Giornata mondiale dell’Infanzia e dell'Adolescenza, le iniziative dell’Autorità garante

Disturbi del linguaggio, dell’apprendimento e dello spettro autistico. Disabilità intellettiva, epilessia, disturbi neurologici, malattie rare e dello sviluppo, disturbi psichiatrici, depressione e conseguenti atti autolesivi e tentativi di suicidio: i disturbi neuropsichici dell’età evolutiva sono estremamente frequenti. In Italia colpiscono quasi 2 milioni di bambini/e e ragazzi/e, tra il 10 e il 20% della popolazione infantile e adolescenziale tra i 0 e i 17 anni.

È questo lo scenario presentato dalla SINPIA Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in apertura del Congresso che, fino al 6 novembre, vedrà la partecipazione degli operatori occupati in prima linea con quella che è da molti considerata la “vera onda lunga pandemica”, quella che colpisce la salute neuropsichica di bambini e ragazzi.

Disturbi neuropsichici dell’età evolutiva, aumentano le richieste di assistenza

In meno di dieci anni è raddoppiato il numero degli utenti seguiti nei servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA), con una prevalenza di accesso 4 volte superiore a quella dei servizi di salute mentale adulti e 8 volte superiore a quella dei servizi per le dipendenze patologiche.

Un trend in vistosa crescita, a cui contribuisce la maggiore consapevolezza della popolazione, il cambiamento dei criteri diagnostici, l’introduzione di strategie di screening e di individuazione precoce, l’aumentata sopravvivenza di soggetti con gravi disabilità e la presenza di modificazioni ambientali rilevanti e molto rapide che impattano sullo sviluppo e sul livello atteso di funzionamento.

Ma anche l’impatto della pandemia e delle restrizioni e ritardi di accesso ai servizi, soprattutto nelle fasce più vulnerabili. A tal proposito si ricorda anche l’allarme lanciato da UNICEF-OMS, che sottolinea come, a livello mondiale, 1 adolescente su 7 presenti disturbi legati alla salute mentale, peggiorati dall’emergenza sanitaria.

 

disturbi neuropsichici dell'età evolutiva

 

Inoltre – spiega la SINPIA – permangono criticità sistemiche e culturali. I pazienti e le loro famiglie sono infatti tutt’oggi oggetto di pregiudizi marcati, che interferiscono con la diagnosi e la terapia, con l’inclusione sociale e soprattutto con la programmazione sanitaria.

“Le risposte ai bisogni di salute dei bambini e ragazzi con disturbi neuropsichici dell’età evolutiva e alle loro famiglie – spiega Antonella Costantino, presidente di SINPIA – presentano criticità molto rilevanti, con una grande discrepanza tra il giusto investimento di risorse sulla salute fisica dei bambini e lo scarso investimento su quella neuropsichica, reso ancora più drammatico dagli effetti della pandemia. Ecco perché un adeguato investimento nell’ambito della promozione della salute mentale e della prevenzione e intervento nei disturbi neuropsichici dell’età evolutiva è sempre più strategico”.

SIP: investire in servizi e programmi di salute mentale a livello nazionale

Il trend in aumento dei disturbi neuropsichici dell’età evolutiva è confermato anche dall’ultimo numero di “Pediatria”, che presenta i risultati di un’indagine relativa agli accessi in Pronto Soccorso per patologie neuropsichiatriche, condotta dalla SIP (Società Italiana di Pediatria) durante la pandemia.

La sospensione forzata di tutte le attività sociali – spiega la SIP – ha determinato un ulteriore incremento di disturbi quali ansia, depressione, disturbi della condotta alimentare e, in casi estremi, tentativi di suicidio.

I dati epidemiologici raccolti in 9 regioni italiane hanno evidenziato, infatti, un aumento dell’84% degli accessi in Pronto Soccorso per patologie neuropsichiatriche. Preoccupa, in particolare, l’incremento dei casi di ideazione suicidaria del 147%, rispetto al periodo pre-Covid, e l’aumento del numero di accessi per psicosi e disturbi del comportamento alimentare.

“La risposta territoriale a questi bisogni assistenziali – sottolinea la SIP – è estremamente carente, anche in termini di posti letto dedicati, e con una rilevante disomogeneità nei percorsi tra le varie regioni italiane. È dunque prioritario investire in servizi e programmi di salute mentale a livello nazionale, perché senza salute mentale per i nostri giovani non c’è futuro”.

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