Relazione annuale Garante privacy

Relazione annuale Garante privacy

In che modo i cittadini europei gestiscono i propri dati personali online? Oltre la metà degli utenti di Internet ha rifiutato il consenso all’uso dei propri dati personali a scopi pubblicitari, più o meno un internauta su due ha limitato o rifiutato la geolocalizzazione, poco meno di uno su quattro ha letto davvero le privacy policy e solo poco più di un terzo, il 36%, ha controllato che il sito fosse sicuro prima di dare i propri dati personali online.

Sono i principali numeri, in media europea, sulla gestione dei dati personali online da parte dei cittadini che usano internet, diffusi oggi dall’Eurostat in occasione della Giornata internazionale della protezione dei dati di domani, 28 gennaio.

 

grafico eurostat

How do EU citizens manage their personal data online? Eurostat 2022

 

Dati personali online, ecco cosa fanno gli europei

Nel 2021 circa il 73% dei cittadini dell’UE che hanno usato Internet nei tre mesi precedenti l’indagine hanno gestito l’accesso ai propri dati personali online. Come?

Più della metà (53%) degli utenti di Internet, spiega l’Eurostat, ha rifiutato di consentire l’utilizzo dei dati personali per la pubblicità e poco meno della metà (48%) ha limitato o rifiutato l’accesso alla propria posizione geografica. Inoltre, il 40% ha limitato l’accesso al proprio profilo o ai propri contenuti su siti di social network o sull’archiviazione online condivisa, mentre il 39% ha letto le informative sulla privacy prima di fornire i dati personali.

Solo il 36% ha verificato che il sito web cui ha fornito i propri dati personali fosse sicuro.

Come accade per questo tipo di dati, ci sono forti differenze nazionali. La gestione dei dati personali su internet nel 2021 varia fra gli Stati europei. Le quota più alte di cittadini che hanno gestito qualsiasi dato personale online ci sono nei Paesi Bassi e in Finlandia (entrambi 91%), seguiti dal Portogallo (89%), mentre le percentuali più basse si riscontrano in Romania (56%), Polonia (59%) e Slovenia (61%). Per l’Italia i dati 2021 non sono disponibili e le stime la posizionano nella parte bassa della classifica.

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