Gli italiani credono ancora all’Europa? A quelle istituzioni europee che molto spesso sembrano così distanti dalla vita quotidiana, da più parti contestate come burocratiche e poco efficaci? Avranno pure molto da recriminare, ma gli italiani si sentono ancora cittadini d’Europa. L’euroscetticismo non ha fatto breccia a tal punto da far loro pensare che l’Italia starebbe davvero meglio fuori dai confini dell’Unione. Questo quanto emerge da una ricerca Doxa condotta per i 60 anni della firma dei tratti di Roma per vagliare l’atteggiamento degli italiani nei confronti di Bruxelles. Sorpresa: quasi 4 connazionali su 5 sono favorevoli alle istituzioni UE (il 76% del totale intervistati). Con un picco dell’87% fra i più giovani, i 18-34enni.

europaIl dato, rende noto Doxa, è anche migliore di quello che era stato riscontrato prima ancora della firma dei trattati, nel 1950.  “A quei tempi si parlava di “Stati Uniti d’Europa”, l’unificazione del Vecchio continente era vista come un antidoto a ulteriori conflitti bellici e una opportunità concreta di crescita economica – ricorda la sigla – E il 71% degli italiani vi si dichiarava favorevole. Mentre solo l’8% era decisamente contrario”. Oggi dunque all’Unione europea gli italiani continuano a dire sì, anche se non si nascondono i problemi: il 40,2% degli italiani ritiene che il vincolo Ue comporti “vantaggi e svantaggi in egual misura”. Il 34,8% vede più vantaggi nell’appartenenza all’Ue e il 20,4% più svantaggi. Più cresce il tasso d’istruzione più cresce la percentuale degli ottimisti: tra i laureati si attesta al 49,6%, mentre tra i titolari di un titolo di studio inferiore al diploma scende al 31,7%. La stessa identica domanda era stata rivolta dai ricercatori Doxa nel 1962, nella prima indagine mai effettuata sul tema dopo la firma dei Trattati di Roma. E in quel caso gli ottimisti vincevano a man bassa indipendentemente dal titolo di studio: il 55% degli italiani vedevano nell’Europa unita più vantaggi, il 9% dichiarava “sia vantaggi che svantaggi” e appena il 4% più svantaggi.

L’Italia fuori dall’Europa? Per quasi la metà degli intervistati la crisi economica in quel caso sarebbe ancora peggiore. Guardando alla crisi, infatti, il 43,6% degli italiani pensa in ogni caso che le cose andrebbero peggio se l’Italia non facesse parte dell’Unione europea, mentre l’altra metà si spacca in due: una parte ritiene che le cose andrebbero meglio se fossimo fuori dal perimetro di Bruxelles (22,9%) l’altra invece pensa che “le cose andrebbero allo stesso modo” (24,8%). Le differenze questa volta viaggiano per area geografica: nel Centro Italia ben il 49,7% degli intervistati ritiene che le cose andrebbero peggio, mentre le altre 3 maxi-aree oscillano tra il 41% del Nord Ovest e il 43,8% del Nord Est.

L’europeismo è ancora vivo, dunque. Il 69,3% del campione intervistato si sente molto o abbastanza “europeo”, ovvero “cittadino d’Europa”, con differenze apprezzabili tra uomini e donne (73,9% vs. 65,1%) e giovani e meno giovani (77,8% sotto i 34 anni vs. 65,1% sopra i 55 anni). Altra peculiarità: si sentono più europei i residenti nelle regioni del Nord-Est (82%) e meno quelli di Centro Italia, Sud e Isole (65%). E se  si passa dal presente allo sguardo futuro, cosa accadrà fra cinque anni? Per il 60% degli intervistati l’Italia farà sempre parte dell’Unione europea mentre l’11% prevede che vi uscirà e il 12% che l’Ue addirittura non esisterà più. La maggioranza, però, è ancora sulla sponda europea. Segno quindi che la ragione d’esistere dell’Europa è ancora percepita come valida dai cittadini.

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