Violenza economica denunciata dal 38% delle donne assistite nei Centri antiviolenza

Il Parlamento Europeo accoglie con favore le misure positive incluse nella nuova Strategia UE 2020-2025 per la parità di genere, ma chiede ulteriori azioni e obiettivi specifici e vincolanti.

La strategia, presentata a marzo 2020 dalla Commissione Europea, delinea una serie di azioni chiave contro la violenza di genere e gli stereotipi, per la garanzia di pari partecipazione e opportunità nel mercato del lavoro (compresa la parità di retribuzione) e per il raggiungimento dell’equilibrio di genere nel processo decisionale e politico.

In particolare – si legge in una nota – i deputati descrivono la strategia come “ambiziosa”, ma allo stesso tempo “si rammaricano per la vaghezza e la mancanza di specifici obiettivi da raggiungere entro il 2025, nonché di chiari strumenti di monitoraggio”.

Il testo non legislativo è stato adottato con 464 voti favorevoli, 119 contrari e 93 astensioni.

Violenza contro le donne

Tra le maggiori preoccupazioni dei deputati, la gravità della violenza e delle molestie sul posto di lavoro. Chiedono, pertanto, l’adozione di misure vincolanti per definire e impedire che ciò accada.

“Tra queste – si legge nella nota – l’accesso a meccanismi sicuri ed efficaci per la denuncia di genere e la risoluzione delle controversie, campagne di formazione e di sensibilizzazione, servizi di supporto e di risarcimento”.

 

Donne lavoro

 

 

Inoltre, i deputati chiedono una direttiva UE per prevenire e combattere tutte le forme di violenza di genere, in particolare le mutilazioni genitali femminili, la sterilizzazione e i matrimoni forzati, lo sfruttamento e il traffico sessuale, la violenza sul web e l’incitamento online all’odio verso le donne.

Strategia per la parità di genere, divario retributivo

Secondo i dati del Parlamento UE le donne guadagnano, in media all’ora, il 15% in meno degli uomini. Il Parlamento Europeo chiede, dunque, alla Commissione di presentare quanto prima una serie di misure vincolanti in materia di trasparenza salariale.

“Nel contesto della pandemia – osserva il Parlamento Europeo – il 70% della forza lavoro globale in ambito sanitario e sociale è costituita da donne, che spesso percepiscono una retribuzione minima”.

I deputati chiedono, dunque, che i salari e le condizioni di lavoro siano uniformati.

Diritti negati

Tra le maggiori preoccupazioni, anche la scarsa tutela dei diritti delle donne in alcuni Paesi UE, con particolare riguardo al diritto all’aborto e l’accesso ad un’educazione sessuale completa in Polonia e alla riforma adottata in Ungheria, che attacca i diritti della comunità transessuale e intersessuale.

Il Parlamento UE chiede, dunque, un costante monitoraggio della situazione in tutti i Paesi UE, in tema di diritti delle donne e dell’uguaglianza di genere, con riguardo anche a eventuali campagne di disinformazione. E chiede, inoltre, che venga messo a punto un sistema di allarme che avvisi quando tali diritti vengono negati.

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