Fiumi e laghi in secca, l’emergenza siccità non è mai finita (Foto di Nyoman Suartawan da Pixabay)

L’Italia ha davanti un altro anno di siccità. Anzi, l’emergenza siccità non è mai finita, denuncia Legambiente. Il paese è stretto fra crisi climatica, alte temperature e scarsità di pioggia e neve, col risultato che laghi e fiumi sono in forte sofferenza e ai livelli minimi. Il Po è in secca, il lago di Garda è quasi ai minimi storici e la situazione è critica in tutto il Nord e anche al Centro Sud. In montagna è scarsa la neve accumulata.

«Il risultato è una nuova ondata di siccità, o meglio – dice Legambiente – un’emergenza siccità in realtà mai finita, con corsi d’acqua che hanno raggiunto uno stato di severità idrica “media” in tre delle sette autorità di distretto secondo gli ultimi bollettini emanati dalle stesse in questi ultimi mesi. Ossia il distretto idrografico del Fiume Po, quello dell’Appennino settentrionale e quello dell’Appennino centrale. Preoccupante anche la carenza di neve, con il 53% in meno sull’arco alpino, e in particolare il bacino del Po, con un deficit del 61%». (Fonte, CIMA Research Foundation).

Siccità, fiumi e laghi in secca e scarsità di neve

Il livello del Garda è ai minimi storici, sono in sofferenza i laghi del Nord e il Po, ci sono decine di comuni in preallarme per la scarsità d’acqua.

«La crisi idrica sta iniziando a pregiudicare anche l’uso potabile in un sostanziale disinteresse collettivo», denuncia Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche (dati del 16/02) dice che la portata del fiume Po continua inesorabilmente a decrescere; fra i grandi bacini è emblematica la condizione del lago Maggiore che, pur essendo risalito al 39% del riempimento, resta abbondantemente sotto la media, al pari degli altri laghi, tra cui si segnala che la più grande riserva idrica italiana, cioè il lago di Garda, è ormai a pochi centimetri dal minimo storico.

In Piemonte calano i livelli dei fiumi, il deficit di neve arriva a toccare il 50% e la regione ha aree a conclamato rischio desertificazione.

In Lombardia, dove la riserva nivale è inferiore di quasi il 54% rispetto alla media storica (49,5% il deficit complessivo delle riserve idriche), la portata del fiume Adda scende a 59 metri cubi al secondo, cioè oltre il 21% in meno, rispetto all’anno scorso. In Veneto sono ai livelli minimi del decennio i principali fiumi (Adige, Bacchiglione, Piave, Livenza). È in calo la portata dei fiumi in Emilia Romagna.

E ad aggravare la situazione, riemerge il rischio siccità in alcune aree Centro Italia: in Toscana l’Arno è sotto il minimo storico mensile, in Umbria torna a scendere l’altezza idrometrica del lago Trasimeno (in crisi da molti mesi) e del fiume Tevere, che permane costante nel Lazio, dove invece scendono le quote dei laghi di Bracciano (-100 centimetri sul 2022) e di Nemi, nonché le portate di Sacco, Liri e soprattutto Aniene, nettamente sotto la media storica del periodo.

Legambiente: l’emergenza siccità non è mai finita

L’emergenza siccità non solo non è mai finita, ma richiede un intervento prima la situazione diventi ancora più grave. Siccità significa mancanza d’acqua per uso civile, agricolo e industriale, minori rese agricole, perdita di biodiversità e danni agli ecosistemi.

Legambiente ricorda che l’Italia – con oltre 33 miliardi di metri cubi di acqua prelevata per tutti gli usi ogni anno – è nel complesso un Paese a stress idrico medio-alto secondo l’OMS, poiché utilizza il 30-35% delle sue risorse idriche rinnovabili, con un incremento del 6% ogni 10 anni. Insieme al urbanizzazione, inquinamento e conseguenze della crisi climatica, come appunto le frequenti siccità, questa tendenza mette a dura prova l’approvvigionamento idrico del paese.

«Il 2023 è appena iniziato, ma sta mostrando segnali preoccupanti in termini di eventi climatici estremi, livelli di siccità – dice Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – Bisogna da subito ridurre i prelievi nei diversi settori e per i diversi usi prima di raggiungere il punto di non ritorno. Serve poi adottare una strategia idrica nazionale che abbia un approccio circolare e che permetterebbe di rendere più competitiva e meno impattante l’intera filiera. Non dimentichiamo che la transizione ecologica deve passare anche per il comparto idrico, oggi in forte sofferenza a causa soprattutto della crisi climatica».

 

Acqua e siccità, si riduce la disponibilità della risorsa idrica. Le previsioni dell'ISPRA
Acqua e siccità, si riduce la disponibilità della risorsa idrica. Le previsioni dell’ISPRA

 

Appello al Governo per una strategia idrica nazionale

Legambiente ha lanciato un appello al Governo: chiede di definire una una strategia nazionale idrica “che abbia un approccio circolare con interventi di breve, medio e lungo periodo che favoriscano da una parte l’adattamento ai cambiamenti climatici, e dall’altro permettano di ridurre da subito i prelievi di acqua evitandone anche gli sprechi – spiega l’associazione – Non sono più ammessi ritardi. Bisogna cominciare a prevenire “l’emergenza idrica” che caratterizzerà sempre di più il nostro territorio smettendo di pensarci solo quando il danno è già stato fatto”.

Otto i pilastri che per Legambiente devono stare al centro della strategia idrica nazionale. Sono i seguenti: 1) favorire la ricarica controllata della falda facendo in modo che le sempre minori e più concentrate precipitazioni permangano più a lungo sul territorio invece di scorrere velocemente a valle fino al mare; 2) prevedere l’obbligo di recupero delle acque piovane con l’installazione di sistemi di risparmio idrico e il recupero della permeabilità e attraverso misure di de-sealing in ambiente urbano; in agricoltura prevedendo laghetti e piccoli bacini; 3) servono interventi strutturali per rendere efficiente il funzionamento del ciclo idrico integrato e permettere le riduzioni delle perdite di rete e completare gli interventi sulla depurazione, 4) implementare il riuso delle acque reflue depurate in agricoltura attraverso le modifiche normative necessarie; 5) occorre riconvertire il comparto agricolo verso colture meno idroesigenti e metodi irrigui più efficienti; 6) utilizzare i Criteri Minimi Ambientali nel campo dell’edilizia per ridurre gli sprechi; 7) favorire il riutilizzo dell’acqua nei cicli industriali anche per ridurre gli scarichi inquinanti; 8) introdurre misure di incentivazione e defiscalizzazione in tema idrico, come avviene per gli interventi di efficientamento energetico, per tutti gli usi e per tutti i settori coinvolti.


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