Carburanti, Commissione allerta rapida: prezzi alla pompa inferiori a principali Paesi Ue (Foto Mimit)
Carburanti, Commissione allerta rapida: prezzi alla pompa inferiori a principali Paesi Ue
Oggi la nuova riunione della Commissione di allerta rapida: “L’aumento dei prezzi alla pompa rimane inferiore ai principali paesi europei”. Federconsumatori: “Narrazione che non condividiamo”
“L’aumento dei prezzi alla pompa in Italia resta al momento nettamente inferiore rispetto a quanto avviene negli altri principali Paesi europei”. Mentre c’è preoccupazione per eventuali ripercussioni della crisi in Medio Oriente sull’approvvigionamento di diverse materie prime. Sono le conclusioni cui giunge oggi la riunione della Commissione di allerta rapida sui prezzi, che dall’esplosione della guerra sta monitorando la situazione sul fronte dei prezzi dei carburanti e sulle possibili ricadute sull’inflazione. La Commissione ha deciso di riunirsi con cadenza settimanale, ogni venerdì, fino al superamento della fase di crisi, per il monitoraggio su energia e carburanti.
“Il protrarsi della crisi in Medio Oriente – ha detto il Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso nel corso della riunione odierna – rischia di determinare difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime critiche, fondamentali per diversi settori produttivi: dall’elio – essenziale per la produzione di chip e per la microelettronica, e in larga parte proveniente dal Qatar – alle risorse necessarie per la filiera del cemento, fino ai fertilizzanti indispensabili per l’agricoltura”.
Per questo, ha aggiunto il ministro, “ho chiesto al Garante dei Prezzi di convocare la prossima riunione della Commissione Allerta Rapida non solo sull’andamento dei prezzi dei carburanti e dell’inflazione, ma anche sulle possibili ripercussioni che le tensioni nello Stretto di Hormuz potrebbero avere sulla disponibilità di queste commodities“.
Mimit: aumento prezzi inferiore ad altri paesi europei
Sul fronte dei carburanti, il ministro ha detto che l’aumento dei prezzi alla pompa in Italia rimane inferiore a quanto avviene negli altri principali paesi europei, che guardano al modello di monitoraggio dell’Italia attraverso il Garante dei prezzi. Ad esempio, informa il Mimit, la scorsa settimana la benzina registra un aumento del 4,5% in Italia, contro il 10% in Germania, il 7,7% in Spagna e il 4,8% in Francia. Per il gasolio, un aumento dell’8,6% in Italia, rispetto al 20% in Germania, al 14,8% in Francia e al 14,2% in Spagna. Al momento, aggiunge il Mimit, nessuna delle principali economie europee ha introdotto un taglio delle accise.
“La riunione odierna – conclude la nota del Mimit – sarà utile a fornire ulteriori elementi di approfondimento e valutazione per le azioni che il Governo potrà intraprendere nei prossimi giorni, quando sarà più chiaro l’impatto e la durata del conflitto. Interventi che saranno orientati, come già avvenuto dall’inizio della legislatura, a sostenere i ceti meno abbienti e a contrastare in modo efficace l’eventuale impatto inflattivo derivante dall’aumento dei costi dell’autotrasporto dei beni”.
“Narrazione che non condividiamo”
“Una narrazione che non condividiamo e che peserà sui consumatori”, commenta a stretto giro Federconsumatori.
“Apprezziamo l’impegno di Mr. Prezzi nell’attività di monitoraggio e analisi degli andamenti del settore in riunioni della Commissione di allerta rapida ravvicinate e settimanali, – afferma l’associazione – ma nell’incontro odierno è emersa una descrizione della situazione che non condividiamo”. Ad esempio l’idea che non serva un’azione urgente a fronte dei rincari dei carburanti dal 27 febbraio a oggi, perché non si è arrivati (o non lo si è ancora) ai livelli della crisi del 2022.
“Siamo convinti – spiega Federconsumatori – che il Paese non possa aspettare che si arrivi ai rincari del 2022, ma che si debbano invece adottare misure per scongiurare aumenti diffusi dei prezzi di carburanti, energia e generi di consumo, che si abbattono sulle famiglie dei consumatori i cui redditi hanno già perso, rispetto a quattro anni fa, circa il 10% del loro potere d’acquisto”.
Già i rincari attuali, spiega l’associazione, bastano a far lievitare la spesa delle famiglie di oltre 220 euro l’anno per i carburanti e di altri 200 euro e più per i prodotti di largo consumo.

