Delfini spiaggiati, 192 cetacei sulle coste italiane dallo scorso anno (Foto di Simon Mettler da Pixabay)

Delfini spiaggiati per l’impatto con la pesca. Sono soprattutto delfini i cetacei trovati privi di vita sulle coste italiane, molto spesso per l’impatto con gli attrezzi da pesca. Un bilancio preoccupante, dicono dal progetto Life Delfi: sono 162 gli esemplari rinvenuti spiaggiati lungo le coste dell’Italia nel 2022, mentre il conteggio per i primi tre mesi del 2023 ammonta già a 30 unità.

I dati emergono dalla “Banca Dati Spiaggiamenti”, gestita dal CIBRA dell’Università degli studi di Pavia e dal Museo di Storia Naturale di Milano, e confermano la tendenza degli ultimi anni. A mettere in evidenza questi dati è il team del progetto Life Delfi, cofinanziato dal Programma LIFE dell’Unione Europea e coordinato da IRBIM-CNR, che propone l’adozione di un “Codice di condotta” per i pescatori in occasione della Giornata Mondiale dei delfini che si celebrerà il prossimo 14 aprile.

 

Foto Life Delfi

Delfini spiaggiati, il progetto Life Delfi

Il progetto Life Delfi mette insieme enti di ricerca, università, associazioni ambientaliste e aree marine protette per sviluppare soluzioni e modelli di gestione sostenibili delle interazioni fra delfini e pesca.

I delfini seguono i pescherecci e per alimentarsi possono interferire con la pesca, con il rischio di essere catturati accidentalmente, o di ferirsi in modo grave o letale.

Una significativa quantità dei cetacei spiaggiati viene classificata dagli esperti tra i “non determinati” (34 nel 2022) ovvero i casi in cui non è possibile risalire alla specie per via dello stato di decomposizione.

Ma dai dati, dice una nota, emerge chiaramente che i cetacei maggiormente coinvolti negli spiaggiamenti sono i delfini: nel 2022 in Italia sono stati rinvenuti 71 tursiopi (Tursiops truncatus) e 48 stenelle (Stenella coeruleoalba). Le cause di morte dei delfini spiaggiati possono essere naturali ma anche antropiche, legate al contatto con gli esseri umani e soprattutto alle interazioni dei delfini con la pesca professionale. I delfini riportano gravi lesioni derivanti dalle interazioni con le attrezzature da pesca, oppure restano impigliati o avvolti dalle reti dopo essersi avvicinati alle imbarcazioni alla ricerca di cibo.

L’obiettivo del progetto Life Delfi è proprio quello di limitare le interazioni tra delfini e pesca professionale, un fenomeno che implica gravi conseguenze per i cetacei ma anche per i pescatori che subiscono, loro malgrado, consistenti perdite economiche per via dei danni che i delfini provocano agli attrezzi da pesca durante le interazioni.

«È per questo che il progetto Life Delfi da più di tre anni è impegnato nel coinvolgimento e nella sensibilizzazione dei pescatori a cui sono stati forniti dissuasori acustici e visivi di ultima generazione insieme ad attrezzature da pesca a basso impatto ambientale, mentre per tutti gli operatori del mare sono stati organizzati corsi di formazione per la realizzazione di attività economiche alternative come il dolphin watching», spiega Alessandro Lucchetti, ricercatore di IRBIM-CNR e coordinatore del progetto Life Delfi.

Il dolphin watching vuole permettere ai pescatori di integrare il proprio reddito attraverso la promozione di attività di avvistamento dei delfini.

Delfini e pesca, il Codice di condotta

Il progetto ha testato con i pescatori anche nuove tecniche di pesca, con l’uso di attrezzi a basso impatto ambientale come le nasse.

«Abbiamo riscontrato da parte dei pescatori tanta disponibilità e soprattutto volontà affinché vengano ridotte le catture indesiderate – ha detto Federica Barbera, ufficio Aree Protette e Biodiversità di Legambiente – Tanti pescatori hanno provato ad accantonare le loro modalità di pesca usate per anni e testare innovative tecniche di pesca sostenibile e attrezzature alternative come le nasse del progetto Life Delfi».

Il Codice di condotta per i pescatori elaborato da Legambiente, in collaborazione con i partner di Life Delfi, definisce principi di responsabilità e buone pratiche per la conservazione e gestione sostenibile delle risorse di pesca e per la salvaguardia della biodiversità dei mari.

«Si tratta di un documento aperto al contributo di tutti – conclude Barbera – e che diffonderemo attraverso l’organizzazione di incontri ad hoc con gli operatori del mare, l’adozione del Codice di condotta potrebbe essere il primo passo verso una certificazione di etichettatura ecologica per il pescato di quanti aderiranno».


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