farmaci

E’ polemica sul fronte farmaci: con il decreto delisting il Ministero ha pubblicato gli elenchi dei medicinali con obbligo di prescrizione medica e di quelli senza. Ma qualche giorno fa ha fatto retromarcia, riposizionando alcuni farmaci da un elenco all’altro. Decisione ridicola secondo il Movimento Liberi Farmacisti: “La strada scelta dal Ministero di metter tutto a tacere con decreti ingiustificabili dal punto di vista scientifico è una strada pericolosa che conferma in pieno i dubbi di permeabilità a lobby e corporazioni”.  MDC: “Vero delisting porterebbe risparmio di 250 milioni l’anno per i cittadini”.
“Più che una decisione basata su evidenze farmacologiche o epidemiologiche connesse a reazione avverse, la decisione del Ministero appare chiaramente come un atto ritorsivo ed intimidatorio nei confronti di chi come gli scriventi avevano apertamente denunciato le palesi contraddizioni di medicinali aventi uguale composizione e dosaggio posizionati con o senza ricetta secondo criteri assolutamente arbitrari. 
Al centro della polemica ci sono, in particolare, due farmaci “copia” inseriti tra tra quelli erogabili senza ricetta e, quindi, vendibili anche nelle parafarmacie. Si tratta di Ciclozinil (gentamicina solfato in crema) e Sterozinil (gentamicina solfato + betametasone valerato in crema) entrambi della Aesculapius Farmaceutici, la cui composizione è identica a quella di altri farmaci con obbligo di ricetta, ad esempio Gentalyn e Gentalyn Beta crema. 
Altro fatto grave, che denunciano i Liberi Farmacisti e la Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane , è il fatto che sia Gentalyn che Gentalyn beta sono continuamente venduti dalle farmacie sulla semplice richiesta verbale quando la ricetta è obbligatoria, senza che il Ministero abbia mai alzato “un dito” per fermare una pratica che per altri farmaci ben più pericolosi raggiunge dimensioni impressionanti. (antibiotici, ansiolitici, anticoncezionali ecc. ecc.)
“La strada scelta dal Ministero della Salute di metter tutto a tacere con decreti ingiustificabili dal punto di vista scientifico è una strada pericolosa che conferma in pieno i dubbi di permeabilità a lobby e corporazioni espressa dalle associazioni scriventi” denunciano il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e la Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane che precisano: “Il farmacista che opera negli esercizi commerciali ha gli stessi titoli di quello che opera nelle farmacie, diminuire il numero di farmaci a sua disposizione significa fare un danno innanzitutto ai consumatori che sono privati dei vantaggi economici  e concorrenziali derivati dal confronto tra diversi canali distributivi. Il binomio farmaco/farmacista è l’unica condizione in grado di garantire sicurezza nella consegna dei medicinali e ciò indipendentemente se questo avviene in farmacia o altrove.
Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e la Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane hanno intenzione di sottoporre all’attenzione di organismi giudicanti terzi tutti i provvedimenti del Ministero della Salute e dell’AIFA relativi al delisting dei farmaci.
Si unisce all’allarme sollevato dai Liberi Farmacisti anche il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) che scrive: “Un continuo balletto a danno dei consumatori questo proporre e ritirare il delisting dei farmaci senza che si siano verificati i possibili rischi per la salute. Resta un mistero il come mai farmaci senza obbligo di ricetta siano adesso riposizionati tra quelli che ne prevedono la presentazione e medicinali aventi uguale composizione e dosaggio siano arbitrariamente affidati all’una o all’altra lista. In questo scenario sono molte infatti le farmacie che non rispettando gli obblighi si affidano alla richiesta verbale dei cittadini, una cosa su cui vale la pena riflettere e prevedere interventi definiti”.
“Chiediamo al Ministero una lista che rispetti davvero i criteri di sicurezza e che sappia identificare la composizione farmacologica in relazione alla tutela della salute dei cittadini. Una scelta di questo tipo consentirebbe anche ai consumatori un risparmio di circa 250 milioni l’anno, favorendo la concorrenza attraverso il commercio dei farmaci presso più canali di vendita”.

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