Consumo di sale, con meno sodio nella dieta si salvano milioni di vite (Foto Pixabay)

Ridurre il consumo di sale per guadagnare salute. A livello mondiale, sarebbe possibile prevenire oltre due milioni e mezzo di morti premature attraverso la riduzione del consumo di sale a meno di 5 grammi al giorno, tra quello già presente negli alimenti e quello aggiunto, secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

Nel mondo infatti c’è un eccessivo consumo di sale. Se l’Oms raccomanda meno di 5 grammi al giorno, a livello globale dati del 2019 stimano un consumo medio giornaliero di 10.78 g/die (circa il doppio della quantità raccomandata dall’OMS). In Italia i dati diffusi dal Ministero della Salute indicano un consumo di sale ancora superiore rispetto a quello raccomandato. Dati del 2018/2019 indicano infatti un consumo medio giornaliero di sale pari a 9,5 grammi negli uomini e 7,2 grammi nelle donne. Il consumo è inferiore a 5 grammi al dì solo nel 9% degli uomini e nel 23% delle donne.

Al via la Settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale

Ecco quindi spiegato, insieme alle conseguenze negative che l’eccessivo consumo di sale ha sulla salute umana, il valore della Settimana mondiale pere la riduzione del consumo di sale, lanciata dal WASSH – World Action on Salt, Sugar and Health e in corso in questa settimana – dal 13 al 19 maggio. In Italia la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) collabora con WASSH e coordina per l’Italia la campagna, che sottolinea quest’anno il valore della Dieta Mediterranea nel facilitare la riduzione del consumo di sale.

Il tema del 2024, “It’s time to shine the spotlight on SALT” (È tempo di puntare i riflettori sul sale), spiega il Ministero della Salute, “mira a ricordare a tutti l’importanza di utilizzare meno sale in cucina e a tavola, prestando particolare attenzione anche al sale già presente negli alimenti di tutti i giorni, e a sensibilizzare i Governi sulla necessità di mettere in atto o rafforzare politiche finalizzate a diminuire la quantità di sale nel cibo e di incoraggiare l’industria alimentare a ridurre il contenuto di sale nei propri prodotti, considerato che circa tre quarti del sale consumato è già presente in cibi processati e confezionati e in molti Paesi, raggiunge l’80%”.

Troppo sale nell’alimentazione

L’eccesso di sale nella dieta, spiega la Società di nutrizione umana, è particolarmente dannoso in quanto induce un progressivo aumento della pressione arteriosa già dai primi anni di vita e favorisce lo sviluppo di ipertensione in età adulta.

Nell’alimentazione abituale di bambini, adolescenti e adulti c’è troppo sale. Diversi studi associano l’eccessivo consumo di sale all’obesità e all’aumento della pressione perché “un’alimentazione ricca di sale dipende in buona parte dal consumo di prodotti trasformati ricchi di sale aggiunto e ipercalorici che, stimolando, tra l’altro, il senso della sete, inducono, specialmente gli adolescenti, al consumo di bevande zuccherate, a loro volta ipercaloriche”.

In Italia la principale fonte di assunzione nella dieta è data dal sale aggiunto nei prodotti trasformati di tipo artigianale, industriale o della ristorazione collettiva (almeno il 50% dell’assunzione totale) e poi da quello aggiunto in cucina o a tavola (circa il 35%). I cereali e derivati, in primo luogo pane, pizza e altri prodotti da forno, rappresentano una delle fonti più rilevanti di sodio aggiunto nei prodotti trasformati, mentre il contenuto di sale della frutta, della verdura e in generale degli ortaggi freschi è molto basso.

«Una dieta ricca di frutta, verdura e legumi freschi, su cui si basa il modello della dieta Mediterranea, implica un minor consumo complessivo di sale, a patto di evitare il consumo frequente di formaggi stagionati e di insaccati, così come di carne, pesce e altri alimenti in scatola contenenti sale aggiunto – spiega il prof. Pasquale Strazzullo, coordinatore del Gruppo di Lavoro Meno Sale Più Salute della SINU – È, inoltre, molto importante consumare pane povero di sale, facendo attenzione a quanto riportato sull’etichetta, non aggiungere sale a tavola e contenerne al massimo l’uso in cucina, preferendo in ogni caso il sale iodato».

Oltre all’impegno individuale, servirebbe anche la collaborazione dell’industria alimentare.

“È necessario – spiega la Società di nutrizione – che i produttori di alimenti trasformati riducano il contenuto di sodio dei loro prodotti, seguendo le ripetute indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e indichino, in modo chiaro, sulle etichette nutrizionali, se il prodotto è a più basso o più alto contenuto di sodio”.

 

Consumo di sale, se ne usa ancora troppo (Foto di Bruno /Germany da Pixabay)

Come ridurre il sale in cucina?

Ma come si può ridurre il consumo di sale nell’alimentazione di adulti e bambini? Ad esempio con una serie di accorgimenti anche in cucina. Impegnarsi a ridurre sia il sale di uso domestico, sia quello nei prodotti acquistati o consumati fuori casa, leggendo sistematicamente l’etichetta al momento dell’acquisto e raccomandandosi di aggiungere poco sale a ristorante. Non aggiungere sale negli alimenti per bambini e limitarne l’uso in cucina per tutta la famiglia. Limitare l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.).

Un altro consiglio per ridurre il consumo di sale è quello di insaporire i cibi con erbe aromatiche e spezie; esaltarne il sapore con succo di limone e aceto; consumare solo eccezionalmente alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola, acciughe salate, alcuni salumi e formaggi).


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