dalle dichiarazioni” e ha comunicato che stanno “analizzando e approfondendo i documenti forniti” e che “valuteranno ogni azione conseguente”.

“Oggi i rider che collaborano con le piattaforme di food delivery operano all’interno di un contesto legale e protetto, che assicura ai rider flessibilità e sicurezza – ha affermato Assodelivery nella nota. – Le piattaforme, pur nelle specifiche differenze, hanno operato in questi anni nel rispetto delle normative vigenti, compreso l’inquadramento dei lavoratori e le normative in materia di sicurezza sul lavoro. Non concordiamo dunque con il quadro illustrato”. (Fonte: Ansa)

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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