Chi sono i volontari di oggi? Donne, istruite, con un’età media di 27 anni e con una cultura civile orientata alla partecipazione. A tracciare l’identikit dei volontari di oggi, una ricerca condotta da alcune università italiane sull’esperienza dell’esercito (ben 6000) di volontari Expo Milano 2015. Lo studio ha evidenziato come una, seppur breve, esperienza di servizio volontario sia in grado di aprire le porte verso forme di impegno sociale più strutturate e continuative. Parlare di volontariato post-moderno significa cercare di capire questo mondo di volontari senza divisa, senza etichette, che si mobilitano per un evento che ha attratto la loro attenzione, che può essere tanto il Festival della letteratura di Mantova, quanto Expo Milano 2015 o le Olimpiadi invernali di Torino”, spiega il professor Maurizio Ambrosini dell’Università Statale di Milano, che insieme a un’équipe di ricercatori dell’Università di Verona, Pisa e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha curato un’indagine raccolta nel libro Volontariato post-moderno. Da Expo Milano 2015 alle nuove forme di impegno sociale, in libreria da novembre. La ricerca è stata commissionata da Ciessevi, Centro servizi per il volontariato città metropolitana di Milano, e da CSVnet, Coordinamento nazionale centro di servizi per il volontariato.

Ma come si è svolta l’indagine?Ai volontari di Expo 2015 sono stati sottoposti tre questionari: uno prima dell’evento, uno appena all’inizio dell’attività e uno dopo sei mesi dalla chiusura di Expo”, dice il professor Sandro Stanzani dell’Università di Verona. “Al questionario pre Expo hanno risposto in 2376, mentre durante e post evento le risposte sono state rispettivamente 1300 e 638”. Cosa è emerso? Il profilo tipo è donna, esattamente il 66% del totale, con un’età media pari a 27 anni e mezzo. Si tratta in larga parte di risiedenti al Nord (72,6%), mentre il loro livello di istruzione è medio-alto, infatti la percentuale dei diplomati e laureati è pari al 91,5%. Oltre il 60% dei volontari, invece, è studente. I risultati dello studio mostrano, poi, che i volontari Expo si dichiarano molto soddisfatti dell’esperienza avuta, un’esperienza che ha risposto alle loro aspettative in misura elevata.

La stragrande maggioranza, il 98%, la consiglierebbe ad amici o a parenti. I debuttanti nel mondo del volontariato (i cosiddetti newcomers) si mostrano più soddisfatti rispetto a chi ha già avuto esperienza (i cosiddetti experienced). E nell’insieme il 96,5% dichiara di voler fare volontariato in futuro e il 91,3% ipotizza che entro un anno dopo Expo avrà vissuto un’altra esperienza in un qualche servizio volontario. Tra i volontari che hanno espresso l’intenzione di fare volontariato in futuro, il 64,4% dichiara di volerlo svolgere soprattutto nella forma episodica (soprattutto i newcomers).

I 6000 volontari di Expo sono dunque testimoni del diffondersi di una nuova forma di impegno sociale, definito più fluido, perché episodico e occasionale, e che si differenzia dal volontariato più tradizionale, ma non per questo in contrapposizione. Questa nuova forma di volontariato, tuttavia, è oggetto di discordia, nata proprio a ridosso di Expo Milano 2015. A montare la protesta due comunità già promotrici della Rete No Expo. “Se il nostro impegno (anche quando dequalificato e demansionato) genera valore, e se il valore non è al servizio della comunità ma dell’impresa e della sua narrazione, vogliamo oggi ricordare un concetto limpido nella sua semplicità: il lavoro si paga”, dicono Off topic e “Io non lavoro gratis per Expo”.

Il concetto viene ribadito anche dai social dove si parla di “sfruttamento medievale”. “Il nostro non è un attacco violento a Ciessevi”, spiegano da Off topic “Ma vogliamo dire con chiarezza che stanno prendendo una cantonata culturale pazzesca. Si sta modificando il concetto culturale di volontariato, che è servizio alla comunità, impegno etico. E si va verso un volontariato emozionale, a servizio magari di grandi imprese”.

Così replica Stefano Tabò, presidente di CSVnet: “Quella di gestire i volontari Expo in un periodo in cui si parlava di scandali è stata una scelta scomoda, ma oggi c’è sempre più bisogno di correre dei rischi per far evolvere le nostre organizzazioni, adottando strumenti e strategie culturali innovative». Infatti, Ciessevi e CSVnet, insieme alla rete dei 68 CSV italiani, si sono assunti il compito di individuare e formare i cittadini che da maggio a ottobre del 2015 hanno svolto un servizio di volontariato durante Expo Milano. “Quello che abbiamo capito da quell’esperienza e dalla ricerca”, prosegue Tabò “è che esistono nuove forme di volontariato che non si possono né trattenere né circoscrivere. Il volontariato episodico è una di queste e può diventare il volontariato del futuro: interessa una fetta sempre più ampia di cittadini, non è limitato solo ai grandi eventi ma riguarda temi trasversali, dalla cura dei beni comuni alla gestione delle emergenze. E non è affatto in contrapposizione con il volontariato “tradizionale” organizzato: al contrario rappresenta per le associazioni, se la sapranno cogliere, un’occasione di crescita e aggiornamento, una vera e propria nuova stagione”.

E continua: “Il volontariato è prima di tutto libertà che si associa in maniera irrevocabile alla responsabilità. Non può farlo la legge e neppure lo possono le organizzazioni che in un dato momento storico esprimono le forme organizzate prevalenti dei volontari medesimi. È pur vero che il volontariato può essere facilitato ma anche ostacolato e finanche depistato. È bene, dunque, riconoscere rischi concreti nella “liquidità” del volontariato contemporaneo. Sono, cioè, possibili pericolose strumentalizzazioni dei volontari e occorre prevenirle. In questo senso, la responsabilità dei Centri di servizio per il volontariato cresce ulteriormente. Anche alla luce della recente legge di riforma del terzo Settore che affida ai CSV un ruolo più ampio nella promozione del ruolo dei volontari “in tutti” i soggetti di terzo settore. Si apre dunque per noi una nuova e più ricca stagione, chiamata a superare i limiti del passato”.

di Marianna Castelluccio


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