Guerra in Iran e impatto su famiglie ed economia (Foto Pixabay)
Famiglie, Confesercenti: italiani più poveri di venti anni fa
La guerra in Iran accende l’allarme su inflazione e consumi. Analisi Confesercenti: gli italiani sono più poveri di venti anni fa, giù consumi e redditi da lavoro. Oggi si spende 23% in più per acquistare il 15% in meno
Doveva essere un anno di svolta. O almeno questa era l’aspettativa. Ma la guerra in Medio Oriente renderà il 2026 “un anno sulle montagne russe” per le famiglie e per l’economia nel suo complesso. Lo shock dovuto al conflitto in Iran potrebbe riaccendere l’allarme su consumi e inflazioni. Far risalire l’inflazione al 2,9% quest’anno, cancellare 3,9 miliardi di consumi, accentuare la crisi delle famiglie. In poche parole: gli italiani sono più poveri di venti anni fa. E con la guerra e le tensioni geopolitiche la situazione rischia di precipitare e di fermare il già debole recupero del potere d’acquisto delle famiglie.
Rispetto al 2005, è diminuito del 3,2% e oggi si spende di più per comprare di meno. Si spende, precisa CER per Confesercenti in un approfondimento sull’impatto economico del conflitto in Iran sull’economia italiana, il 23% in più per acquistare il 15% in meno. Senza contare il peso sempre maggiore delle spese incomprimibili sui bilanci delle famiglie.
“Il 2026 poteva e doveva essere l’anno della svolta per l’economia italiana. La guerra in Iran, che si aggiunge al dramma ucraino, ci obbliga invece a rivedere le prospettive dei prossimi mesi – afferma Nico Gronchi, presidente di Confesercenti – Anche il turismo, che negli ultimi anni ha sostenuto la crescita, potrebbe entrare in una fase negativa. Il timore è che il nuovo shock fermi il recupero del potere d’acquisto e colpisca con forza un sistema Paese che, in termini economici, è per molti aspetti più fragile di venti anni fa”.
Guardare indietro per capire la fragilità
Il quadro tracciato da Confesercenti è a tinte fosche. Il 2026 era iniziato con diverse aspettative. Invece “il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, che si somma a un quadro internazionale già segnato da conflitti e persistenti incertezze geopolitiche, potrebbe cambiare radicalmente lo scenario. Anche perché la crisi colpisce un’economia che arriva da un lungo ciclo di impoverimento relativo, in cui famiglie e imprese hanno perso margini di tenuta”.
L’analisi guarda indietro. In venti anni, fra il 2005 e il 2025, l’Italia ha visto peggiorare alcuni degli indicatori più importanti della condizione economica delle famiglie.
“Il potere d’acquisto si è ridotto, i consumi reali diminuiti, il risparmio si è assottigliato, il peso delle spese obbligate è aumentato – spiega Confesercenti – Nel frattempo, la crescita dell’occupazione non si è tradotta in un corrispondente miglioramento del benessere: si lavora di più, ma si guadagna meno; si spende di più, ma si compra meno”.
Si spende di più per comprare di meno
Nel dettaglio, in venti anni gli occupati sono aumentati di circa 1,4 milioni, passando da 22,7 a 24,1 milioni. Ma il reddito unitario totale da lavoro è diminuito del 9,3%, con una perdita media di 4.400 euro. Fra il 2005 e il 2025 il potere d’acquisto delle famiglie è sceso del 3,2% e si è ridotta anche la propensione al risparmio, che è passata dal 13,3% al 7,8% del reddito disponibile.
Le associazioni dei consumatori hanno denunciato a più riprese, davanti all’andamento dell’inflazione e ai prezzi del carrello della spesa, che oggi si spende di più per comprare di meno. Secondo l’analisi di Confesercenti, negli ultimi venti anni in valore nominale la spesa delle famiglie è aumentata di circa il 23% ma in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, i consumi si riducono del 15%, pari a 133 miliardi di euro in meno, circa 5mila euro di spesa ‘sparita’ a famiglia.
Spese incomprimibili assorbono il 42% del bilancio
Sui bilanci delle famiglie pesano sempre di più le spese incomprimibili. Casa, energia, trasporti, assicurazioni, sanità, servizi finanziari e altre voci essenziali assorbono ormai il 42% del bilancio delle famiglie, in media circa 14.300 euro.
“La nuova fiammata di petrolio e gas – spiega Confesercenti – aggrava dunque una tendenza già in atto da anni, quella dell’espansione continua dei costi fissi, che riduce la possibilità di acquistare altri beni e servizi”. Anche la pressione fiscale è su valori molto elevati (43,1% nel 2025). Sempre in venti anni, la produttività dell’economia a valori correnti cresce del 35%, ma a valori costanti arretra del 2,4%.

