Stop ai seggi elettorali nelle scuole, 155 comuni di Lombardia e Lazio trovano sedi alternative (Fonte immagine: Report di Cittadinanzattiva sulle elezioni regionali 2023)

Stop ai seggi elettorali dalle scuole, la richiesta si rinnova in vista delle prossime elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio. Secondo un’indagine di Cittadinanzattiva sono 155 i Comuni di Lombardia e Lazio che hanno spostato i seggi elettorali fuori dalle scuole in vista delle elezioni regionali di domenica e lunedì prossimi. Nel dettaglio si tratta di 147 comuni lombardi e di appena 8 comuni laziali, per lo più di piccole e medie dimensioni in entrambi i casi, ad eccezione di Bergamo.

Stop ai seggi elettorali nelle scuole, seconda indagine Cittadinanzattiva

Sono questi i risultati della seconda indagine “STOP ai seggi elettorali nelle scuole”, promossa da Cittadinanzattiva, che ha coinvolto i 1.905 Comuni delle due Regioni interessate dalle elezioni, a ciascuno dei quali è stata inviata una comunicazione tramite PEC.

La richiesta mirava a conoscere se l’amministrazione comunale avesse valutato la possibilità o già messo in atto, in occasione della imminente tornata elettorale, di spostare i seggi elettorali dagli istituti scolastici presso altre sedi alternative, pubbliche o private, e cosa ciò avesse comportato in termini organizzativi e di investimenti economici.

Complessivamente su 1.905 Comuni hanno risposto 371. Il 19% del totale di questi, 155 (42%) hanno provveduto allo spostamento o lo faranno a breve.

Dal report emerge anche che il 92% dello spostamento dei seggi elettorali dalle scuole ha riguardato Comuni fino ai 5.000 abitanti. Il dato dimostra ancora una volta che per i piccoli Comuni è oggettivamente più semplice trovare sistemazioni diverse dei seggi elettorali dalle scuole sia per l’esiguo numero di sezioni elettorali che per la facilità di utilizzare la stessa sede municipale, o altri spazi pubblici, o palestre e refettori annessi alle scuole ma indipendenti da esse.

La campagna per dire stop ai seggi elettorali nelle scuole

Già lo scorso maggio Cittadinanzattiva aveva lanciato una campagna per dire stop ai seggi elettorali nelle scuole, una pratica che interrompe un servizio e un diritto e danneggia la comunità didattica. L’attenzione nei confronti di questa esigenza sta dunque crescendo, anche perché le esperienze di diversi comuni dimostrano che si possono portare i seggi elettorali fuori dalle scuole.

Secondo dati del Ministero dell’Interno, l’88% dei 61.562 seggi elettorali si trova all’interno di edifici scolastici. In particolare, il 75% circa dei fabbricati che ospitano uno o più seggi sono edifici destinati alla didattica ed il 35% di essi presenta barriere architettoniche all’accesso. 

I 155 Comuni di Lombardia e Lazio trovati ora si aggiungono ai 78 censiti da Cittadinanzattiva con la prima indagine, in occasione delle elezioni amministrative di giugno 2022.

«Dopo il fondo di 2 mln di euro messo a disposizione nel 2021, e del quale hanno usufruito 117 Comuni, lo scorso anno chiedemmo al Governo un nuovo stanziamento, possibilmente quinquennale, per agevolare le amministrazioni nell’individuazione e sistemazione di locali alternativi agli edifici scolastici. Appello rimasto inascoltato e che ora rinnoviamo – dice Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di CittadinanzattivaLa scuola è un servizio pubblico che non va interrotto e, piuttosto che restare “chiusi per elezioni”, gli spazi scolastici dovrebbero essere sempre aperti e a disposizione degli studenti, perché luogo nel quale costruire anche modelli nuovi di partecipazione e di cittadinanza attiva. Anche per questo chiediamo di riprendere il percorso per la digitalizzazione del procedimento elettorale e la sperimentazione del voto elettronico, al fine di favorire la partecipazione elettorale da parte delle persone con disabilità, degli anziani, e dei cittadini lontani dalle proprie sedi per motivi di studio, di lavoro, di salute».

Si procede in avanti a piccoli passi, evidenzia Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva. Che spiega: «Risultati significativi ma insufficienti perché non può essere considerato irrilevante il disagio per le famiglie e per gli studenti di due regioni popolose, quali Lombardia e Lazio, costrette a sospendere le lezioni per tre giorni. Mentre vediamo che nei piccoli centri è più semplice trovare sedi alternative in altri edifici pubblici come palestre, centri anziani o locali comunali, nelle grandi città dovrebbero essere messe a disposizione le caserme o altri edifici statali in disuso ed anche previsti contributi per sostenere le amministrazioni a trovare soluzioni proprie. Per questo crediamo che vadano semplificate le indicazioni tecniche e logistiche che spesso impediscono, soprattutto ai comuni di grandi dimensioni, l’individuazione di sedi alternative e diffuse le esperienze di chi ci è riuscito».

 

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Stop ai seggi elettorali nelle scuole, la campagna di Cittadinanzattiva (foto pixabay)

 

Stop ai seggi nelle scuole, cosa è stato fatto

Come sintetizza il report di Cittadinanzattiva, per le elezioni amministrative del 20 e 21 settembre 2020 il Ministero dell’Interno aveva emanato una circolare per incentivare l’individuazione di sedi da utilizzare come seggio in alternativa ai locali scolastici. Nel 2020 a spostare i seggi elettorali in sedi alternative agli istituti scolastici sono stati 471 Comuni. Successivamente è stato istituito un fondo di 2 milioni di euro a favore dei Comuni che entro il 15 luglio 2021 avessero individuato tali sedi. Sono stati 117 i Comuni che ne hanno fatto richiesta in vista delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021 su oltre 1.300 Comuni interessati da quella tornata di elezioni amministrative.

In 78 Comuni le elezioni amministrative di giugno 2022 si sono svolte per la prima volta fuori dalle scuole. In occasione della presentazione della prima indagine di Cittadinanzattiva è stato lanciato un appello, nel corso di una Conferenza stampa tenutasi presso la Sala stampa della Camera dei Deputati il 17 maggio 2022, in cui si chiedeva a al Governo e ai Sindaci in vista delle prossime elezioni politiche, di prevedere un fondo da destinare a ciò, vista l’ottima riuscita dell’esperienza del 2021. Appello rimasto inascoltato, dice Cittadinanzattiva.

Tre le proposte dell’associazione per incentivare la sperimentazione: risorse ed edifici statali soprattutto per le grandi città, semplificare le procedure, puntare sul voto elettronico.


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