Screening oncologici, i programmi Asl riducono le disuguaglianze sociali (foto pixabay)

Gli screening oncologici organizzati, quelli offerti dalle Asl, sono uno strumento di riduzione delle disuguaglianze sociali di accesso alla prevenzione in sanità. Quando si parla di screening cervicale e mammografico, gli screening organizzati rappresentano l’unica modalità di accesso alla prevenzione attraverso la diagnosi precoce per gran parte delle donne con maggiori difficoltà economica, per le meno istruite o per le straniere. Questo è uno dei temi che emerge dai dati Passi 2020-2021 con gli ultimi dati sugli screening oncologici nel biennio 2020/2021.

Dai dati PASSI 2020-2021 risulta che in Italia il 77% delle donne fra i 25 e i 64 anni di età e il 70% delle donne fra i 50 e i 69 anni si sottopone rispettivamente allo screening cervicale e a screening mammografico a scopo preventivo, all’interno di programmi organizzati o per iniziativa personale, secondo quanto raccomandato dalle linee guida nazionali e internazionali.

La copertura nazionale dello screening colorettale in Italia resta invece piuttosto bassa: nel biennio 2020-2021 il 44% degli intervistati nella fascia di età 50-69 anni (uomini e donne) riferisce di aver eseguito uno degli esami per la diagnosi precoce dei tumori colorettali a scopo preventivo nei tempi e modi raccomandati.

La sorveglianza sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) è stata avviata nel 2006 con  l’obiettivo di effettuare un monitoraggio a 360 gradi sullo stato di salute della popolazione adulta italiana.

Screening cervicale

Dai dati PASSI 2020-2021 risulta che in Italia il 77% delle donne fra i 25 e i 64 anni di età si sottopone allo screening cervicale (Pap-test o HPV test) a scopo preventivo, all’interno di programmi organizzati o per iniziativa personale, secondo quanto raccomandato dalle linee guida nazionali (ossia che le donne di 25-64 anni effettuino lo screening per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina ogni tre anni).

Differenze sociali ci sono, perché la percentuale di donne che si sottopone a screening cervicale è maggiore fra quelle socio-economicamente più avvantaggiate (per condizioni economiche o istruzione), fra le cittadine italiane rispetto alle straniere, e fra le coniugate o conviventi.

Ci sono differenze Nord-Sud. L’Italia risulta divisa in due. La copertura in media è pari all’85% nelle Regioni del Nord e Centro Italia (91% nella P.A. di Bolzano) e al 69% nelle Regioni del Sud (con coperture minime per alcune Regioni come il Molise -63%  o la Campania e la Calabria-65%).

“Nel tempo – spiega la scheda di sintesi – si registra un incremento statisticamente significativo della popolazione femminile che fa prevenzione, determinato da un aumento dell’offerta e adesione ai programmi di screening organizzati, e di contro si riduce il ricorso allo screening  su iniziativa spontanea. Tuttavia l’emergenza sanitaria per la gestione della pandemia di COVID-19 si è tradotta, da un parte, in un ritardo e sostanziale riduzione dell’offerta dei programmi di screening organizzati da parte delle ASL (che solo in parte il ricorso allo screening su iniziativa spontanea è riuscito a compensare) e, dall’altra, in una riduzione di adesione da parte della popolazione, con il risultato che nel 2020 la copertura dello screening cervicale (come accade per gli altri screening oncologici) subisce una significativa riduzione. Nel 2021 c’è un segnale di ripresa   tuttavia la copertura dello screening è ancora lontano dai valori pre-pandemia”.

Una quota non trascurabile di donne 25-64enni, oltre una su dieci, riferisce di non essersi mai sottoposta allo screening cervicale (12%) o di averlo fatto da più di tre anni (12%). La motivazione più frequentemente addotta dalle donne intervistate per la mancata esecuzione dello screening è quella di “non averne bisogno”.

L’adesione allo screening cervicale a scopo preventivo è maggiore nell’ambito di programmi organizzati dalle ASL (46%) mentre una quota inferiore, ma consistente, di donne (31%) fa prevenzione su iniziativa personale, sostenendo del tutto o in parte il costo dell’esame.

Mammografia

I dati PASSI 2020-2021 mostrano che in Italia il 70% delle donne fra i 50 e i 69 anni si è sottoposto allo screening mammografico a scopo preventivo, all’interno di programmi organizzati o per iniziativa personale, secondo quanto raccomandato dalle linee guida nazionali e internazionali (che suggeriscono alle donne di questa classe di età di sottoporsi a mammografia ogni due anni per la diagnosi precoce del tumore al seno). Anche in questo caso, la quota è maggiore fra le donne più avvantaggiate per condizioni economiche, istruzione, fra le italiane rispetto alle straniere, fra le donne coniugate o conviventi.

Anche in questo caso si riproduce la divisione Nord-Sud. La percentuale di donne che si sottopone a screening mammografico al Settentrione è dell’80% e del 60% nelle Regioni meridionali. La Calabria (41%), il Molise (43%) e la Campania (46%) sono le Regioni con le coperture totali più basse, mentre il Friuli Venezia Giulia (87%) è la regione con la copertura maggiore.

Continua a registrarsi un incremento, statisticamente significativo, della popolazione femminile in età target che si sottopone alla mammografia in tutto il Paese, e si riduce il gradiente geografico fra Nord e Sud Italia. Questo risultato è in gran parte determinato da un aumento progressivo della copertura nell’ambito degli screening organizzati ovunque nel Paese. Anche in questo caso, ha avuto un impatto la pandemia – con la riduzione dell’offerta dei programmi e dell’adesione da parte della popolazione. Nel 2021 la copertura dello screening resta ancora lontano dai valori pre-pandemia, con scarsi segnali di ripresa.

Non è trascurabile la quota di 50-69enni che non si è mai sottoposta a una mammografia a scopo preventivo o lo ha fatto in modo non ottimale: quasi 1 donna su 10 non ha mai fatto un esame mammografico e il 20% riferisce di averlo eseguito da oltre due anni.


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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