Rincari record, l’energia elettrica aumenta a tripla cifra ed è stangata sul cibo (foto pixabay)

Nulla si salva dai rincari. Con l’inflazione all’8,9% su base annua, al 10,9% sul carrello della spesa e all’11,7% sui prodotti alimentari, non c’è voce che si salvi dai rincari record, anche se su alcuni settori i rialzi sono particolarmente pesanti. Arrivano alla tripla cifra per l’energia elettrica e per i voli europei e colpiscono particolarmente per tutte le voci al rialzo sui prodotti alimentari – che provocano una vera e propria stangata sul cibo, come da tempo denunciano le associazioni dei consumatori.

L’Unione nazionale consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri sull’inflazione annua di settembre per stilare le classifiche dei rialzi dei prodotti alimentari e di quelli non alimentari.

Rincari record, al primo posto l’energia elettrica nel mercato libero

Fra i prodotti non alimentari, il dato che spicca riguarda i rincari record dell’Energia elettrica del mercato libero che fa un balzo astronomico del +136,7% su base annua. Il Mercato tutelato rincara invece del +57,3%.

«Tradotto in soldoni – spiega l’UNC – significa che nel libero la spesa aggiuntiva a famiglia è pari a 863 euro su base annua contro i 362 euro del tutelato, oltre il doppio, 2,4 volte in più».

I rincari sono a tripla cifra anche per i voli europei che aumentano del 128% su settembre 2021, seguiti da quelli Intercontinentali con +97,4%. Il gas di città (mercato libero più tutelato) rincara del +63,7% ma il tutelato si ferma a +43%. «Ennesima dimostrazione di come, anche per il gas, la stangata nel mercato libero sia ben maggiore di quella del tutelato, salvo ovviamente per chi ha contratti a prezzo fisso che non hanno subito variazioni contrattuali», spiega l’UNC, che chiede al Governo di rinviare la scadenza del mercato tutelato del gas prevista per il 1° gennaio 2023.

 

Prezzi, carrello della spesa a più 10,9%. Mai così alti dal 1983 (foto pixabay)

Rincari record, la spesa alimentare

Particolarmente pesanti per le famiglie sono i rincari dei prodotti alimentari. Non si salva nessuno e l’unica differenza riguarda il range degli aumenti, compresi fra il “primo posto” dell’olio diverso da quello di oliva, che rincara del 59,4%, e l’ultimo (è una top 40) dei prodotti di pasticceria confezionata che rincarano del 10,8%.

Il burro aumenta del +38,1% (secondo posto) e il riso del +26,7%. Si segnalano i rincari di pasta (secca e fresca) con +24,6%, del latte conservato (+24,4%), della farina (+24,2%). I vegetali, come melanzane e zucchine, aumentano del 21,4%.

I formaggi freschi segnano un rialzo del +19,3%, lo zucchero del +19,2%. Le uova rincarano del +16,6% e il pollame del +16,5%. Il latte fresco parzialmente scremato  segna +15,8%.

Si segnalano ancora il latte fresco intero (+12,8%), il pane fresco (+12,6%), le acque minerali  (+12,5%). Sono centinaia di euro in più che pesano sulla spesa alimentare delle famiglie, fra l’altro con un impatto maggiore non solo per le famiglie numerose ma anche per quelle con minore capacità di spesa.

«Solo per mangiare e bere una famiglia pagherà in media 660 euro in più su base annua – dice il presidente UNC Massimiliano Dona – Una batosta che sale a 900 euro per una coppia con 2 figli, 812 per una coppia con 1 figlio, 1075 per le coppie con 3 figli. Urge un bonus una tantum di 600 euro per dare fiato alle famiglie che guadagnano meno di 35 mila euro».


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