Con una sentenza apparsa oggi, la Corte europea conferma l’ammenda di oltre 82 milioni di euro inflitta alla Toshiba e alla Panasonic/MTPD per la loro partecipazione all’intesa riguardante i tubi catodici per televisori. I fatti risalgono al 5 dicembre 2012, quando la Commissione ha inflitto ammende per un importo complessivo di circa 1,47 miliardi di euro a sette imprese che avevano partecipato, tra gli anni 1996/1997 e 2006, ad una o a due distinte intese sul mercato dei tubi a raggi catodici (CRT: cathode ray tubes).

I CRT sono tubi in vetro sotto vuoto che contengono un cannone elettronico ed uno schermo fluorescente e all’epoca erano componenti essenziali per produrre uno schermo di computer o un televisore a colori.

Le intese poste in essere dalle due case di produzione consistevano nella fissazione di prezzi, ripartizioni di mercati e di clienti, nonché in limitazioni della produzione. Inoltre, le imprese partecipanti si sono scambiate con regolarità informazioni commercialmente sensibili.

Il Tribunale al quale era stato presentato il ricorso aveva annullato l’ammenda di 28.048.000 euro inflitta alla Toshiba ed aveva ridotto da 86.738.000 euro a 82.826.000 euro l’ammenda inflitta alla Toshiba ed alla Panasonic/MTPD.

La Toshiba, ritenendo di non essere stata in grado di esercitare un’influenza determinante sulla MTPD per l’intera durata dell’intesa e di non poter quindi essere ritenuta responsabile dell’infrazione commessa dalla MTPD, chiede alla Corte di giustizia di annullare la sentenza del Tribunale, nonché l’ammenda inflitta in solido.

Secondo la sentenza emessa oggi, la Corte considera che il Tribunale correttamente ritenuto che la Toshiba fosse titolare di un diritto di veto sul piano di sviluppo della MTPD per tutta la durata della sua esistenza e che la titolarità di tale diritto fosse di per sé sufficiente per presumere che la Toshiba avesse effettivamente esercitato, assieme alla Panasonic, un’influenza determinante su tale impresa. Ne consegue che, contrariamente a quanto sostiene la Toshiba, il Tribunale non era tenuto a stabilire se la Toshiba avesse influenzato la gestione operativa della MTPD per concludere che esisteva, tra le due società, un’unità economica. La Corte conferma inoltre l’analisi del Tribunale secondo la quale la possibilità per una società controllante (Toshiba) di vietare alla sua controllata (MTPD) di prendere decisioni che implichino l’esborso di una somma relativamente contenuta rispetto al capitale di tale controllata costituisce un indizio della capacità di esercitare un’influenza determinante su tale controllata.


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