Cartelle pazze per la Tari, MDC: AMA e Roma Capitale facciano chiarezza (Foto Mikhail Nilov per Pexels)

AMA Roma avrebbe fatto partire circa 100 mila avvisi di accertamento ma con molti errori, e così continua l’odissea per i cittadini che hanno ricevuto una “cartella pazza” per la Tari, la tassa sui rifiuti, da parte della municipalizzata capitolina. Segnalazioni e informazioni pubblicate dai media raccontano di casi frequenti di errori: cartelle inviate a ex proprietari, a cittadini scambiati per titolari di immobili che non possiedono, indirizzi errati o inesistenti, metri quadrati sbagliati, nuclei familiari mal composti, perfino avvisi relativi ad annualità ormai prescritte, cioè oltre il termine dei 5 anni previsto dalla legge.

Il cittadino si ritrova insomma in mano una richiesta di pagamento per importi non corrisposti che fa riferimento a situazioni con chiari errori. Il Movimento Difesa del Cittadino nazionale e MDC Lazio chiedono dunque di fare chiarezza sull’ennesima ondata di cartelle pazze relative alla Tari inviate da AMA Roma.

“Romani costretti a difendersi da richieste infondate”

“È inaccettabile – dichiara il Movimento Difesa del Cittadino – che migliaia di cittadini romani si trovino costretti a difendersi da richieste infondate, affrontando disagi, costi e scadenze stringenti per errori imputabili alla pubblica amministrazione. Chiediamo ad AMA e a Roma Capitale di fare immediata chiarezza e di sospendere ogni procedura fino alla verifica puntuale dei dati”.

Già a inizio 2025, spiega l’associazione, AMA Roma ha accolto il 69% delle istanze di autotutela analizzate o con l’annullamento totale della richiesta o con una rettifica dell’avviso, che quindi presentava errori.

“Si tratta di un’ammissione di colpa sugli avvisi comunicati ai cittadini. È inaccettabile – aggiunge MDC – che gli avvisi abbiano una percentuale così alta di errore, ancora più grave se si considera che alcuni utenti non riescono ad avvalersi delle tutele giuridiche e, quindi, sono costretti a pagare cifre esagerate che non avrebbero mai dovuto pagare”.

In caso di tardivo pagamento, poi, scattano sanzioni elevate. L’associazione sollecita l’Assessore all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti, Sabrina Alfonsi, a intervenire sulla questione della “cartelle pazze” e le chiede un confronto anche con i responsabili di AMA Roma.

Le richieste di MDC

Sul suo sito AMA indica due strade per contestare gli avvisi errate: un ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado, da notificare a Roma Capitale entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento; l’istanza di autotutela (modulo 608 sul sito AMA), per chiedere la rettifica o l’annullamento dell’atto. Ma l’istanza non sospende i termini né interrompe il pagamento.

MDC chiede nel dettaglio di sospendere immediatamente le procedure di riscossione per tutte le cartelle contestate; chiede una verifica straordinaria degli avvisi inviati, con pubblicazione dei dati sugli errori riscontrati; un canale dedicato di assistenza rapida per i cittadini coinvolti, evitando che si debba attendere mesi o anni per un appuntamento; la proroga dei termini di ricorso in tutti i casi di errori evidenti o indirizzi inesistenti.

“Serve una gestione più trasparente e corretta dei tributi locali – conclude il MDC –. Non si può chiedere ai cittadini di pagare per colpe non loro. AMA e il Comune devono garantire risposte rapide e procedure di autotutela realmente efficaci”.

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