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Donne e smart working

Uno “smart working” che, per le donne, è poco “smart”. È quanto emerge dalla ricerca #IOLAVORODACASA condotta da Valore D con l’obiettivo di analizzare il mondo del lavoro in Italia in questo periodo di grande criticità dovuto all’emergenza Coronavirus.

Smart working o extreme working?

L’analisi racconta che il 60% del campione femminile dipendente era già abituato a lavorare in modalità “lavoro agile”, con flessibilità di orario e spazi. Ma lo smart working richiede una grande disciplina personale, la ricerca di una postazione di lavoro tranquilla e isolata, orari determinati – tutti aspetti non facili da mettere in atto in un momento di convivenza familiare forzata. Emerge quindi che, in questo periodo, 1 donna su 3 lavora più di prima e non riesce, o fa fatica, a mantenere un equilibrio tra il lavoro e la vita domestica. Tra gli uomini il rapporto è di 1 su 5.

“La ricerca conferma che la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne che, soprattutto in questa situazione di emergenza, fanno fatica a conciliare la vita professionale con quella personale. Sarebbe invece auspicabile che proprio momenti di crisi come questi potessero aiutare a sviluppare una maggiore corresponsabilità genitoriale che alleggerisca la donna dal duplice carico famigliare e professionale”, commenta Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D.

Smart working

Quali sentimenti?

Pur avendo una forte tenuta emotiva – oltre il 60% delle donne ha espresso sentimenti “positivi e di rinnovamento– il restante 40% vive questo periodo con “ansia, rabbia e confusione”. Ciò èparticolarmente vero nella generazione delle Millennials che si sentono molto più confuse rispetto alla generazione delle Baby Boomers (22.8% le prime contro il 6% delle seconde).

La “resilienzaè un aspetto che caratterizza in modo importante la fascia femminile sopra i 40 anni. Oltreil 48% di loro ha espresso una forte capacità di affrontare e superare questo periodo di difficoltà, control’11% delle donne sotto i 30 anni. In compenso, la speranza” è un sentimento trasversale che in questomomento accumuna le donne di tutte le generazioni con un leggero incremento tra chi ha meno di 40 anni.

E le aziende?

Come hanno reagito le aziende? Quasi la totalità degli intervistati (90%) ritiene che siano intervenute prontamente e che spesso abbiano anticipato le disposizioni governative. Le aziende si sono mosse su due fronti, quello tecnologico e quello relazionale, favorendo lo smart working in termini organizzativi con strumenti adeguati e supporto IT, ma anche proponendo attività di formazione in remoto. Ilmanagement fa sentire la sua vicinanza aumentando i contatti con i dipendenti con mail, web conferencese telefonate motivazionali e di incoraggiamento, spesso rispondendo live a tutte le domande sullo stato del business e rassicurandoci sulla solidità della filiale italiana”.

Anche la dimensione ludica aiuta a tenere alto il morale. Alcune aziende mantengono viva la Communityattraverso il “gruppo Facebook aziendale o apposite piattaforme utilizzate per attività sia business che leisure (sport, cucina…)”.

Importanti si rivelano anche le relazioni tra colleghi che, per condividere la difficoltà del momento eallentare la tensione, si ritrovano per pause caffè e pranzi virtuali, video call di gruppo.

Il futuro dello smart working

E il futuro? Molti già “programmano il futuro” e si stanno preparando alla ripresa occupandoci di ciò che abbiamo trascurato”. La maggior parte (85%) crede che questa situazione contribuirà a introdurre, modificare, e rinforzare il modello di Smart Working in azienda


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