Centromarca: inflazione da costi, tempesta perfetta sul largo consumo (Foto Centromarca. SX MASSARO-MUTTI-PAGNONCELLI)

Dalla “tempesta perfetta” derivante da pandemia, tensioni sui prezzi delle materie prime, guerra in Ucraina e aumento dei costi «è scaturita la più alta inflazione esogena da costi degli ultimi decenni». Una situazione molto critica che sta investendo anche le imprese del largo consumo. Nel corso di una conferenza stampa organizzata oggi a Milano, Centromarca, Associazione italiana dell’industria di marca, ha fatto il punto su una situazione molto critica. E si è detta pronta a un tavolo col Governo.

Inflazione da costi, tempesta perfetta sul largo consumo

«Nel settore del largo consumo l’effetto della fortissima concorrenza e la costante ricerca di efficienza hanno sempre contribuito a contenere la dinamica dei prezzi. Il quadro inflattivo attuale è la conseguenza di eventi rilevanti e non prevedibili che hanno investito le imprese – ha spiegato il presidente Centromarca Francesco Mutti – Nell’ultimo biennio sono state indebolite dalle conseguenze della pandemia, dalle tensioni sui prezzi delle materie prime e dalle strozzature delle catene di approvvigionamento globali. Poi si sono presentati gli effetti della guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche e l’incremento dei costi finanziari. Da questa tempesta perfetta è scaturita la più alta inflazione esogena da costi degli ultimi decenni e ne sono derivati pesanti extracosti che nei mesi scorsi non sono stati trasferiti a valle. È una dinamica assolutamente non paragonabile a quella degli Anni Settanta, quando non esisteva ancora il buying power della moderna distribuzione. La crescita dei prezzi – descritta e commentata a più riprese dai mezzi d’informazione – è il segnale che la situazione per le imprese non è più sostenibile».

Mutti ha messo dunque in evidenza le criticità che hanno investito l’industria del largo consumo e che potrebbero pregiudicare la sopravvivenza di molte realtà del tessuto produttivo.

I rischi per il largo consumo

Secondo stime Prometeia, anche ipotizzando il quasi totale trasferimento a valle dei costi sostenuti, circa il 30% delle aziende industriali del largo consumo si troverebbe comunque ad operare con margini negativi, accentuando una sofferenza già manifestata dal 23% dei produttori nel 2021. I ricercatori considerano a potenziale rischio il 18% del fatturato dell’industria del largo consumo.

«Ovviamente», ha sottolineato Mutti, «i costi si trasferiscono a valle con tempi e intensità diverse, in relazione ai settori e alle differenti strutture dei costi e della marginalità. Tutto ciò in un contesto di basso potere d’acquisto delle famiglie di cui tutte le aziende sono pienamente consapevoli».

Il rischio maggiore c’è per le imprese dell’alimentare, a causa dell’incidenza dei costi per materie prime ed energia, molto rilevanti soprattutto nelle fasi di trasformazione a monte. Per l’insieme del settore alimentare e bevande, per esempio, le materie prime incidono in media per il 63% del fatturato. All’interno dell’industria del largo consumo, secondo le stime, soltanto la metà delle aziende oggi sarebbe in grado di assorbire il 50% degli aumenti dei costi operativi senza portare in negativo la marginalità. E questo mette a rischio a catena anche i posti di lavoro.

Centromarca: disponibile a tavolo con il Governo

Centromarca fa riferimento anche all’ipotesi di moratoria degli aumenti dei listini, formulata da associazioni e aziende della moderna distribuzione, e ritiene che non possa in alcun modo essere valutata nel merito – informa la nota dell’associazione – Determinerebbe, infatti, sia turbative in un mercato che nel tempo ha migliorato la sua efficienza sia distorsioni nella concorrenza non compatibili con la normativa antitrust”. Le aziende, sottolinea, devono intervenire sui listini in totale autonomia, nel rispetto delle norme antitrust e sulla base di strategie commerciali.

«Centromarca», ha auspicato Francesco Mutti, «era e resta ampiamente disponibile a discutere con il Governo, ad un stesso tavolo che coinvolga le aziende della moderna distribuzione, per ragionare su vie di sbocco percorribili a una situazione complessa che ha investito la filiera e il Paese».


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