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Ritorno a scuola, i consiglio del Bambino Gesù

Ritorno a scuola fra ansie e preoccupazioni. Quelle dei genitori, chiamati a valutare per primi i sintomi di qualche malessere e misurare la febbre ai figli prima di uscire di casa. Quella degli insegnanti, alle prese con nuove regole e una nuova didattica. Quella di bambini e ragazzi, che dovranno imparare una nuova routine nel funzionamento della scuola e fronteggiare l’insicurezza che il cambiamento può portare.

Il ritorno a scuola quest’anno è carico di aspettative e di insicurezze. Come orientarsi? Una breve guida viene dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che, nel nuovo numero di A scuola di salute, il magazine digitale a cura dell’Istituto per la Salute, diretto dal prof. Alberto Ugazio, presenta una serie di informazioni e consigli per affrontare il ritorno tra i banchi in sicurezza, riducendo le preoccupazioni.

 

Linee guida scuola
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Ritorno a scuola, no all’ansia da rientro

Genitori: gli esperti del Bambino Gesù suggeriscono di impegnarsi a non trasmettere ansia ai figli rispetto alle novità; di aiutare bambini e ragazzi ad abituarsi alle nuove routine (ad esempio organizzando a casa, con i più piccoli, giochi con le mascherine) e di fare attenzione ai possibili segnali di stress legati a questo periodo così particolare (alterazioni nel ritmo e/o nella qualità del sonno, nervosismo eccessivo, cambiamenti nell’alimentazione) per affrontarli insieme.

Insegnanti: l’invito è a raccontare in modo chiaro e semplice le novità di quest’anno agli studenti, sottolineando l’utilità delle misure di protezione che dovranno rispettare: un modo per renderli disponibili a collaborare e a sentirsi parte attiva del cambiamento. Trovare nuove forme di comunicazione non verbale (ad esempio mimando con le mani i concetti espressi a voce) è l’indicazione per superare le difficoltà di comunicazione legate all’uso della mascherina. Massima attenzione, infine, ai segnali di disagio manifestati in classe.

Bambini e ragazzi: per i più giovani il consiglio è di fidarsi e ascoltare con attenzione genitori e insegnanti sulle novità del ritorno a scuola; di non avere paura di fare domande, chiarire i dubbi con l’aiuto degli adulti di riferimento e di sentirsi parte di un gruppo che, insieme, cerca di proteggere tutti, soprattutto i più deboli.

Ritorno a scuola, le regole di base

Per il rientro a scuola in sicurezza valgono le regole stabilite dal CTS (Comitato tecnico scientifico presso il ministero della Salute).

Misurazione della temperatura ai bambini prima di uscire di casa: se è superiore ai 37,5° va allertato il proprio pediatria di famiglia.

Uso delle mascherine chirurgiche: è obbligatorio a partire dai 6 anni di età, soprattutto negli spazi comuni. Potranno essere abbassate solo se seduti, in classe, e adeguatamente distanziati.

Controllo dei sintomi in classe: se un bambino presenta dei sintomi mentre è a scuola, dovrà essere isolato in un’area apposita, assistito da un adulto e i genitori dovranno essere immediatamente allertati e attivati.

Tampone naso-faringeo: in caso di un bambino positivo al tampone, saranno avviate indagini tra i contatti e sarà il Dipartimento di Prevenzione della ASL competente a stabilire le eventuali chiusure.

 

Influenza o sintomi Covid? La grande domanda

Il primo campanello d’allarme è la febbre. I pediatri del Bambino Gesù invitano i genitori a tenere d’occhio – e a non sottostimare – i segnali che possono indicare che il bambino abbia contratto il COVID-19 e non l’influenza stagionale che, con l’inizio della scuola, si manifesta con episodi di febbre e tosse.

La temperatura superiore ai 37,5° o la comparsa di almeno un sintomo tra tosse insistente e senza catarro, brividi, dolore muscolare, gola infiammata e mal di testa possono indicare che il bambino sia stato infettato dal virus SARS-CoV2. Sono stati segnalati altri sintomi meno comuni come nausea, vomito, diarrea, perdita del gusto o dell’olfatto. In ogni caso la febbre oltre i 37,5°, che non scende nemmeno con gli antipiretici, è il primo segnale importante.

Se si sospetta che il bambino sia entrato in contatto stretto con un caso confermato o probabile di COVID-19 nei 14 giorni precedenti la comparsa dei primi sintomi, è importante che rimanga a casa e che vanga contattato il pediatra, che identificherà i sintomi e, a seconda della loro gravità, potrà far eseguire i test necessari.

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