C’è l’accordo in Europa sul divieto di prodotti fatti con lavoro forzato (Foto Pixabay)

Stop in Europa ai prodotti realizzati attraverso il lavoro forzato. Consiglio e Parlamento hanno raggiunto questa mattina un accordo provvisorio sul regolamento che vieta sul mercato comunitario i prodotti realizzati con il lavoro forzato, moderna forma di schiavitù.

L’obiettivo principale della proposta è quello di vietare l’immissione e la messa a disposizione sul mercato dell’Ue, o l’esportazione dal mercato dell’UE, di qualsiasi prodotto realizzato utilizzando il lavoro forzato. È una piaga che coinvolge 27,6 milioni di persone in tutto il mondo, specialmente nel settore privato ma anche come imposizione di Stato.

Se dunque si dimostrerà che determinati prodotti sono fatti attraverso lavoro forzato, questi verranno ritirati dal mercato – e destinati al ritiro, allo smaltimento, al riciclo o alla distruzione. Il nuovo regolamento crea il quadro per far rispettare il divieto di prodotti da lavoro forzato anche attraverso la previsione di indagini, nuove soluzioni informatiche e cooperazione con altre autorità e paesi terzi. Parlamento europeo e Consiglio dovranno ora dare il via libera definitivo all’accordo provvisorio ma dopo l’entrata in vigore gli Stati avranno ancora tre anni di tempo per applicare le nuove regole.

Prodotti da lavoro forzato, stop nella Ue

«Questa legge è innovativa nel campo dei diritti umani. Impedirà ai prodotti del lavoro forzato di entrare nel nostro mercato», ha detto la corelatrice Samira Rafaela (Renew, NL)

Spiega Pierre-Yves Dermagne, vice primo ministro belga e ministro dell’Economia e dell’Occupazione: «È spaventoso che nel 21° secolo esistano ancora nel mondo la schiavitù e il lavoro forzato. Questo crimine nascosto deve essere sradicato e il primo passo per raggiungere questo obiettivo consiste nel rompere il modello di business delle aziende che sfruttano i lavoratori. Con questo regolamento vogliamo assicurarci che non ci sia posto per i loro prodotti nel nostro mercato unico, siano essi fabbricati in Europa o all’estero».

Per facilitare l’attuazione del regolamento, spiega il Consiglio in una nota, la Commissione istituirà una banca dati contenente informazioni verificabili e regolarmente aggiornate sui rischi del lavoro forzato, comprese le relazioni delle organizzazioni internazionali (come l’Organizzazione internazionale del lavoro).

Lavoro forzato, le indagini

Secondo il testo concordato, le autorità nazionali o, se sono coinvolti paesi terzi, la Commissione europea, indagheranno sul sospetto utilizzo del lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento delle aziende. Se l’indagine conclude che è stato utilizzato il lavoro forzato, le autorità possono chiedere che i beni in questione vengano ritirati dal mercato dell’UE e dai mercati online e confiscati alle frontiere. I beni saranno donati, riciclati o distrutti. I beni di importanza strategica o critica per la Ue, spiega il Parlamento europeo, possono essere trattenuti fino a quando l’azienda non eliminerà il lavoro forzato dalle sue catene di approvvigionamento. I prodotti vietati potrebbero inoltre essere reimmessi sul mercato se le aziende eliminano il lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento.

Le norme prevedono poi l’identificazione di merci e aree geografiche ad alto rischio. La Commissione dovrà redigere un elenco di settori economici specifici, in precise aree geografiche, in cui esiste il lavoro forzato imposto dallo Stato. Questo diventerà poi un criterio per valutare la necessità di aprire un’indagine. La Commissione potrà inoltre identificare prodotti o gruppi di prodotti per i quali importatori ed esportatori dovranno fornire ulteriori dettagli alle dogane dell’UE.

Spiega la corelatrice Maria-Manuel Leitão-Marques (S&D, PT): «Il lavoro forzato è una realtà da troppo tempo e rimane una realtà per troppi. Si stima che nel 2021 ne siano state colpite 27,6 milioni di persone, soprattutto nel settore privato, ma anche vittime del cosiddetto lavoro forzato sponsorizzato dallo Stato. L’accordo raggiunto oggi garantirà all’UE uno strumento per bandire dal mercato dell’Unione i prodotti realizzati con il lavoro forzato e per contrastare varie forme di lavoro forzato, anche quando imposto da uno Stato».

Una spiegazione di come funzionerà l’accordo viene dal Consiglio.

L’accordo provvisorio chiarisce che, se una parte del prodotto risultata in violazione di tale norma è sostituibile, l’ordine di smaltimento si applica solo alla parte interessata. Ad esempio, se una parte di un’auto è realizzata con il lavoro forzato, dovrà essere smaltita quella parte, ma non l’intera vettura. La casa automobilistica dovrà trovare un nuovo fornitore per quella parte o assicurarsi che non sia realizzata con lavoro forzato. Tuttavia, se i pomodori utilizzati per fare una salsa vengono prodotti utilizzando il lavoro forzato, tutta la salsa dovrà essere smaltita”.

Le norme prevedono la creazione di un nuovo Portale unico per il lavoro forzato che comprende linee guida, informazioni sui divieti, database di aree e settori a rischio, prove disponibili al pubblico e un portale i whistleblower.


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