Inflazione, i rischi dalla guerra in Medio Oriente. L'analisi dei consumatori (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

L’inflazione torna a salire e con la guerra in Medio Oriente la situazione potrebbe precipitare ancora. La reazione delle associazioni dei consumatori davanti all’impennata dell’inflazione, che sale all’1,6% a febbraio secondo le stime Istat, con il carrello della spesa al più 2,2% e rialzi sui prezzi alimentari, evidenziano il rischio che tutto peggiori nell’arco di pochissimo tempo. Il rialzo dei prezzi ha investito i listini turistici in occasione dei Giochi Milano Cortina e rischia di proseguire e aggravarsi con il conflitto in corso contro l’Iran e l’escalation in Medio Oriente.

Listini esplosi nel turismo

“L’Istat conferma in pieno l’allarme sui rincari scoppiati in Italia in occasione dei giochi invernali di Milano Cortina 2026”, afferma il Codacons. L’aggravio di spesa dell’inflazione all’1,6% è di 529 euro in più l’anno per una famiglia tipo, 731 euro in più per un nucleo con due figli.

“A febbraio i listini, tuttavia, sono letteralmente esplosi nel settore turistico: alberghi, motel, pensioni e simili hanno rincarato le tariffe del +14,7% su anno, e addirittura del +12% rispetto al mese precedente – analizza il Codacons – I prezzi dei biglietti aerei per i voli nazionali sono saliti del +45% su anno, +29,6% sul mese precedente”. Per l’associazione tutti questi numeri “confermano come le Olimpiadi invernali siano state l’occasione per speculare sui prezzi in Italia aumentando i listini in tutto il comparto turistico con un impatto pesantissimo sull’inflazione e un enorme arricchimento per gli operatori del settore”.

Si rischia nuova esplosione dei prezzi

Per l’Unione Nazionale Consumatori i dati sull’inflazione sono “una Caporetto per le famiglie”. Il presidente dell’associazione Massimiliano Dona commenta: «È incredibile che l’inflazione non sia mai stata sotto controllo nonostante da mesi vi fossero tutte le condizioni per un drastico calo dei prezzi, soprattutto visto che ora è sopraggiunto il rischio fondato che quanto sta accadendo in Iran si traduca in una nuova esplosione dei prezzi come dopo l’invasione dell’Ucraina».

L’associazione chiede al Governo Meloni di ridurre subito di 25 centesimi le accise sui carburanti dei carburanti e di intervenire su luce e gas, azzerando oneri di sistema e abbassando l’Iva sul gas. «Si tratta, infatti, non solo di costi che rischiano di diventare proibitivi per le famiglie – spiega Dona – ma anche di costi di produzione (luce e gas) e di distribuzione (carburanti) di tutte le imprese ed esercizi commerciali. Se si alzano, quindi, saranno trasferiti sui prezzi finali e l’inflazione rischia di prendere il volo».

Medio Oriente, materie prime ed energia

Con la guerra in Iran la situazione potrebbe peggiorare. E si rischia poi anche una Pasqua amara per gli italiani, aggiunge Assoutenti, che si sofferma soprattutto sui rincari dei beni alimentari, con listini a più 2,6% su base annua. L’aggravio di spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche è di 241 euro l’anno per una famiglia con due figli.

«Un andamento – spiega il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – che desta forte preoccupazione soprattutto il vista delle prossime festività di Pasqua, quando aumenteranno sensibilmente i consumi alimentari degli italiani».

«Una situazione che potrebbe addirittura peggiorare nei prossimi giorni: la crisi del Medio Oriente – prosegue Melluso – rischia di avere ripercussioni fortissime sui prezzi al dettaglio, come conseguenza dei maggiori costi di trasporto delle merci e dell’impennata delle quotazioni delle materie prime. Per questo invitiamo il governo alla massima vigilanza sui prezzi alimentari e ad intervenire con le misure opportune per evitare che i carrelli della spesa siano sempre più vuoti e le tasche delle famiglie sempre più leggere».

Federconsumatori stima ricadute di 538 euro l’anno. E in questo contesto, aggiunge l’associazione, non si può sottovalutare l’impatto che si rischia sul fronte dei carburanti e dell’energia, dovuto al conflitto nel Medio Oriente, al quale si aggiungono i rischi di fenomeni speculativi. A questo si aggiunge quanto già evidenziato dall’Istat: fra il 2021 e il 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati di quasi il 25%.

«Il quadro non può che destare estrema preoccupazione e merita la massima attenzione da parte del Governo – afferma Michele Carrus, presidente di Federconsumatori – Per questo è necessario, in questa delicata fase, porre la dovuta attenzione nei confronti delle famiglie, adottando ogni misura necessaria per la salvaguardia del loro potere di acquisto e per la tenuta dell’intero sistema economico».

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