La salute dopo la pandemia, l’emergenza non è superata
La salute dopo la pandemia, l’emergenza non è superata
Il lascito della pandemia sulla salute è un’emergenza niente affatto superata. Liste d’attesa: due anni per una mammografia e un anno per un’ecografia. Screening oncologici interrotti o sospesi in quasi sei regioni su dieci. Ritardi anche sui vaccini. Salute mentale dimenticata. Oggi il Rapporto civico sulla salute di Cittadinanzattiva
Gli anni della pandemia lasciano in eredità una situazione drammatica su salute e sanità. Ci sono quasi due anni di attesa per una mammografia, un anno per fare un’ecografia o una tac, un anno per la visita diabetologica e per un intervento chirurgico, addirittura sei mesi per un intervento oncologico. Ci sono state meno prestazioni sanitarie e meno ricoveri. In quasi sei regioni su dieci sono stati interrotti o sospesi gli screening oncologici, in ritardo in oltre la metà dei territori regionali. Durante il 2021 oltre un cittadino su dieci ha rinunciato alle cure per problemi economici o per la difficoltà di accesso al servizio sanitario. Le coperture per i vaccini ordinari sono in calo. Una situazione di macerie, verrebbe da dire, e la paura per le conseguenze future di tutti questi ritardi.
Cittadini e salute, l’emergenza lasciata dalla pandemia
Il rapporto fra cittadini e salute che emerge dagli anni della pandemia è quella di un ritardo allarmante le cui conseguenze sono ancora in divenire. Il lascito della pandemia è un’emergenza niente affatto superata, evidenziano i dati del “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità”, presentato oggi da Cittadinanzattiva.
Le segnalazioni arrivate dai cittadini nel 2021 sono quasi 14 mila e riguardano soprattutto liste di attesa per le cure ordinarie, ritardi nella erogazione degli screening e dei vaccini, carenze nell’assistenza territoriale.
«Durante la pandemia abbiamo fatto i conti con una assistenza sanitaria che, depauperata di risorse umane ed economiche, si è dovuta concentrare sull’emergenza, costringendo nel contempo le persone a “rinunciare” a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie – ha detto Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – Ancora oggi abbiamo la necessità di recuperare milioni di prestazioni e i cittadini devono essere messi nella condizione di tornare a curarsi».
«Allo stesso tempo – prosegue – la pandemia ha evidenziato anche alcune priorità di intervento, prima fra tutte quella relativa alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, oggetto di riforma con il PNRR e di acceso dibattito. Tuttavia, occorrerà una lettura attenta dei contesti territoriali, individuando percorsi e non solo luoghi che favoriscano servizi più accessibili e prossimi ai cittadini, puntando molto sulla domiciliarità come luogo privilegiato delle cure, per avere maggiore attenzione alla qualità della vita. La carenza di servizi, la distanza dai luoghi di cura, tipica di alcune aree del paese, come pure la complessità delle aree urbane e metropolitane impongono un’innovazione dei modelli organizzativi sanitari territoriali».
“Due anni difficilissimi alle nostre spalle, tante risorse finalmente a disposizione per cambiare il volto del #SSN“.
Il Ministro @robersperanza all’apertura del “Rapporto civico sulla salute 2022 – I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità”.https://t.co/9a6Zyb9Bty— Cittadinanzattiva APS (@Cittadinanzatti) May 5, 2022
Le liste di attesa non finiscono mai
Le liste di attesa, che già erano il tallone di Achille della sanità nazionale in tempi ordinari, durante l’emergenza pandemia sono state il problema principale per i cittadini, soprattutto per i più fragili che non sono riusciti ad accedere alle prestazioni.
«I lunghi tempi di attesa (che rappresentano il 71,2% delle segnalazioni di difficoltà di accesso) sono riferiti nel 53,1% di casi agli interventi chirurgici e agli esami diagnostici, nel 51% alle visite di controllo e nel 46,9% alle prime visite specialistiche – dice Cittadinanzattiva – Seguono le liste d’attesa per la riabilitazione (32,7%) per i ricoveri (30,6%) e quelle per attivare le cure domiciliari-ADI (26,5%) e l’assistenza riabilitativa domiciliare (24,4%)».
Due anni per la mammografia, un anno per le visite, un anno per interventi chirurgici
Una volta sospese le cure considerate non di emergenza e “salva vita” (ma a salvare la vita, va da sé, sono anche e spesso le diagnosi prese in tempo) si sono allungati all’infinito di tempi di esami, visite e finanche interventi chirurgici.
I tempi massimi di attesa che Cittadinanzattiva segnala nel 2021 sono 720 giorni per una mammografia, 375 giorni per un’ecografia, 365 giorni per una tac, 180 giorni per una risonanza magnetica. Ancora: 362 giorni per una visita diabetologica, 300 giorni per visita endocrinologica, reumatologica, dermatologica e 270 giorni per una visita oculistica.
Anche per gli interventi chirurgici l’attesa è lunga: si segnalano tempi massimi di attesa di 365 giorni per un intervento cardiologico, 360 giorni per un intervento ortopedico e di 180 giorni per un intervento oncologico.
Il monitoraggio svolto attraverso le sedi regionali mostra una situazione molto critica quasi ovunque, prosegue l’associazione, ed è «sconfortante anche l’esito delle verifiche relative ai percorsi di tutela attivati dalla Regione/ Asl per arginare il fenomeno delle liste bloccate. Tali percorsi risultano attivi solo in Basilicata, Marche, Trentino Alto Adige ed Umbria, nessuna misura sembra attivata in Liguria, Lombardia, Molise, Puglia, Sardegna e Toscana. Nessun dato è disponibile per le altre regioni, a conferma di quanto sia urgente introdurre misure di maggiore trasparenza sul blocco delle liste d’attesa».

Calo di visite e ricoveri
Secondo le analisi di Corte dei Conti e Agenas-Sant’Anna di Pisa, fra il 2019 e il 2020 la specialistica ambulatoriale ha visto una riduzione di oltre 144,5 milioni di prestazioni e i ricoveri totali erogati nelle strutture pubblico o private si è ridotto di circa 1.775.000 prestazioni (– 21%, 14,4% di quelli urgenti e – 26% degli ordinari).
Nell’area oncologica, tra 2019 e 2020 c’è stata una riduzione di circa 5100 interventi chirurgici per tumore alla mammella (-10% a livello nazionale, con punte del 30% in Calabria); circa 3000 interventi in meno per tumore al colon retto (-17,7% a livello nazionale, la riduzione maggiore nella P.A. di Trento con un -39,6%); circa 1700 interventi chirurgici in meno per tumore alla prostata (in particolare in Basilicata -41,7%, in Sardegna -39,6% e in Lombardia -31,1%).
Uno su dieci rinuncia alle cure
Ritardi e difficoltà di ogni tipo hanno portato oltre un cittadino su dieci a “mollare”. Nel 2021 l’11% delle persone ha detto di aver rinunciato a visite ed esami per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio (Rapporto Bes Istat 2021).
Screening oncologici interrotti
Il 19,7% delle segnalazioni ricevute da Cittadinanzattiva (sul totale di 13.748) riguarda proprio le difficoltà d’accesso alla prevenzione in particolare alle vaccinazioni covid (75,7%), a quelle ordinarie (15,6%) e agli screening oncologici (8,7%).
Per il 57% delle regioni si segnala la sospensione/ interruzione del normale svolgimento degli screening per tumore alla mammella, alla cervice, al colon retto. La sospensione ha riguardato tutto il territorio delle Regioni in modo sistemico nel 78% dei casi, mentre nel 22% si segnalano sospensioni/interruzioni solo da parte di alcuni territori/ASL.
Criticità nell’accesso alle prestazioni, alla #prevenzione, all’#assistenza #territoriale. Alcuni degli ambiti oggetto delle segnalazioni giunte al servizio PIT Salute e alle 330 sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato.https://t.co/wSXe8ay553 pic.twitter.com/eOeQAGoNs9
— Cittadinanzattiva APS (@Cittadinanzatti) May 5, 2022
Vaccini in ritardo
La situazione non è buona neanche sul fronte vaccini. La spesa per i vaccini è raddoppiata dal 2014 al 2020, passando da 4,8 a 9,4 euro pro capite, ma 6 regioni non raggiungono ancora la percentuale ottimale del 95% nella copertura dell’esavalente secondo l’ultimo dato del Ministero della salute (2019).
Per il vaccino contro il morbillo, la copertura del 2020 mostra un generale peggioramento passando dal 94,5% al 92,7%. Le regioni più virtuose che superano il 95% sono solamente Lazio, Toscana e P.A di Trento, i punteggi peggiori si registrano in Abruzzo (62,16%) e nella P.A di Bolzano 77,12%. Rispetto alla copertura vaccinale per la varicella, il dato è stabile (90,5% del 2019, 90,3 del 2020), meglio nel Lazio (95,2%), Veneto (93,4%) e P.A. Trento (92,7%). Le regioni che presentano percentuali inferiori sono: Abruzzo (55,6%), la PA di Bolzano (75,7%) e Valle D’Aosta (87,3%).
Salute mentale, la grande dimenticata
Altra considerazione drammatica, per il presente e per il futuro, riguarda la salute mentale. «Tanto evocata, tanto dimenticata», commenta amaramente Cittadinanzattiva.
Che spiega: «La salute mentale, da tempo trascurata e sotto finanziata dai governi di tutto il mondo, ha ricevuto il colpo di grazia con la pandemia e il PNRR vi dedica poca attenzione. Con il paradosso che proprio quando i disturbi mentali aumentano (e in Italia a farne le spese sono più che in passato i giovani tra i 18 e i 34 anni), i servizi sanitari a loro dedicati diminuiscono».
Le problematiche segnalate dai cittadini al Pit Salute in tema di salute mentale sono il 12,8% delle segnalazioni nell’ambito dell’assistenza territoriale e «narrano della disperazione per la gestione di una situazione ormai diventata insostenibile a livello familiare (28%), della protesta per la scarsa qualità dell’assistenza fornita dai Dipartimenti di Salute Mentale (24%), delle difficoltà di accesso alle cure pubbliche (20%), nell’incapacità di gestire gli effetti collaterali delle cure farmacologiche (12%), nello strazio legato alle procedure di attivazione del trattamento sanitario obbligatorio (8%)».

