Il fenomeno della cronicità ha una significativa portata nel Sistema Sanitario Nazionale ed è in progressiva crescita: si stima che circa il 70-80% delle risorse sanitarie nei paesi avanzati sia oggi speso per la gestione delle malattie croniche e che nel 2020 le stesse rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo. Il “Piano Nazionale della Cronicità”, presentato dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, disciplina le modalità di assistenza e tutela del crescente numero di pazienti affetti da malattie croniche.
Il Piano, che richiama autorevoli modelli internazionali, prende le mosse dall’attuale contesto di riferimento, caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione (in Italia la percentuale di “over 65” sul totale della popolazione è pari al 21,2%), dal conseguente aumento dell’incidenza delle malattie croniche e dal permanere di differenze assistenziali nelle singole realtà regionali. Ciò avviene, da un lato, mediante la definizione a livello nazionale di un “disegno strategico” per la gestione della cronicità, che le singole regioni potranno attuare sul proprio territorio in considerazione della propria storia, dei servizi e delle risorse disponibili; dall’altro, dettando linee di indirizzo su patologie con caratteristiche e bisogni assistenziali specifici.
Il Piano fornisce, quindi, indicazioni per favorire il buon funzionamento delle reti assistenziali, con una forte integrazione tra l’assistenza primaria, centrata sul medico di medicina generale, e le cure specialistiche; la continuità assistenziale, modulata sulla base dello stadio evolutivo e sul grado di complessità della patologia; l’ingresso quanto più precoce della persona con malattia cronica nel percorso diagnostico-terapeutico multidisciplinare; il potenziamento delle cure domiciliari e la riduzione dei ricoveri ospedalieri, anche attraverso l’uso di tecnologie innovative di “tecnoassistenza”; modelli assistenziali centrati sui bisogni “globali” del paziente e non solo clinici.
Una svolta importante nell’approccio alla malattia”, dicono dal Ministero, “la persona diviene il centro del sistema di cure, grazie alla costruzione di percorsi diagnostico-terapeutici che la inseriscono in un piano di assistenza il più possibile personalizzato; il paziente quindi non è più utente “passivo” delle cure, ma collabora attivamente alla gestione della sua condizione, arrivando a definire con l’equipe un percorso di cura che gli consenta di convivere con il suo quadro patologico e di ‘fare fronte’ alla patologia.


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