Quanto costa una dieta sana e sostenibile? (Foto Pixabay)
Dieta sana e sostenibile, i costi aumentano in primavera e in estate
Uno studio universitario ha analizzato quanto costa una dieta sana e sostenibile in Italia per diversi profili di persone: uomini e donne adulte, anziani, adolescenti e bambini piccoli. I costi più alti in primavera e in estate, tranne nel caso dei bimbi
Adottare una dieta sana e sostenibile costa di più in primavera e in estate, tranne che nel caso dei bambini più piccoli. Nel corso degli anni (dal 2021 al 2024) il costo di una dieta di questo tipo è aumentato con una percentuale che si aggira intorno al 20% per diverse categorie di persone (uomini e donne adulte, anziani, adolescenti) e ancor più per i bambini più piccoli, per i quali l’accesso a cibo sano e nutriente è rincarato dal 20 al 25%. Il costo di una dieta sana e sostenibile, che in Italia fa riferimento in generale alla dieta mediterranea, non è uniforme: aumenta in primavera e in estate (a eccezione dei bambini più piccoli, per i quali risulta più costosa in inverno) e ha differenze di rilievo fra Nord e Sud Italia.
Una ricerca delle università di Pisa, della Tuscia e di Roma Tor Vergata pubblicata su Quality & Quantity studia il costo di una dieta sana e sostenibile, riportandola a cinque gruppi sociali – uomini adulti, donne adulte, adolescenti, bambini piccoli e anziani. Lo studio “The economic feasibility of sustainable and healthy diets: aprice-based analysis in Italy” è firmato da Stefano Marchetti dell’Università di Pisa insieme a Ilaria Benedetti (Università della Tuscia), Haoran Yang (Università di Pisa) e Mathias Silva Vazquez (Università di Roma Tor Vergata).
La povertà alimentare e il cibo sano
Lo studio si concentra sulla dimensione economica della povertà alimentare e vuole stimare il costo dell’adesione a modelli di alimentazione sana e sostenibile in Italia. La dieta sana e sostenibile è “un modello alimentare che promuove simultaneamente la salute e il benessere umano, riducendo al minimo l’impatto ambientale”.
L’indagine trova che “tutti i livelli di costo del paniere mostrano una marcata variazione stagionale, con la primavera e l’estate generalmente associate a spese più elevate, ad eccezione dei neonati, i cui costi alimentari raggiungono il picco durante i mesi più freddi”.
Negli ultimi anni la povertà alimentare ha assunto un’importanza sempre maggiore, “soprattutto nel contesto dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dell’instabilità economica. L’escalation dei costi alimentari ha aggravato il rischio di povertà alimentare, colpendo in modo sproporzionato i gruppi più vulnerabili”.
Da qui dunque la necessità di stimare quanto costi una dieta nutriente e quali siano le politiche migliori per incentivarla, non solo a livello di prezzo.
I costi del cibo sano
La ricerca ha coperto il periodo da agosto 2021 a marzo 2024 e si è basata su 326.721 rilevazioni di prezzo relative a 167 prodotti alimentari in 107 province italiane, raccolte attraverso l’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I dati a disposizioni hanno permesso di stimare un costo minimo, medio e massimo per ogni paniere.
“In generale abbiamo trovato che la dieta mediterranea è più cara in primavera ed estate – sottolinea Stefano Marchetti, docente del Dipartimento di Economia e Management UNIPI – Solo nel caso dei bambini piccoli i costi risultano più alti nei mesi freddi, un elemento che segnala come le esigenze specifiche di questo gruppo incidano in modo diverso sulla composizione e sul prezzo del paniere”.
Nei mesi primaverili ed estivi, nel 2024, il paniere degli uomini adulti è il più costoso e si colloca sopra i 200 euro; per le donne il costo medio mensile è di circa 208 euro nei mesi caldi; per gli anziani è di circa 160/170 euro; per gli adolescenti il costo medio mensile è di circa 131 euro. Nel triennio esaminato questi panieri sono rincarati di circa il 20%. Sempre nel triennio 2021/2024, per i bambini piccoli il paniere passa da circa 49 euro a circa 62 euro nei mesi caldi e da circa 65 euro a circa 79 euro nei mesi freddi. L’aumento complessivo è compreso tra il 20% e il 25%. Rimane l’unica fascia con costo più elevato in inverno rispetto all’estate.
Cibo e differenze geografiche
Sul piano geografico, i prezzi medi e massimi dei panieri sono più alti nelle province del Nord, mentre i prezzi minimi – cioè il costo più basso teoricamente necessario per seguire la dieta – risultano spesso più elevati al Sud.
“Una possibile spiegazione – osserva Marchetti – potrebbe essere la minore presenza della grande distribuzione organizzata in alcune aree del Sud, dove la concorrenza e le economie di scala sono meno intense e questo può incidere sui prezzi più bassi disponibili. Più in generale, lo studio evidenza l’importanza di strumenti di monitoraggio e di politiche attente alle fasce più vulnerabili. L’accessibilità economica di una dieta sana infatti non è omogenea né nel tempo né nello spazio, e nel complesso, il livello di spesa cresce con l’età e il fabbisogno calorico, mentre l’andamento stagionale vede quasi tutte le fasce sostenere costi più elevati in primavera–estate, ad eccezione dei bambini piccoli”.
Per lo studio la tendenza al rialzo dei costi medi del paniere alimentare “sottolinea l’urgente necessità di strumenti politici sensibili all’inflazione, come sussidi alimentari mirati o sistemi di voucher, in particolare per i gruppi nutrizionalmente vulnerabili come donne, adolescenti e neonati. Allo stesso tempo, le disuguaglianze spaziali osservate evidenziano l’importanza di strategie differenziate geograficamente. Nelle regioni con costi minimi del paniere persistentemente elevati e una presenza limitata di grandi catene di distribuzione, i meccanismi di sostegno dovrebbero concentrarsi sul miglioramento delle infrastrutture locali per l’accesso al cibo e sull’incoraggiamento della trasparenza dei prezzi nei mercati al dettaglio”.

