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Screening oncologici, mancano all'appello due milioni e mezzo di test

È prioritario tornare a sottoporsi agli screening oncologici. Perché il ritardo si è accumulato nel 2020, mancano all’appello migliaia e migliaia di esami e questo si traduce in mancate o tardive diagnosi. L’appello a tornare agli screening viene dal Collegio italiano dei primari oncologici medici ospedalieri (Cipomo) a congresso a Bologna da oggi al 22 maggio.

 «Uno screning oncologico, in fase precoce, può salvare la vita», ricordano i medici.

E denunciano come la pandemia da Covid-19 abbia portato troppe persone a posticipare appuntamenti e controlli già programmati per la paura del contagio in ospedale. Questo si somma agli screening che sono saltati specialmente durante la fase più acuta dell’emergenza e durante il lockdown.

Mancano all’appello oltre due milioni e mezzo di test.

La prevenzione che non c’è stata

L’emergenza nell’emergenza Covid, insomma, è quella delle cure mancate e della prevenzione che non è stata fatta. Il fenomeno, del resto, era già stato denunciato da Cittadinanzattiva che già a dicembre spiegava come, nel periodo di sanità ferma, le mammografie si fossero ridotte di quasi il 54%, lo screening colorettale di quasi il 55%, quello cervicale di oltre il 55%. Significa che la diagnosi arriva in ritardo di quasi tre mesi. E che ci sono migliaia di tumori non diagnosticati in tempo.

 

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Pit Salute, il SSN e l’effetto Covid sulle cure

 

Osservatorio  nazionale screening 2020

Oggi dai primari oncologici arriva la raccomandazione alla popolazione perché torni a fare i controlli di prevenzione, gli screening oncologici. Il collegio dei primari ricorda per l’occasione i dati dell’Osservatorio nazionale screening, gli ultimi disponibili, aggiornati a dicembre 2020.

La riduzione dei test di screening oncologici nel 2020, rispetto al 2019 prima della pandemia, determinata dalla riduzione degli inviti e dalla minor partecipazione, fa stimare «le lesioni tumorali che potrebbero subire un ritardo diagnostico pari a 3.324 carcinomi mammari, 2.782 lesioni CIN2+ della cervice uterina, 1.300 carcinomi colorettali e oltre 7.400 adenomi avanzati del colon retto».

Le conseguenze cliniche (possibile avanzamento dello stadio alla diagnosi) potrebbero essere maggiori per lo screening mammografico e quello colorettale.

«Prima della pandemia – dice Livio Blasi, Presidente Cipomo – avevamo raggiunto risultati straordinari grazie agli screening, al punto che si prevedeva un calo notevole delle diagnosi di alcuni tumori, come ad esempio quello del colon retto o quello della mammella. Con i ritardi accumulati in questi mesi, stiamo vanificando parte del grande impegno profuso a tutti i livelli per diffondere la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce. Dopo aver contribuito alla gestione dell’emergenza della prima fase, noi medici abbiamo mantenuto la prima linea per garantire l’accesso ai centri in sicurezza e lo svolgimento regolare degli screening, applicando le linee guida e i protocolli nazionali e internazionali. Ribadiamo quindi l’assoluta priorità per tutti i cittadini di superare il timore e tornare a sottoporsi ai controlli, ricordando con forza quanto il tempo in una diagnosi di cancro può fare realmente la differenza».

Il ritardo negli screening oncologici: dai mancati controlli alle mancate diagnosi

Il rapporto sui ritardi accumulati dai programmi di screening Italiani in seguito alla pandemia da Covid 19, il terzo, aggiornato a dicembre 2020, dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) stima quanti screening in meno ci sono stati nell’anno della pandemia e le conseguenze nei termini di mancate diagnosi.

La sospensione degli screening oncologici c’è stata nei mesi di marzo e aprile 2020, anche se in modo non omogeneo su tutto il territorio nazionale. A partire da maggio i programmi di screening sono stati riattivati, ma con tempistiche, intensità e modalità diverse fra le varie Regioni e all’interno della stessa Regione.

La ricerca confronta il numero di inviti e di esami fatti nel 2020 rispetto al 2019 e stima il deficit di lesioni diagnosticate a fine 2020 rispetto all’anno precedente.

Screening cervicale

Per quanto riguarda ad esempio lo screening cervicale, «il numero di persone esaminate in meno rispetto al 2019 è complessivamente 669.742, pari ad una riduzione del 43,4%».

Sono quasi 2800 casi in meno diagnosticati.

Mammografie

Per la mammografia, nel 2020 «sono oltre 750.000 (751.879) in meno le donne che hanno eseguito la mammografia in screening rispetto allo stesso periodo del 2019, pari ad una riduzione del 37,6 %».

Il ritardo accumulato porta a stimare le mancate diagnosi di tumori non diagnosticati in 3.324.

Screening colorettale

Per lo screening colorettale, superano il milione in meno (1.110.414), le persone che hanno eseguito il test di screening (FIT o Sigmoidoscopia) nel 2020 rispetto al 2019, con una riduzione del 45,5%.

La stima dei carcinomi colorettali e degli adenomi avanzati non ancora diagnosticati a causa del ritardo accumulato parla di 1.299 carcinomi e di 7.474 adenomi avanzati.

Mancano due milioni e mezzo di screening

«La riduzione del numero di persone esaminate – spiega la ricerca – dipende non solo dalla riduzione del numero degli inviti, ma anche dalla tendenziale minore partecipazione nella fase immediatamente precedente il lockdown e successivamente alla riapertura. Tale riduzione è dovuta, almeno in parte, alla elevata percezione del rischio infettivo da parte degli utenti, che può scoraggiarli dal recarsi in strutture di tipo sanitario. Dalle valutazioni riportate è emersa una riduzione della propensione alla partecipazione che è meno accentuata per lo screening cervicale e mammografico (-15%), mentre è più elevata per lo screening colorettale (-20%)».

Il ritardo degli screening oncologici non è stato recuperato. Anzi si è accentuato.

«Se analizziamo il dato in termini di persone esaminate in meno, il ritardo che si sta accumulando è imponente: complessivamente si osserva una riduzione di oltre due milioni e mezzo di test di screening (precisamente 2.532.035) – si legge nelle conclusioni della ricerca – Tradotto in mesi standard, il ritardo diagnostico medio accumulato si sta allungando ed è pari a 5,5 mesi standard per le lesioni colorettali, a 4,5 mesi standard per i tumori della mammella e a 5,2 per le lesioni della cervice uterina».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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