Mais Ogm, Corte di giustizia Ue: legittimo il divieto di coltivazione in Italia (Foto wr heustis per Pexels)
Mais Ogm, Corte di Giustizia Ue legittima il divieto italiano di coltivazione
La Corte di giustizia Ue conferma la legittimità di coltivazione del mais Ogm MON 810 introdotto in Italia
La Corte di giustizia della Ue legittima il divieto italiano di coltivazione di mais Ogm. La Corte ha stabilito che gli Stati membri possono, a determinate condizioni, vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul loro territorio. È dunque legittima per la Corte la procedura che permette alla Commissione europea, su richiesta di uno Stato, di limitare la zona autorizzata per la coltivazione di un Ogm, con il tacito consenso del titolare dell’autorizzazione. La Corte conferma inoltre la legittimità del divieto di coltivazione del mais MON 810 introdotto in Italia sulla base di questa procedura.
Il caso Fidenato
La pronuncia della Corte di giustizia riguarda il caso di Giorgio Fidenato, agricolture friulano che contesta da anni le leggi nazionali contro il divieto di coltivazione di mais Ogm, e che appunto ha piantato a più riprese mais Ogm mentre la coltivazione è vietata in Italia. Le autorità hanno dunque ordinato all’agricoltore di distruggere le piante e lo hanno multato per un totale di 50 mila euro.
Il divieto è stato adottato sulla base di una procedura prevista dal diritto dell’Ue nel 2015. Quando uno Stato membro chiede la modifica dell’ambito geografico dell’autorizzazione alla coltivazione di un Ogm, senza addurre alcuna giustificazione particolare, e il titolare dell’autorizzazione non vi si oppone entro 30 giorni, la Commissione europea prende atto di tale modifica, che diventa immediatamente applicabile. La conseguenza concreta è che la coltivazione dell’Ogm in questione è vietata nei territori in cui l’autorizzazione modificata non si applica. In tale contesto, numerosi Stati hanno limitato o vietato la coltivazione del mais MON 810 in tutto il loro territorio o in parte di esso.
L’agricoltore ha presentato ricorso ai giudici contro le decisioni adottate nei suoi confronti. E la giustizia italiana ha interrogato la Corte di giustizia sul sul rispetto della libera circolazione delle merci, della libertà d’impresa nonché dei principi di non discriminazione e di proporzionalità.
Ogm, il divieto di coltivazione non è contrario al diritto Ue
Nella sua sentenza, dunque, la Corte tiene conto del fatto che un divieto di coltivazione di un Ogm come quello applicabile in Italia è adottato con il consenso tacito del titolare dell’autorizzazione relativa all’Ogm. Sottolinea poi che c’è un ampio margine di discrezionalità nel legiferare in settori quali la coltivazione di Ogm.
E in tale contesto, la Corte “ritiene che la procedura prevista a partire dal 2015 dal diritto dell’Unione, che consente agli Stati membri, in una logica di sussidiarietà, di ottenere il divieto di coltivazione di Ogm sul loro territorio, senza giustificazione particolare, qualora il titolare dell’autorizzazione non vi si opponga, non sia contraria al diritto dell’Unione”.
Per la Corte questo meccanismo non viola il principio di proporzionalità né crea discriminazioni tra gli agricoltori dei diversi Stati membri.
Inoltre, aggiunge la Corte, “il divieto di coltivare un Ogm non costituisce neppure una violazione della libera circolazione delle merci, in quanto non impedisce alle imprese di importare prodotti contenenti tale Ogm, né ai consumatori di acquistarne”.

