Pos, forse Pos, non solo Pos. È stata la giornata del dibattito, dei distinguo, delle prese di posizione da parte di un Paese che sembra tornato a dividersi sull’ennesima novità introdotta, non senza lacune, dal legislatore: l’obbligo per commercianti e professionisti di dotarsi di un dispositivo Pos per permettere ai cittadini che pagano un importo superiore ai 30 euro di farlo attraverso carta di credito o bancomat. L’obbligo è scattato ieri: gli esercenti sono sul piede di guerra e i Consumatori vogliono che il provvedimento dia maggiore libertà ai cittadini.
Secondo l’Italian E-Payment Coalition (nata dall’idea di Movimento Difesa del Cittadino, Cittadinanzattiva, Confconsumatori e Assoutenti, con l’obiettivo di sensibilizzare il cittadino al corretto uso della moneta elettronica) “sarebbe bene che anche l’Italia si allineasse alla media europea – i pagamenti pro capite via card sono 74 l’anno contro i 194 della media Eurozone, dati Banca d’Italia – perché dissuadere dal pagamento in contate renderebbe la vita difficile a chi vuole evadere, rendendo tracciabili una parte sempre maggiore dei flussi di denaro”. Per la Coalizione, “se è ragionevole che gli ordini professionali avanzino come critica l’eccessivo costo che comporta per loro dare questo servizio (da 1.183 a 1.240 euro all’anno), dall’altro dovrebbero tener conto delle convenzioni previste in un decreto dello Sviluppo economico (51 del 14 febbraio scorso che entrerebbe in vigore a fine luglio). Senza alcuna sanzione prevista è facile prevedere un basso numero di adesioni e di adeguamenti da parte dei professionisti all’uso del Pos. Un mancato adempimento della norma che danneggerebbe i cittadini, prima di tutto”.
Ma quanto costa a professionisti, artigiani e commercianti dotarsi di un Pos? Secondo la Cgia di Mestre, in media 1200 euro l’anno. La novità, ha sottolineato la sigla, è vissuta con fastidio da parte di molte attività economiche. “Al netto delle offerte contrattuali che alcune banche stanno proponendo ai propri migliori clienti, secondo le stime realizzate dalla CGIA su un campione significativo di istituti di credito italiani, un’azienda con 100.000 euro di ricavo annuo, con il Pos, tra canone mensile, canone annuale e la percentuale di commissione sull’incasso, dovrà sostenere una spesa media annua di 1.200 euro”.
Confesercenti a sua volta parla di una spesa media annuale di circa 1700 euro. Per la sigla, “l’obbligo di accettazione di pagamenti via bancomat e carte di credito è un intervento ‘pesante’, che si trasformerà in un costo aggiuntivo di circa 5 miliardi l’anno per le imprese. E che rischia di essere per giunta poco utile, visto che la grande maggioranza degli italiani (il 69%) non ha intenzione di cambiare le proprie abitudini di pagamento a seguito dell’entrata in vigore dell’obbligo”. Le stime di Confesercenti dicono che i costi di esercizio del Pos ammontano a circa mille euro l’anno cui si aggiungono altri 650 euro di commissioni su transazioni, per un totale di 1682 euro annui per una piccola e media impresa che realizzi 50 mila euro di transazioni economiche l’anno. Confesercenti sottolinea poi che “i costi di utilizzo e installazione dei Pos hanno un’incidenza ancora maggiore per gli esercizi caratterizzati da pagamenti di piccola entità e da piccoli margini – come i gestori carburanti, i tabaccai, gli edicolanti, i bar ed altri – che vedranno il proprio utile dimezzarsi o azzerarsi, andando addirittura in rosso. Un maggiore uso della moneta elettronica sarebbe senz’altro positivo, perché diminuirebbe i rischi ed i costi connessi alla gestione del contante. Bisogna però – afferma la sigla – intervenire subito a favore degli esercizi a basso margine ed abbandonare l’approccio utilizzato fino ad ora. Meglio percorrere la strada degli incentivi fiscali, da riservare alle imprese e ai consumatori che usano carte di debito e di credito. Una strategia che, nei Paesi dove è stata applicata – come Argentina e Corea del Sud – ha dato ottimi frutti”.
Un altro fronte critico è stato aperto da Unimpresa, organizzazione di rappresentanza delle micro, piccole e medie imprese. “L’obbligo del Pos – ha detto il Centro studi Unimpresa – è una misura inutile che non porterà alcun vantaggio sul versante della lotta all’evasione fiscale. La misura, infatti, che per l’altro non è agganciata ad alcuna sanzione in caso di violazione, è facilmente aggirabile: professionisti, artigiani e commercianti potranno proporre uno sconto ai clienti che pagano in contanti e aggireranno il pagamento elettronico, evitando così la tracciabilità della transazione. Né più né meno di quanto non avviene già quando non si emette lo scontrino o non si rilascia la fattura. È inutile prendersi in giro. Sorprende, pertanto, che una banale analisi di questo tipo non sia stata fatta dal legislatore che, alla fine, ha varato l’ennesima norma pasticciata e senza senso”.
Cosa fare, dunque? Le associazioni dei consumatori, dal canto loro, premono perché l’obbligo del Pos non sia scaricato sui clienti (Federconsumatori e Adusbef), perché si operi un cambiamento culturale sia attraverso attività di promozione e sensibilizzazione sia con una riforma della regolamentazione delle commissioni interbancarie, per evitare una ripartizione dei costi diseguale (Cittadinanzattiva), e perché venga finalmente data la possibilità di pagare e ricevere il pagamento tramite smartphone con invio successivo della fattura a casa (Adiconsum). Il Codacons, da parte sua, ha invitato i consumatori a rifiutare il pagamento in contanti: “Dal momento che, nei confronti dei trasgressori, non c’è alcuna possibilità di agire, perché il decreto che introduce il provvedimento ha “dimenticato” di introdurre sanzioni per chi non si adegua, si rischia l’empasse: commercianti, professionisti e artigiani non possono infatti obbligare i clienti a pagare in contanti, ma senza Pos non sarà possibile per gli utenti effettuare i pagamenti con carta di credito o bancomat. Proprio per superare una simile situazione di stallo, invitiamo tutti i consumatori a rifiutare il pagamento con denaro contante per spese superiori ai 30 euro, e farsi mandare il conto a casa da esercenti, artigiani e professionisti che in barba alla legge non si sono muniti di apposito Pos, in modo da scegliere in un secondo momento la modalità migliore per saldare il conto”.
Il problema del costo del Pos non va però sottovalutato. In un’intervista rilasciata nei giorni scorsi a Repubblica.it il presidente del Movimento Difesa del Cittadino e della Italian E-payment Coalition Antonio Longo ha sottolineato la necessità di dare il Pos in comodato gratuito. “E’ un mezzo passo avanti, ma certo non sarà questo decreto a far sì che in Italia finalmente decolli la moneta elettronica”, ha detto Longo, secondo cui “le cose cambieranno davvero solo quando coinvolgeremo le banche”. Per favorire la tracciabilità dei pagamenti bisogna “intervenire soprattutto sui costi” che “in Italia sono eccessivi, fra i più alti d’Europa”.
Sicuramente sarebbe buona cosa se i Pos venissero installati gratis o con canoni e commissioni contenuti – ha detto Longo – Banche e istituti d’emissione hanno le loro responsabilità, ma vero guaio è che da noi domina ancora la cultura del contante. Un atteggiamento non più difendibile visto che, come certifica la Banca d’Italia, solo per produrre e far circolare moneta paghiamo 8 miliardi l’anno, senza mettere in conto i costi della sicurezza”. Per Longo “bisogna lavorare per un cambio di mentalità e fare in modo che tutti i soggetti interessati, consumatori, banche, società emittenti s’impegnino nell’operazione che – ricordiamolo – permetterebbe di far emergere la ricchezza sommersa. Se i commercianti faranno una battaglia per ottenere i Pos in comodato d’uso gratuito noi saremo al loro fianco”.
 
a cura di Sabrina Bergamini
@sabrybergamini

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2 thoughts on “A più non Pos: l’Italia si è divisa

  1. Pagare con la moneta elettronica è un vantaggio per i consumatori oltre che un dterrente per le rapine a certe attività a rischio, soprattutto distributori di benzina, tabaccai, ecc.
    Perchè non lo si guarda come un servizio utile, invece come la solita imposizione dello Stato infido e falso? In America, la carta di credito è gratuita, mentre gli esercenti possono trattare con la Banca le trattenute, che non ci sono per chi paga con carta. Inoltre si tratta di sveltire il servizio, perchè mentre la bastano due passaggi, qui ne occorrono almeno 7 con costi maggiori. Inoltre come pagare, in contanti o con Pos, dovrebbe essere una libera scelta. Se veramente lo Stato infido e falso vuole eliminare realmente evitare l’evasione, permetta a tutti di scaricare le spese mediante esibizione di scontrini. Ma non fare il furbo agevolando solo del 18/19%, quando l’IVA è del 22%. Perchè questo non avviene?

  2. Siamo tornati all’epoca fascista, per comprare il pane bisognava avere la tessera. Siamo ridotti male, proprio male. Riflettete gente.
    E’ possibile che i legislatori non se ne accorgano?
    Lo sanno eccome.
    Il disegno è sottile, ma nella rete ci cadranno anche loro.

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