Dengue e chikungunya, a rischio coste e periferie urbane (Foto PIxabay)
Dengue e chikungunya, a rischio coste e periferie urbane
Dengue e chikungunya sono malattie veicolate dalla zanzara tigre e da condizioni climatiche favorevoli. Spesso importate dall’estero ma sempre più autoctone. Italia, a rischio le aree costiere e le periferie urbane
Dengue e chikungunya sono sempre più presenti nei confini d’Italia. Sono malattie veicolate dalla zanzara tigre, tropicali sì, spesso importate, ma negli ultimi anni sono diventate sempre più autoctone sia in Europa sia in Italia. In Italia in particolare, anche se episodi di trasmissione autoctona di dengue e chikungunya si sono verificati soprattutto nelle regioni del nord e del centro, il rischio che si verifichino altri focolai riguarda diverse altre zone del paese caratterizzate dalla presenza significativa di zanzara tigre insieme a condizioni climatiche favorevoli alla sua diffusione.
Tanto è vero che sono soprattutto le aree costiere e le periferie urbane di tutta Italia ad avere le condizioni più adatto allo sviluppo di focolai di dengue e chikungunya.
È quanto suggerisce uno studio coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler e dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute e le Regioni/Province Autonome appena pubblicato dalla rivista Nature Communications.
Dengue e chikungunya, aumentare consapevolezza
Esiste ancora un certo ritardo nell’identificazione dei casi autoctoni, in cui però – una volta identificato il focolaio – l’incide di trasmissibilità viene portato sotto la soglia epidemica in poco tempo.
“Nelle regioni non endemiche, come l’Italia, è importante aumentare la consapevolezza delle patologie emergenti trasmesse da vettori – spiegano gli autori dello studio – perché una diagnosi ritardata o mancata rallenta il rilevamento dei focolai e quindi la possibilità di controllarli”.
Il rischio di dengue e chikungunya è diffuso e va dunque aumentata la conoscenza clinica, va mantenuta alta l’attenzione alla sorveglianza e rafforzata la consapevolezza da parte di chi rientra da paesi in cui queste infezioni sono presenti o endemiche.
Prima dengue e chikungunya erano solo importate. Ora i casi autoctoni, spiega l’Istituto superiore di sanità, sono in aumento in tutta l’Europa meridionale “per effetto della ripresa dei viaggi internazionali, della diffusione degli insetti vettori, e per l’aumento delle epidemie in paesi a clima tropicale e sub-tropicale”.
Quanti casi in Italia?
Lo studio ha analizzato i casi di trasmissione locale fra il 2006 e il 2023. In questo periodo sono stati confermati 1435 casi importati di dengue e 142 di chikungunya. Le infezioni sono state contratte prevalentemente in Thailandia, Cuba, India e Maldive per quanto riguarda dengue, e India, Repubblica Dominicana, Brasile e Thailandia per chikungunya. Nello stesso arco di tempo, sono stati diagnosticati 388 casi autoctoni di dengue e 93 di chikungunya.
“Tutte le aree in cui si è verificata una trasmissione locale e focale dei due virus in Italia erano fra quelle identificate ad alto rischio nella nostra analisi – scrivono gli autori – Tuttavia sono state trovate anche molte altre aree con condizioni ecologiche simili, e potrebbero quindi essere ugualmente a rischio in caso di importazione di casi dall’estero. Questo implica che le misure di prevenzione e di sorveglianza devono essere orientate verso le aree con condizioni ambientali favorevoli, sia che abbiano già avuto focolai, sia che non abbiano ancora identificato casi contratti sul territorio”.
In Italia dall’inizio dell’anno al 30 giugno 2025 risultano 68 casi confermati di infezione umana da virus dengue (tutti associati a viaggi all’estero) e 22 casi confermati di infezione umana da virus chikungunya (tutti associati a viaggi all’estero e in aumento rispetto allo scorso anno).
In Italia sono soggette a sorveglianza speciale, oltre a dengue e chikungunya, Zika, di cui si registrano prevalentemente casi importati, e West Nile, Usutu, Encefalite da zecca (Tbe) e le infezioni neuro-invasive da virus Toscana, che si possono considerare endemiche.

