Non ci sono solo austerità e rassegnazione fra gli italiani. I tempi sono bui, i dati economici non consolano, il disagio sociale cresce. Eppure c’è una fetta di popolazione che vuole ripartire e che ha le energie per farlo, che possiede la vitalità necessaria per rispondere all’austerità con il rilancio. Perché “sobri sì, asceti no”, dice il Censis. Il Centro di ricerca ha realizzato uno studio alla scoperta dei “soggetti vitali” da cui ripartire per superare l’austerity: territori del “vigore economico”, donne multitasking, immigrati imprenditori e giovani pendolari globali.
Sono questi i nuovi soggetti che esprimono capacità di fare e di rispondere con energia alla crisi attuale. Dopo i tagli a sprechi ed eccessi, si parte dai consumi. Secondo la ricerca del Censis “Una prospettiva di vigore per uscire dalla depressione” realizzata in collaborazione con Eni, c’è voglia di allentare un po’ e di riprendersi, quando possibile, i consumi. Se potessero contare su un aumento del reddito, cosa ne farebbero gli italiani? La ricerca ha evidenziato che “il 38% aumenterebbe i consumi, recuperando quelle abitudini a cui hanno dovuto rinunciare, come cenare al ristorante. Il 33% ci si farebbe un gruzzoletto per affrontare spese future impreviste. Il 32,5% investirebbe per coprire bisogni sociali in previdenza, sanità, formazione. Il 30% si toglierebbe uno sfizio, come fare un viaggio. Decollano poi nuovi modelli di consumo: sono 6 milioni le persone che hanno acquistato almeno una volta oggetti che sono stati trasformati o reinventati a partire da materiali di recupero”.
Lo studio del Censis evidenzia i possibili protagonisti della “ripartenza”. In alcuni territori ci sono indizi di ripresa economica: le province con maggiore vigore economico, cioè con una più forte capacità di creare nuove imprese e nuova occupazione negli ultimi cinque anni, sono Prato (che, dopo una crisi epocale, sembra oggi aver ritrovato nuove energie), Monza e Brianza (non solo Milano). Nella “classifica del vigore” ci sono 9 province del Centro (Prato, Livorno, nonostante la recente crisi dell’acciaieria di Piombino, Pisa, Firenze, Terni, Lucca, Arezzo, Viterbo, Ancona), 7 del Nord-Est (Trento, Bolzano, Pordenone, Gorizia, Belluno, Padova, Trieste), 3 del Nord-Ovest (Monza e Brianza, La Spezia, Milano), una del Sud (Pescara). Nel 2013, l’anno peggiore della crisi, sono comunque nate 1.053 imprese al giorno a fronte di 1.018 che hanno chiuso. Di start-up innovative se ne contano circa 2mila: ne sono nate 4 nuove al giorno. La città che gli italiani considerano più vitale è di gran lunga Milano, seguita a distanza da Torino e Roma.
Ci sono poi i “protagonisti del vigore”, persone e individui che hanno le risorse per non abbandonarsi alla depressione. Fra questi, rileva il Censis, “le donne acrobate multitasking”, che si stanno conquistando spazi nelle imprese – quasi un quarto delle imprese italiane ha alla guida una donna – e che sono capaci di destreggiarsi fra più attività. Spiega il Censis: “Il multitasking (saper fare più cose alla volta) che connota le donne che lavorano è un sintomo di vigore che si spinge fin dentro l’intimità casalinga. 7,6 milioni di donne lavoratrici fanno la spesa, 7,5 milioni cucinano regolarmente, 5,4 milioni stirano, 3 milioni fanno persino attività di piccolo cucito. Sarà pure l’«effetto Ikea», ma le donne sono ormai ampiamente esposte anche nel fai-da-te domestico: 1,2 milioni di donne lavoratrici montano mensole e piccoli mobili, un milione si occupa direttamente delle piccole riparazioni elettriche in casa, 900mila anche delle piccole riparazioni idrauliche”.
Ci sono poi gli immigrati che aprono nuove imprese: sono quasi 380 mila gli imprenditori nati all’estero, con un aumento del 16,5% rispetto al 2009. Da allora a oggi, sono aumentati del 21,3% i titolari stranieri nel comparto al dettaglio e del 9,1% nel settore dell’ingrosso. Sono ormai 6 milioni gli italiani che fanno regolarmente acquisti in negozi etnici. 3,5 milioni di italiani acquistano con regolarità in questi negozi i prodotti casalinghi, 2,6 milioni i prodotti alimentari, 2,3 milioni la frutta, la verdura e i detersivi, 1,9 milioni vi si rivolgono per riparare i telefoni cellulari. Il 62% degli italiani si reca nei negozi di prossimità gestiti dai migranti perché i prezzi sono convenienti, il 34% perché vi si trovano prodotti altrove irreperibili, il 22% per la comodità degli orari.
Ancora: fra le forze vitali ci sono i “giovani pendolari globali”, 3,7 milioni di persone al di sotto dei 35 anni che vivono all’estero solo per qualche periodo dell’anno. “Se il 26,5% dei giovani italiani è convinto che il trasferimento all’estero dovrebbe essere definitivo, il 61% ritiene invece che è opportuno trasferirsi per un breve periodo – spiega il Censis – Gli Stati Uniti (per il 48%), la Germania (41%), l’Australia (40%) e il Regno Unito (39%) sono i Paesi che i giovani indicano come mete più ambite. I Brics tirano poco: la Cina è citata dal 12% dei giovani italiani, il Brasile dal 6%, l’India dal 4%”.

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