Cibi ultra-processati, è aumentato il consumo in Italia (Foto Pixabay)
Cibi ultra-processati, è aumentato il consumo in Italia
In Italia c’è un declino della qualità della dieta e un aumento del consumo di cibi ultra-processati. Sono il 6% del consumo in peso ma rappresentano il 23% dell’apporto energetico giornaliero. Lo studio dell’Iss
In Italia è aumentato il consumo di cibi ultra-processati, quegli alimenti industriali, prodotti con molti ingredienti e ricchi di zucchero, oli, grassi, sale, antiossidanti, stabilizzanti e conservanti. Pronti da mangiare o da bere e sempre più diffusi, nonostante l’impatto negativo sulla salute: sono altamente calorici, poco nutrienti e associati a numerose patologie.
In termini di peso i cibi ultra-processati (UFP) rappresentano il 6% del totale del cibo consumato ma contribuiscono al 23% dell’apporto energetico giornaliero.
In Italia c’è “un graduale declino della qualità complessiva della dieta, un aumento del consumo di UPF e notevoli disparità demografiche”.
È quanto emerge da uno studio coordinato da Laura Rossi, Direttrice del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto superiore di sanità che ha analizzato l’evoluzione dei consumi alimentari degli italiani negli ultimi 15 anni. La ricerca è stata appena pubblicata dalla rivista Frontieres in Nutrition.
Il cambiamento dei consumi alimentari
“I paesi del Mediterraneo si stanno allontanando sempre più dai modelli alimentari tradizionali, riflettendo una più ampia occidentalizzazione dei comportamenti di consumo alimentare – si legge nello studio – Una caratteristica chiave di questo cambiamento è il crescente consumo di alimenti ultra-processati (UPF), ampiamente riconosciuti come indicatori di scarsa qualità alimentare”.
Il cambiamento alimentare è guidato in negativo dall’aumento, anche in Italia, del consumo di cibi ultraprocessati. Sono presenti un po’ ovunque, anche perché pronti da mangiare, “facili” da consumare.
«Gli alimenti ultra-processati che troviamo più frequentemente sulle nostre tavole – spiega Laura Rossi – sono le bevande zuccherate, gli snack dolci come merendine o biscotti, e salati, quali per esempio patatine fritte, caramelle, cioccolatini, carne e pesce trasformati, piatti pronti».
Eccesso di carne rossa e salumi
«I risultati della nostra ricerca – dice Rossi – indicano un lieve peggioramento dell’aderenza alle raccomandazioni, con un eccesso di consumi di alimenti di origine animale, in particolare la carne rossa e i salumi, e uno scarso consumo di alimenti vegetali e in particolare di fonti di proteine vegetali, come i legumi. Tendiamo a criminalizzare i carboidrati e a consumare molti alimenti voluttuari come snack dolci e salati, vino e birra. In particolare questo è vero per gli adulti, mentre per gli anziani e le donne la situazione è lievemente migliore».
La qualità della dieta
Lo studio ha valutato la qualità della dieta degli italiani sulla base di dati raccolti tra il 2005–2006 e tra il 2018–2020 su un campione di 2.313 adulti e 290 anziani nel 2005-2006, e 726 adulti e 156 anziani nel 2018-2020, con una proporzione del 50% tra maschi e femmine.
Anziani e donne mangiano meglio di adulti e giovani. E in linea generale, ci sono ampi margini di miglioramento per l’alimentazione.
Lo studio ha trovato che gli italiani tra i 65 e i 74 anni, in particolare le donne, seguono abitudini alimentari più sane di quanto non facciano gli adulti (18–64 anni). Nel tempo, inoltre, gli anziani hanno migliorato la loro alimentazione mentre c’è stato un peggioramento della dieta fra gli adulti.
La diffusione dei cibi ultra-processati
«Un altro dato significativo emerso dalla ricerca – riprende Rossi -riguarda il cambiamento nel consumo di alimenti processati ossia quegli alimenti molto lavorati soprattutto a livello industriale e che hanno additivi, coloranti ecc…: sebbene gli alimenti ultra-processati (UPF) rappresentino solo il 6% del consumo alimentare totale in termini di peso nel 2018-2020, essi contribuiscono al 23% dell’apporto energetico totale. Inoltre, nei 15 anni esaminati nel lavoro la loro percentuale di apporto energetico è quasi raddoppiata rispetto al 2005-2006 (consumo 5%; energia 12%)».
Le indicazioni che vengono dall’Iss non seguono una strategia di demonizzazione dei cibi ultra-processati ma propongono un approccio un po’ diverso.
Una strategia di sanità pubblica
Preferire gli alimenti freschi e per il resto, leggere le etichette e vedere cosa c’è dentro ai cibi. Non scegliere gli UFP come sostituti abituali dei prodotti freschi e, quando si consumano, prendere quelli senza zuccheri aggiunti, con poco sale, con meno additivi; ridurre il consumo di bevande zuccherate e prestare attenzione alla presenza di zucchero, sale e grassi saturi anche negli altri prodotti.
«La categoria degli alimenti ultra-processati – conclude la Direttrice del Reparto Alimentazione Nutrizione e Salute dell’Iss – comprende una vasta gamma di prodotti, la cui eterogeneità compositiva e tecnologica rende difficile un giudizio univoco sul loro impatto sulla salute. In Italia, dove il consumo di UPF è ancora relativamente contenuto ma in crescita, le Linee guida nutrizionali dovrebbero evolvere verso un approccio più sfumato, che non si limiti a demonizzare il livello di trasformazione, ma valorizzi la qualità nutrizionale e la matrice alimentare. I dati mostrano infatti che alcuni sottogruppi di UPF, come i cereali integrali o le alternative vegetali alla carne, possono persino associarsi a un rischio inferiore per la salute rispetto ad altri come le bevande zuccherate o certi prodotti animali ultra-processati. Questo indica la necessità di una strategia di sanità pubblica che non sia binaria, ma che consideri anche gli ingredienti, i pattern di consumo e i contesti culturali dell’alimentazione».
Lo studio suggerisce poi azioni quali l’etichettatura nutrizionale sulle parte anteriore della confezione e una regolamentazione più severa sulla pubblicità dei cibi ultra-processati, soprattutto quella rivolta ai bambini. Politiche che favoriscono scelte alimentari più sane. E le raccomandazioni per una migliore alimentazione: un maggior consumo di cereali integrali, legumi, frutta e verdura e la riduzione del consumo di carni rosse e lavorate, alcol e bevande zuccherate.

