Legge sugli ecoreati, Manifesto ControEcomafie per la giustizia ambientale e sociale (Foto Pixabay)
Legge sugli ecoreati, Legambiente e Libera: Manifesto ControEcomafie per la giustizia ambientale e sociale
A dieci anni dall’approvazione della legge sugli ecoreati, Legambiente e Libera hanno presentato un Manifesto per la giustizia ambientale e sociale con proposte e impegni per contrastare le ecomafie
A dieci anni dall’approvazione della legge sugli ecoreati, Legambiente e Libera presentano il Manifesto ControEcomafie 2025 con “cinque proposte al Governo e al Parlamento e altrettanti impegni che assumiamo per contrastare con più efficacia le ecomafie in tutti i settori dove fanno affari d’oro, a discapito dell’ambiente, della salute dei cittadini e dell’economia”.
Legge sugli ecoreati, dieci anni dopo
Il Manifesto ha concluso la due giorni di ControEcomafie organizzata nei giorni scorsi dalle due associazioni e conclusa con il richiamo alla giustizia ambientale e sociale.
Il tutto a dieci anni dall’approvazione della legge 68 del 2015 che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice penale italiano.
I risultati sono preoccupanti: in dieci anni ci sono stati quasi 7mila reati accertati dalle forze dell’ordine e dalla Capitanerie di porto (uno ogni 3 controlli), oltre 12mila persone denunciate, centinaia di arresti, quasi duemila sequestri effettuati per un valore di oltre un miliardo di euro.
A questo si aggiungono una serie di “primati” regionali: la Campania è prima come controlli, reati complessivi (1.440), attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (351). La Puglia è prima per il delitto di inquinamento ambientale (260) – seguita da Sicilia, Calabria e Campania – e per numero di arresti (100). La Calabria è prima per il reato di disastro ambientale (59). La Sicilia è prima come valore dei beni sequestrati (432,1 milioni di euro), seguita da Calabria e Campania. La Sardegna è prima per controlli e violazioni della legge 231/2001 (179).
La consapevolezza della gravità di questi fenomeni è cresciuta nel tempo fino ad arrivare all’approvazione della legge sugli ecoreati, che ha introdotto nel Codice penale una serie di delitti contro l’ambiente quali l’inquinamento ambientale e il disastro ambientale. Sono però ancora troppi, denuncia Legambiente, i ritardi che si sono accumulati, come dimostrano le mancate bonifiche nei Siti d’interesse nazionale o la sentenza di condanna da parte della Corte europea dei diritti umani per la mancata tutela del diritto alla vita di chi vive nella “Terra dei fuochi”, tra le province di Napoli e Caserta.
La dimensione transnazionale dei crimini ambientali richiede maggiore attenzione e impegno da parte di tutti gli Stati.

Le proposte per la giustizia ambientale e sociale
Con il Manifesto presentato nei giorni scorsi, Legambiente e Libera avanzano cinque proposte: recepire quanto prima in tutti i Paesi dell’Unione europea la direttiva del 2024 per la tutela penale dell’ambiente, integrando il nostro Codice penale con i nuovi delitti e definendo una strategia nazionale di lotta all’ecocriminalità; definire, nell’ambito della Convenzione internazionale sulla criminalità organizzata, un quadro di impegni condivisi per il contrasto dei crimini transnazionali contro l’ambiente; inserire nel nostro Codice penale i delitti contro il patrimonio agroalimentare e quelli contro gli animali; rafforzare la lotta all’abusivismo edilizio, con risorse adeguate per Comuni, Prefetture, autorità giudiziaria e norme più efficaci; accelerare la bonifica dei Siti d’interesse nazionale gravemente inquinati, insieme allo sviluppo di progetti di riconversione ecologica.
A loro volta le due associazioni si assumono cinque impegni:
- sostenere le comunità locali nelle vertenze contro l’aggressione ecocriminale ai territori in cui vivono, anche attraverso azioni di carattere giudiziario;
- sviluppare campagne nazionali, come “Ecogiustizia subito” e “Fame di verità e giustizia”, per sollecitare risposte istituzionali sulla giustizia ambientale e sociale;
- organizzare attività di monitoraggio civico, come quelle sviluppate in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, per ottenere trasparenza nell’utilizzo di risorse pubbliche in materia ambientale;
- promuovere iniziative rivolte alle scuole e alle Università per diffondere ancora di più tra le giovani generazioni la conoscenza dell’ecomafia, delle cause e delle risposte necessarie;
- monitorare il rispetto, a livello europeo e internazionale, di tutti gli impegni adottati per contro l’ecocriminalità transnazionale.
«Grazie al nostro lavoro trentennale di pressione e mobilitazione – ha sottolineato il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani – siamo riusciti a far approvare dal Parlamento vere e proprie riforme di civiltà, come l’inserimento dei delitti ambientali e dei reati contro il patrimonio culturale all’interno del Codice penale. Ora è arrivato il momento di completare la rivoluzione normativa contro le ecomafie e la criminalità ambientale».

