La querelle sui sacchetti in plastica per frutta e verdura è finita, o bisogna aspettarsi nuovi sviluppi? La domanda nasce spontanea, come si suol dire, se si guarda alle reazioni che accolgono la pronuncia del Consiglio di Stato, che ha dato via libera all’uso da parte dei consumatori di bioshopper monouso nuovi per frutta e verdura comprati al di fuori del punto vendita. Senza escludere l’uso di contenitori alternativi ai bioshopper. Sarà messo un punto alla questione o ci attenderanno nuove precisazioni, complicazioni, informazioni varie ed eventuali?

Nella sintesi del provvedimento, in risposta al parere richiesto dal Ministero della Salute, il Consiglio di Stato spiega: “Fermo restando il primario interesse alla tutela della sicurezza ed igiene degli alimenti, è possibile per i consumatori utilizzare nei soli reparti di vendita a libero servizio (frutta e verdura) sacchetti monouso nuovi dagli stessi acquistati al di fuori degli esercizi commerciali, conformi alla normativa sui materiali a contatto con gli alimenti, senza che gli operatori del settore alimentare possano impedire tale facoltà né l’utilizzo di contenitori alternativi alle buste in plastica, comunque idonei a contenere alimenti quale frutta e verdura, autonomamente reperiti dal consumatore; non può  inoltre escludersi, alla luce della normativa vigente, che per talune tipologie di prodotto uno specifico contenitore non sia neppure necessario”. I consumatori potranno portare da casa i sacchetti monouso nuovi, oppure usare contenitori alternativi alla plastica, a condizione che le buste siano conformi alla normativa sui materiali a contatto con gli alimenti e i contenitori alternativi siano adatti a contenere ortofrutta.

Fra le prime reazioni, si registra quella dell’Unione Nazionale Consumatori. “Bene, è quello che abbiamo sempre sostenuto. Ma quello che serve per risolvere alla radice ogni problema è una circolare congiunta tra ministero dell’Ambiente e della Salute che definisca come idonee e rispondenti ai requisiti anche le multi-bag lavabili“, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Grande soddisfazione arriva dal Codacons, che rivendica la lotta sui sacchetti. Dice il presidente Carlo Rienzi: “Si tratta di una storica battaglia del Codacons, unica associazione che in Italia è scesa realmente in campo contro l’abnorme misura dei bio-shopper a pagamento, presentando denunce in tutte le sedi competenti a tutela degli utenti. Per questo siamo soddisfatti del parere del Consiglio di Stato, perché accoglie le nostre richieste contro un provvedimento abnorme, quello dei sacchetti a pagamento, che non ha nulla a che vedere con l’ambiente e che non ci è stato richiesto dall’Europa. Tuttavia il problema dei bio-shopper è molto più vasto e investe l’aspetto prettamente legale – prosegue Rienzi – Per tale motivo stiamo realizzando una ricerca sul territorio per verificare chi realmente rispetta le norme di settore sia dal punto di vista dell’ambiente che da quello dei consumatori”. L’associazione ha poi annunciato “una formale diffida al Ministero della salute affinché emetta subito la circolare sui sacchetti della spesa per frutta e verdura attesa da ben 4 mesi”.

L’Adoc apprezza la decisione che del Consiglio di Stato, che autorizza l’uso di shopper personali e buste di carte, ma evidenzia che rimangono alcune incertezze. Dice il presidente Roberto Tascini: “Quello che non ci convince è l’onere, eccessivamente gravoso, a carico degli esercenti di verificare l’idoneità e la conformità alla legge dei sacchetti introdotti dai consumatori. In questo senso auspichiamo un nuovo intervento chiarificatore da parte del Ministero della Salute, che non solo definisca con esattezza le tipologie di shopper idonee e conformi, a vantaggio dei consumatori, ma circoscriva le modalità di controllo da parte degli esercenti, rendendolo meno gravoso.”

Legambiente a sua volta chiede di consentire l’uso di retine riutilizzabili. “Il parere del Consiglio di Stato sui sacchetti per l’ortofrutta è un piccolo passo in avanti ma non basta – commenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – È urgente che il Ministero della Salute, così come chiediamo da quattro mesi, prenda una posizione ufficiale autorizzando la grande distribuzione a garantire ai cittadini un’alternativa riutilizzabile alle buste compostabili monouso, a partire dall’uso di retine, così come avviene già in diversi Paesi europei”.

Qualche problema nell’applicazione della normativa ci potrebbe essere e a fare il punto è la testata specializzata il Fatto Alimentare, che sottolinea alcuni aspetti critici. Uno riguarda la stessa economicità dei sacchetti comprati in autonomia. “Impossibile per i consumatori pensare di acquistare questo tipo di sacchetti a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto dai supermercati. Le catene comprano decine di milioni di pezzi a 2 centesimi e poi li rivendono ai clienti sottocosto a 1- 2 centesimi – scrive Roberto La Pira –  C’è da chiedersi quale sia la convenienza per i consumatori di portare sacchetti da casa non esistendo la possibilità di pagarli meno”. Un altro aspetto critico, prosegue La Pira, riguarda la possibilità di usare sacchetti di carta, che “ha una sua validità teorica, ma è antieconomica visto che i costi lieviterebbero in modo esponenziale rispetto al costo  pagato dai clienti per i sacchetti ultraleggeri venduti nei punti vendita.” Quale esperto di packaging dovrebbe poi controllare materialmente l’idoneità dei sacchetti nuovi, monouso e per alimenti portati dai consumatori al supermercato? E quali problemi ci sarebbero per l’aggiustamento della tara? E le retine lavabili, potranno essere usate? Le domande sembrano ancora molte. Che il bioshopper sia con noi, insomma.

 

@sabrybergamini

 

Notizia pubblicata il 05/04/2018 ore 09.39


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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