“Maccarone, m’hai provocato? E io te distruggo, io me te magno”. Sì ma come lo famo sto maccherone? Alla carbonara naturalmente. Pancetta o guanciale? Pecorino o parmigiano? Olio? E ancora, aglio e cipolla vanno messi? E la panna? Se per noi italiani il cibo è una cosa seria, quando si parla di “Carbonara” la questione lo è ancora di più.Le “scuole di pensiero” sono tante, molto diverse e quando si provano a definire gli ingredienti della carbonara perfetta si finisce inevitabilmente col fare i conti con guerre campanilistiche regionali e provinciali che gli scontri tra guelfi e ghibellini sono ben poca cosa a confronto.

Su una cosa però, gli italiani sembrano essere unanimi: le rivisitazioni non sono ammesse. Che a proporle siano grandi chef o l’estro nazionale delle cucine del resto mondo, poco importa: la Carbonara con le zucchine come in Inghilterra proprio non la possiamo accettare, e neanche quella cinese col pollo; figuriamoci poi la variante con i preparati liofilizzati che vanno per la maggiore in Francia, Germania e Norvegia, men che meno la versione con aggiunta di panna che propongono in Giappone.

Non è difficile allora comprendere perché tre italiani su quattro restano delusi dai piatti “italiani” serviti all’estero dove vengono portate in tavola le più bizzarre versioni delle ricette tradizionali. “È significativo e preoccupante”, sottolinea la Coldiretti, “il fatto che uno dei piatti “italiani” più diffuso siano gli spaghetti alla bolognese che spopolano in Inghilterra, ma che non esistono nella tradizione nazionale se non nei menù acchiappaturisti. Una variante molto diffusa spacciata come tricolore è anche la ‘Pasta with Meatballs’, pasta con le polpette che nessun italiano servirebbe a tavola. Ma qui si aprirebbero molte altre pagine di discussione.

Al di là delle “blasfemie” delle cucine estere, la carbonara è la sovrana incontrastata del regno culinario della pasta e, al momento, vince anche nel food delivery, almeno secondo quanto emerso dai dati dell’Osservatorio Just Eat che, in occasione del Carbonara Day 2019, svela i gusti degli Italiani proprio in fatto di carbonara.

La giornata, voluta e promossa dai pastai italiani di Unione Italiana Food, insieme a IPO (International Pasta Organisation), unisce da 3 anni gli appassionati di carbonara di tutto il mondo, che ogni 6 aprile si confrontano sui social in un dibattito su questa ricetta con hashtag #carbonaraday e #carbonarachallenge

La carbonara spopola anche nel panorama del cibo a domicilio. Sugli oltre 6.000 kg ordinati nel 2018, Roma è al top con quasi 3.000 kg richiesti in un anno, ma Catania definisce il trend con una crescita del +364%, insieme anche a Palermo (+190%) e Genova (+172%).

Gli appassionati di carbonara sono soprattutto gli uomini, in particolare la fascia 26-35 anni, seguiti dai giovanissimi 18-25; tra le professioni vincono gli impiegati che preferiscono spaghetti, rigatoni e supplì.

Insomma, se non sapete cosa portare in tavola a pranzo, fugate ogni dubbio e servite un bel piatto di pasta alla carbonara e, perché no, non perdete l’occasione di partecipare alla #carbonarachallenge. Per celebrare al meglio questa giornata, La Scuola de La Cucina Italiana e Academia Barilla sono alla ricerca della carbonara più buona d’Italia.

E ricordate, nel caso in cui tutto vada storto, la vita non vi sorrida troppo o l’amore faccia acqua da tutte le parti, keep calm and eat carbonara.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

1 thought on “Keep calm and eat carbonara. Ovvero un piatto di pasta è la soluzione migliore

  1. in prima battuta italianizzerei tutti quegli inglesismi tipo “keep calm – challenge” e compagnia cantando, è nostro prodotto? Bene ci si esprime in italiano, proprio per non confonderlo con tutte le blasfemie che vengono servite per il mondo.
    Saluti
    C. Blasi

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